C’è una geografia intima che si risveglia quando varchiamo la soglia di casa dopo le luci e l’anarchia delle vacanze. È il tepore del ritorno, quel momento in cui l’abbandono all’imprevedibilità cede il passo al desiderio di ritrovare un baricentro.
Il ritmo rassicurante delle abitudini ritrovate
Io non ho timore di ammettere che, sul finire delle vacanze, sento il bisogno di quel ritmo rassicurante: il profumo del caffè che scandisce il risveglio, il posto assegnato per ogni oggetto, il silenzio della mia stanza. I libri e le foto tutti lì, ad accogliermi e farmi compagnia.
Per qualcuno forse le abitudini possono rappresentare le sbarre di una gabbia, una costrizione quotidiana che rende la nostra vita grigia, prevedibile e banale. Io penso invece che siano il binario invisibile su cui la nostra anima scorre con grazia. Sono, nella loro concretezza, qualcosa di molto profondo: piccoli gesti di ogni giorno che disegnano il perimetro entro cui costruiamo la nostra libertà consapevole. Un po’ come se fossero la nostra bussola quotidiana.
Sono le abitudini a dominarci, o noi a dominare loro?
Ogni volta che apro le imposte per dare luce alla casa e innaffiare i miei fiori, o quando rientro alla sera e mi tolgo le scarpe, mi chiedo se siano le abitudini a dominarci, o noi a dominare loro. Se cioè questa routine fatta di piccole cose ci renda schiavi e prigionieri, o se questi gesti siano automarismi vuoti, fini a se stessi, senza alcun senso profondo se non quello di scandire le nostre fatiche. Ma poi penso che la differenza profonda tra l’essere padroni della nostra routine o l’esserne vittime stia tutta lì: nella consapevolezza e nella gioia.
L’amore e la gioia per le abitudini ritrovate
Scegliendo i nostri piccoli rituali esercitiamo una scelta attiva e responsabile. Scegliendo consapevolmente di compiere questi gesti con cura, stiamo prendendo in mano il timone delle nostre giornate. E poi c’è la gioia. Io vivo una gioia autentica quando bevo il caffè nella tazza che ho scelto con pazienza o accarezzo con lo sguardo le mie piante. E finché l’abitudine ci regala un sorriso e una sensazione di benessere, significa che è al nostro servizio.
Per questo penso che dedicarsi alle piccole abitudini non sia affatto una rinuncia alla libertà o un appiattimento, bensì un modo intimo e prezioso per dare una struttura accogliente alle nostre giornate. Se poi riusciamo a viverle all’interno delle nostre relazioni, sono proprio le piccole routine quotidiane – come stare insieme a tavola e sforzarci di comunicare ogni giorno – a rafforzare e proteggere i nostri legami più cari.
Celebra il rientro: piccoli rituali che sanno di casa
Ti invito allora a passare in rassegna le abitudini che hai ritrovato al rientro. Quali indossi meglio? Perché sì, le abitudini sono proprio come gli abiti: le scegli, le indossi. Le butti. Ce ne sono alcune per esempio che senti ormai strette o logore? Che vorresti abbandonare? Se comunque vuoi cambiarle, e celebrare il tuo rientro all’insegna della novità (i famosi buoni propositi…), sappi che hai tutto il diritto di non trasformare la tua vita in una settimana: uno studio dell’University College di Londra ha dimostrato che per consolidare un nuovo comportamento occorrono mediamente 66 giorni.
E se invece vuoi cambiare le tue abitudini…
Ci vogliono cioè più di due mesi per abbandonare un’abitudine e abbracciarne un’altra. E, a seconda della complessità del gesto, ci possono volere fino ai 254 giorni. Questo accade perché, dicono i ricercatori, il nostro cervello è pigro: addirittura il 40 per cento delle azioni quotidiane è guidato da automatismi. I gesti automatici, cioè, ci servono a risparmiare energie, che è uno dei vantaggi più pratici e meno poetici della routine.
Esiste infatti un rischio nell’abbandonarsi alla routine, proprio perché è “vantaggiosa”: che diventi fine a se stessa, spingendoci a rifugiarci in questi gesti per evitare non solo le fatiche del quotidiano, ma una fatica ancora più grande: quella di esistere. Ma finché apriamo le imposte con intenzione, amore e presenza mentale, penso che la nostra routine non ci stia imprigionando e che noi non ci stiamo rinchiudendo dietro quelle persiane: ci sta semplicemente offrendo la rotta ideale per iniziare la giornata sentendoci a casa.