Lo conosciamo come protagonista di pellicole cult come The Untouchables Gli intoccabili o Eroe per caso, insieme a Dustin Hoffman e Geena Davis, o nel romantico Amarsi con Meg Ryan. O ancora come uno dei personaggi principali nella fortunata serie di film di rapina Ocean’s Eleven, Ocean’s Twelve e Ocean’s Thirteen di Steven Soderbergh ma anche The Book Club – il capitolo successivo con Diane Keaton. Eppure in pochi sapevano che nel passato di Andy Garcia c’è stato anche un lungo periodo trascorso in ospedale, che per l’attore ha rappresentato anche una svolta nella vita e, come ha spiegato lui adesso, nella carriera.

Dallo sport al cinema, complice la malattia

C’è stato un periodo, infatti, in cui Andrés Arturo García Menéndez, meglio noto come Andy Garcia, a tutto pensava tranne che a diventare una stella di Hollywood. O almeno così lui ha lasciato intendere nel raccontare di quanto gli è accaduto ai tempi della Miami Beach Senior High School che frequentava in Florida. Un periodo in cui, invece, era dedito al basket. Ma è stato proprio allora che, complice una malattia, fu costretto a lasciare palestra e pallone. Si era ammalato, infatti, di mononucleosi o “malattia del bacio”.

Andy Garcia e la malattia del bacio

Nonostante l’infezione in sé nella maggior parte dei casi non porti a conseguenze gravi, nel suo caso l’attore fu costretto ad abbandonare per qualche tempo gli allenamenti. E fu proprio allora, in quella pausa forzata, che iniziò a seguire corsi di recitazione, per limitare gli sforzi fisici, ma tenersi pur sempre impegnato. Il teatro, però, gli ha poi aperto altre strade, ben note, che lo hanno portato dritto a Hollywood. Nel suo caso, infatti, l’infezione fu collegata a problemi epatici, non così comuni nel caso della mononucleosi.

Cos’è la mononucleosi

«In genere la malattia è persino asintomatica: basti pensare che, se si sottoponesse la popolazione generale a esami del sangue specifici, nel 60/70% dei casi si troverebbero anticorpi che indicano che le persone hanno contratto l’infezione, sviluppando le difese immunitarie specifiche, senza neppure essersene rese conto», spiega Marco Falcone, segretario della Società italiana di Malattie Infettive e Tropicali, e Professore ordinario di Malattie infettive all’Università di Pisa. «Non è considerata una patologia con particolari rischi, a meno che non sia accompagnata da un interessamento di altri organi o non si sviluppi in una forma particolarmente grave», aggiunge Falcone.

La “malattia del bacio” negli adolescenti

La mononucleosi infettiva è una malattia contagiosa, che ella maggior parte dei casi è dovuta al virus di Epstein-Barr, o EBV, della stessa famiglia degli herpesvirus. «La trasmissione avviene soprattutto attraverso la saliva, motivo per cui viene è anche chiamata “malattia del bacio”», conferma Falcone. Ma il contagio può avvenire anche condividendo bicchieri, posate o oggetti che siano entrati in contatto con la bocca e dunque abbiano tracce di saliva. «L’età più a rischio è proprio quella dell’adolescenza, quando ci sono contatti più ravvicinati, ma può interessare potenzialmente tutti», sottolinea l’esperto. Anche nel caso di Andy Garcia si è manifestata da teenager.

Quando la mononucleosi può essere più seria

In genere, dunque, si tratta di una malattia senza gravi conseguenze: «I sintomi più classici sono la febbre, accompagna soprattutto da tonsillite, quindi infiammazione delle tonsille. Le forme più severe, che possono costringere a un ricovero ospedaliero, sono proprio quelle in cui le tonsille si ingrossano al punto tale da ostruire la respirazione – spiega Falcone – Altre eventualità che possano rendere necessario il ricorso alle cure ospedaliere si verificano in caso di problemi epatici, quindi a carico del fegato, e in caso di ingrossamento della milza», come accaduto, pare, a Garcia.

Cura e guarigione: attenzione agli antibiotici

Un altro sintomo comune è la stanchezza, anche se, come precisa il segretario della SIMIT, «di solito la stanchezza subentra dopo l’infezione. Può protrarsi anche per diverse settimane. È fisiologico, mentre va prestata attenzione alle cure, evitando il fai-da-te: alcuni attribuiscono alla tonsillite una causa batterica e quindi assumono antibiotici, mentre spesso è di origine virale. Occorre, quindi, un accertamento medico. Nella maggior parte dei casi, comunque, sono sufficienti un po’ di riposo, antinfiammatori e antipiretici in caso di febbre, accompagnati dalla giusta idratazione, un po’ come nel caso dell’influenza. D’altro canto non ci sono vaccini né reali forme di prevenzione».