Sono le 7 di un sabato mattina di inizio estate. Potrei dormire. E invece nella stanza accanto un ospite che non ho ancora incontrato conversa da troppo tempo al cellulare con il vivavoce in una lingua che non riconosco. Dall’altra parte, toni acutissimi e concitati di una donna o forse di un bambino. È ospite di mio figlio maggiore che, dopo una blanda trattativa familiare, lo ha accolto per il fine settimana («vive a como con tantissimi figli, viene qui due giorni a lavorare. È straniero e ha bisogno di un letto! Uscirà presto e rientrerà tardi, non ve ne accorgerete nemmeno!»). In effetti, il suddetto figlio non si accorge di nulla e dorme imperterrito.
La casa che non controllo più
Resto asserragliata dove sono. Mio marito, immagino sveglio da ore, sta lavorando al computer sul balcone perché lui ama la frescura e soffre di insonnia. Il figlio di mezzo ha promesso di preparare i pancake per colazione («a che ora?». «tra le 11 e le 12 mi pare un orario onesto »). Il piccolo, 16enne, non è pervenuto. È il problema dei terzogeniti: sfuggono al radar. Ieri sera deve aver biascicato qualcosa su un concerto, la possibilità di restare a dormire da un amico (cillo? Gero? Pinuz? Perché si accompagna con gente dai nomi improbabili?) ma io – saranno la nebbia mentale, lo sfinimento, la distrazione – ho rimosso le informazioni. Tornerà quando avrà fame, come fanno i gatti selvatici. La mia vita non è sempre stata così. Un tempo qui regnavano l’ordine e la disciplina. Io dirigevo il traffico con piglio saldo e avevo sempre, o quasi, la situazione sotto controllo.
Da famiglia organizzata a comune anarchica
Ma i figli, a un certo punto, crescono. Talvolta se ne vanno, lasciando un nido vuoto e una grande pace. Alcuni amici l’hanno sperimentato e, dopo un iniziale smarrimento, si trovano benissimo. Talvolta invece restano e la casa, almeno nella nostra esperienza, da monarchia assoluta si trasforma progressivamente in una comune di fricchettoni con derive anarchiche. In questo nuovo corso del nostro ménage, a ogni ora del giorno e della notte qualcuno dorme, qualcuno studia o lavora, qualcuno ascolta musica, qualcuno cucina, qualcuno gioca ai videogiochi, qualcuno amoreggia dietro una porta (sì, nella dissoluzione dei costumi avviene anche questo) e la lavatrice è sempre in funzione. Ci sono amici che vanno e vengono, alcuni molto gentili, altri molto strambi.
Quando i figli prendono il comando
I figli hanno preso il controllo. Il grande è signore dell’ordine, si lamenta se sono sciatta e si infuria se cambio i posti alle cose. Il medio è signore della cucina, specializzato in ragù, peperoni ripieni e biscotti al burro a cui non resisto. Il piccolo, signore solo di se stesso, vive nel chill e infonde calma a tutti gli altri. Spesso manca all’appello. Le famiglie sono creature vive, spesso disfunzionali, tendenzialmente ci somigliano, nei loro buchi neri e nelle loro luci.
A volte penso che abbiamo sbagliato tutto, a volte che ho vinto alla lotteria. Esco dalla mia tana e vado a conoscere l’ospite. Mi presento in pigiama, così capisce con chi ha a che fare.