Ogni donna è a sé, ogni rapporto sessuale anche. Eppure la scienza arriva anche sotto le lenzuola a dirci che esiste un tempo medio necessario a raggiungere l’orgasmo. Per stabilirlo alcuni ricercatori hanno coinvolto un campione di donne alle quali è stato chiesto di cronometrarsi. I dati, riletti a pochi giorni dalla Giornata mondiale dell’orgasmo (31 luglio), offrono lo spunto per alcune riflessioni importanti su un momento così delicato nel rapporto con il proprio partner. Ne abbiamo parlato con Ilaria Consolo, sessuologa, psicoterapeuta, vicepresidente dell’Istituto italiano di Sessuologia scientifica e autrice di Il piacere femminile (Giunti Ed.).
Quanto tempo serve alle donne per raggiungere l’orgasmo?
La domanda di partenza dello studio, pubblicato sul Journal of Sexual Medicine qualche tempo fa e che rappresenta ancora un punto di riferimento scientifico importante in materia, era: quanto tempo occorre a una donna per raggiungere l’orgasmo? Per utilizzare una sigla, cara ai ricercatori indiani che hanno condotto la ricerca, si tratta del TitOr (Time to Orgasm). Gajanan S. Bhat e Anuradha Shastry, del Dipartimento di urologia e medicina sessuale del TSS Shripad Hegde Kadave Institute of Medical Sciences, hanno analizzato le risposte di 645 donne, di età media intorno ai 30 anni, tutte con relazioni monogame. Dopo 8 settimane di rilevazioni, effettuate dalle donne che si erano autocronometrate, è emerso che occorrono poco più di 13 minuti.
13 minuti per raggiungere il piacere
Lo studio, condotto nell’arco di otto settimane, ha mostrato che il tempo medio che occorre alle donne per raggiungere il climax è di 13,46 minuti. Secondo i ricercatori si tratta di un dato significativo, perché proviene da donne di Paesi differenti: indiane, inglesi, olandesi e americane. Un altro aspetto indagato ha riguardato lo stato civile del campione: si è visto che non ci sono differenze significative tra donne sposate o conviventi. Ciò che invece le accomunava era la condizione di vivere una relazione monogama stabile.
In quali modi le donne arrivano all’orgasmo
Tra gli aspetti più interessanti in tema di orgasmo (a cui sono dedicate ben due giornate all’anno: il 31 luglio e il 22 dicembre), c’è quello che riguarda il modo in cui le donne arrivano all’orgasmo. Secondo lo studio solo per 1 su 3 (31,4%) è sufficiente l’atto sessuale. Per la maggior parte (68,6%) occorrono invece altri gesti, come baci, carezze, morsi leggeri, senza tralasciare il contatto corporeo.
Perché l’orgasmo femminile dipende anche da intimità e comunicazione
Si tratterebbe di una conferma a un sentire comune: che l’orgasmo non sia solo una questione fisica o almeno non per le donne. «Per le donne è un’esperienza in cui la componente fisica si intreccia profondamente con quella emotiva e mentale. Le donne sono generalmente più mentali degli uomini nella sessualità, per cui per accendere il desiderio è necessario tenere viva l’eccitazione. Per questo è importante trovarsi in una situazione di intimità, tenerezza e comunicazione. È anche essenziale avere la capacità di lasciarsi andare e di pensare di meritarsi il piacere», spiega Consolo. Il motivo – chiarisce la sessuologa – ha delle radici storiche e culturali: «Le donne nel corso dei secoli hanno sempre pensato di non essere destinate al piacere, che invece si attribuiva solo all’uomo».
Il mito dell’uomo “meccanico”: quando emozioni e stress influenzano il piacere
Il rovescio della medaglia è l’altro luogo comune, secondo cui per gli uomini la componente fisica abbia un peso maggiore rispetto a quella “mentale”. «Nell’uomo la risposta sessuale è più diretta, quindi può sembrare meno legata all’emotività, anche perché a livello culturale sono maggiormente educati a pensare alla sessualità in termini più meccanici – spiega ancora Consolo – Però la mente gioca un ruolo importante anche per loro: lo si vede chiaramente in situazioni nelle quali subentrano stress o ansia da prestazione, per esempio, o ancora difficoltà relazionali. Per questo non è corretto pensare che non contino i fattori emotivi e relazionali».
Il ruolo dell’età nella vita sessuale di uomini e donne
Per entrambi, però, c’è un altro elemento che conta: l’età. Su questo tema è stato scritto molto e, soprattutto di recente, si è sfatato un mito, che riguarda in particolare le donne: «Con il passare degli anni, la sessualità continua a rappresentare una modalità di linguaggio e di comunicazione. Anche se si affievolisce la spinta biologica, rimane vivo il bisogno di relazione, di rassicurazione e riconoscimento di sé e dell’altro. Quello che cambia è che, terminati i “tormenti giovanili”, la sessualità viene affrontata con maggiore maturità e meno ansia», ribadisce la sessuologa.
Un ruolo importante è giocato dalla consapevolezza: «Soprattutto le donne diventano più consapevoli di ciò che accende il proprio desiderio, di ciò che mantiene viva l’eccitazione che conduce al piacere – spiega Consolo – Si impara anche a conoscere meglio ciò che piace all’altro o altra. Le donne dopo i 50 anni, in particolare, possono anche vivere meglio e in modo più libero la loro sessualità, non avendo più il timore di gravidanze indesiderate dopo la menopausa. In un’età ormai adulta non si lasciano più condizionare da stereotipi e tabù».
La scienza conferma: il piacere non ha età
A dispetto delle credenze, dunque, il piacere non è solo appannaggio delle più giovani, anzi. «Andando più avanti negli anni entrambi per entrambi i generi potrebbe esserci la scoperta di una sessualità diversa, meno fisica e performante, ma altrettanto gratificante», aggiunge Consolo. A confermarlo è stato un sondaggio, condotto lo scorso anno, dal quale emergeva che il sesso migliore si ha dopo i 65 anni. Secondo il sito americano Match.com, che aveva intervistato 5.000 persone single e di diverse età, per le donne i migliori rapporti di coppia sono quelli vissuti a 66 anni (di media), con risultati analoghi per gli uomini (64).
«A questo proposito anche un nostro grande esperto italiano ha confermato questa convinzione. Si tratta di Emmanuele Jannini», dice Consolo. Il docente di Endocrinologia e sessuologia medica all’Università di Roma Tor Vergata ha infatti spiegato il ruolo del testosterone: in condizioni di minor ansia e depressione, come può accadere da senior, quando calano le preoccupazioni riguardo i figli, per esempio, il testosterone aumenterebbe, fungendo da “anabolizzante naturale” e migliorando anche l’attività sessuale.
L’orgasmo fa bene al fisico, oltre che alla mente
Da ultimo gli esperti ricordano come l’orgasmo porti benefici anche in termini fisici, grazie agli ormoni che contribuisce a produrre. Per esempio, l’ossitocina: viene rilasciata dall’ipotalamo nel momento di massimo innamoramento così come durante l’eccitazione, l’orgasmo, l’allattamento e quando ci si abbraccia. Permette di ridurre lo stress e aumenta rinforza i legami affettivi. Anche la dopamina è coinvolta nel piacere e migliora, ad esempio, la capacità di concentrazione e memoria. La serotonina, invece, si alza con le carezze e dopo l’orgasmo, e aiuta a regolare il ciclo sonno-veglia, l’appetito e la pressione sanguigna. Infine, l’endorfina contribuisce ad aumentare l’afflusso di sangue ai genitali durante la fase di eccitazione e rappresenta un antidolorifico naturale.