Le scuole sono iniziate ormai da due settimane e con il rientro in classe sono tornati i mal di testa di bambini e ragazzi. Un disturbo che però è in crescita, tanto da far parlare di “emergenza silenziosa”: il fenomeno interessa oltre 600mila giovani che non fanno semplicemente i “capricci” per non andare a scuola, ma soffrono per cefalee o emicranie per le quali, spiegano gli esperti, non ci sono farmaci, pensati solo per una platea di adulti.
Mal di testa in crescita tra i giovani
I pediatri non hanno dubbi: i mal di testa tra i pre-adolescenti e gli adolescenti stanno aumentando. Per gli esperti che stanno monitorando il fenomeno, i primi casi si manifestano intorno ai 7/8 anni, per poi aumentare intorno ai 13/18. «Sotto i 10 anni è più difficile individuare il disturbo vero e proprio, anche perché il bambino non è in grado di esprimersi in modo adeguato, di spiegare bene cos’ha. Spesso le prime volte si tende pensare che stia imitando gli adulti, mentre se gli episodi si ripetono ecco che si può individuare una emicrania o una cefalea», spiega Nino Gulino, pediatra della Società italiana di Pediatria, esperto di problematiche legate anche al digitale.
La cefalea digitale
Uno dei fattori che influiscono sulla maggior incidenza di mal di testa sui giovani e giovanissimi sono proprio alcune cattive abitudini, legate in particolare «all’uso e abuso del digitale – spiega Gulino – Trascorrere tante ore davanti a uno schermo porta inevitabilmente a un affaticamento visivo, che può dare mal di testa, insieme alla riduzione dell’ammiccamento degli occhi, quindi all’occhio secco. Se poi si sta allo smartphone di notte, la luce blu, i ritmi velocissimi dei social, i rumori, la dopamina che viene rilasciata, mantengono alta l’attenzione e influiscono negativamente sui ritmi del sonno: tutto questo può essere motivo di cefalea al risveglio».
Dai problemi fisici all’ansia
Come se non bastasse, anche la postura che si assume guardando sempre i device può contribuire a scatenare il mal di testa: «Stare tante ore a testa china a osservare smartphone o tablet porta a una posizione innaturale, che può gravare sulla zona cervicale – spiega ancora il pediatra – A questi elementi e al sovraccarico cognitivo si aggiunge poi l’ansia, magari legata alle aspettative e prestazioni scolastiche. La nostra esperienza sul campo e la letteratura scientifica ci spingono a prestare maggiore attenzione al boom di queste cefalee, senza pensare necessariamente che a scatenarle siano patologie come la sinusite, come accadeva in passato».
Un’emergenza silenziosa che colpisce maschi e femmine
Se per la cefalea negli adulti esiste una differenza di genere, con le donne che risultano maggiormente colpite, tra i giovanissimi il mal di testa non fa grandi distinzioni: come spiegano gli esperti, fino ai 9 anni la patologia si distribuisce equamente tra i sessi, mentre a con l’inizio dell’adolescenza che cresce in modo decisamente più marcato tra le ragazze. Ad aggravare la situazione, però, è un paradosso: la mancanza di farmaci per i gli under 18 nonostante «abbiamo ormai un arsenale terapeutico validissimo sia per curare gli attacchi sia per prevenirli», spiega Marina De Tommaso, presidente della Società italiana studio delle cefalee e docente ordinario di Neurologia all’Università di Bari.
Il paradosso: niente farmaci per i giovani
«È una situazione paradossale perché abbiamo farmaci come i gepanti e gli anticorpi monoclonali per via sistemica, la tossina botulinica localmente. Ma non possiamo utilizzarli con la stessa sicurezza e tranquillità che abbiamo per i pazienti adulti, perché mancano le sperimentazioni cliniche specifiche e quindi le direttive chiare su dosi e uso», sottolinea la professoressa. Di fatto, quindi, i trattamenti di ultima generazione capaci di risolvere più dell’80% dei casi negli adulti restano preclusi alla fascia pediatrica.
Terapie off label per bambini e ragazzi
Le conseguenze sono diverse. Da un lato ci sono medici che si trovano costretti a prescrivere terapie, anche d’avanguardia, ma off label, cioè che non seguono le indicazioni ufficiali per le quali sono state approvate (come le limitazioni per chi ha meno di 18 anni), pur di dare sollievo a bambini e ragazzi; dall’altro c’è un piccolo esercito di pazienti molto giovani che deve convivere con la patologia, che però può essere molto invalidante. Gli specialisti ricordano alcune ricerche scientifiche recenti mostrano un calo fino al 30% nel rendimento scolastico, nelle capacità di apprendimento e nel mantenere l’attenzione, nelle fasi acute.
Più ansia da prestazione e assenze scolastiche
C’è anche un altro aspetto da non sottovalutare: quando gli studenti stanno male spesso saltano la scuola: i dati indicano una media di 4 o 5 giorni di lezione all’anno in meno per chi soffre di mal di testa. «Quasi tutti i bambini e adolescenti che soffrono di questo disturbo stanno decisamente meglio durante le vacanze estive, mentre peggiorano durante l’anno scolastico. I periodi più critici sono l’inizio della scuola e il ritorno a scuola dopo le vacanze di Natale», spiega Massimiliano Valeriani, direttore dell’unità di Developmental Neurology dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.
Mal di testa o scusa?
Tra i genitori, quindi, può rimanere il dubbio che proprio il malessere possa essere un motivo per stare a casa: «Per capire se si tratta di un “capriccio” o una scusa bisogna in effetti valutare alcuni elementi. Intanto va detto che un bambino che cerca un pretesto in genere ricorre al mal di pancia. Poi, certamente, va valutata la tempistica: spesso coincide con la ripresa della scuola, ma se gli episodi si ripetono con frequenza, allora deve scattare un campanello d’allarme, specie se il dolore si manifesta anche nel fine settimana o durante le vacanze. Uno strumento valido per i genitori può essere il fatto di tenere un diario digitale», suggerisce Gulino.
Il diario digitale per una diagnosi più precisa
«Annotare quanto tempo il figlio o la figlia trascorre chiuso in camera, davanti a uno smartphone, in che orari, se questi hanno un nesso con l’insorgenza del mal di testa è un modo molto pratico per valutare se il motivo del malessere sia legato a una cattiva abitudine o ad altro. Nel caso ci sia un sospetto, se riducendo il tempo trascorso online anche gli episodi di cefalea diminuiscono, va da sé che occorrerà una limitazione», conclude il pediatra. Esiste, però, anche un mal di testa da ansia, che può presentarsi quando i ragazzi devono affrontare compiti in classe, verifiche e interrogazioni.
Cefalea da ansia da prestazione
Esattamente come può accadere agli adulti, infatti, il sovraccarico non solo cognitivo, ma anche emotivo può manifestarsi anche sotto forma di mal di testa. I dati statistici mostrano che le cefalee possono compromettere la qualità di vita e quelle stesse prestazioni scolastiche che possono essere la causa del mal di testa. Secondo gli esperti, oltre il 40% degli studenti soffre di cefalea e circa il 10% di emicrania, eppure i dati del Registro Italiano dell’Emicrania indicano che solo l’8% delle famiglie si rivolge subito al medico, mentre l’80% effettua esami inutili, andando incontro a ritardi diagnostici. Da qui l’appello a una maggiore attenzione al problema, senza sottovalutarne i rischi.