Fa ricorso all’intelligenza artificiale e serve ai giovani, ma questa volta i compiti non c’entrano. L’AppLI serve, infatti, a trovare lavoro. Il nome è l’acronimo di Assistente personale per il lavoro in Italia. Non è neppure una vera e propria App, ma una piattaforma nata con lo scopo di aiutare i giovani, specie i NEET, quelli che non studiano né cercano un impiego, a trovarlo. Funziona come un assistente virtuale e «potrebbe essere un passo importante all’interno di un contesto sempre più guidato da AI e interconnesso», come spiega Marco Vigini, vicedirettore dell’Associazione Italiana Direttori del Personale (AIDP).

L’intelligenza artificiale non toglie lavoro, ma aiuta a trovarlo

«Si parla tanto di intelligenza artificiale come minaccia per i lavoratori. Noi abbiamo voluto mettere l’Ia al servizio dei giovani NEET», ha spiegato la ministra del Lavoro, Marina Calderone, nel presentare AppLI. Si tratta, nello specifico, di una multilingue proprio con lo scopo di aiutare i giovani a orientarsi nel mondo del lavoro, “assistendoli” nel percorso di ricerca di un impiego, in base ai loro talenti, competenze e desideri. In particolare il target sono quei 120mila NEET che non studiano, non hanno un lavoro, né lo cercano.

Superare i centri per l’impiego

L’AppLI sarà attiva da settembre e funzionerà utilizzando l’intelligenza artificiale generativa, che di fatto costituirà una sorta di “tutor” o assistente virtuale, che sostituirà quelli fisici dei centri per l’impiego, con il vantaggio di poter acquisire informazioni e presentare offerte in base alle caratteristiche del candidato, automatizzando una serie di operazioni, velocizzandole e fruttando la possibilità di essere operativa sempre, 24 ore su 24, e 7 giorni su 7.

Sfruttare in modo positivo l’AI

«L’idea di un “assistente personale per il lavoro” basato sull’intelligenza artificiale, pensato specificamente per i giovani e i NEET, è senz’altro un passo importante all’interno di un contesto sempre più guidato da AI e interconnesso», sottolinea Vigini che, da Direttore Permanent Placement @Orienta, aggiunge: «Penso che una strumentazione digitale agile, accessibile, semplice e ben progettata come AppLI possa rappresentare un supporto concreto, a condizione che sia integrata in un ecosistema di orientamento, e formazione, che sia efficace e capillare».

Come funziona AppLI

AppLI, dunque, cerca di facilitare l’incontro tra domanda e offerta. Riguardo a quest’ultima prenderà le informazioni dal database del SIISL, il Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa, altra piattaforma lanciata di recente dal Governo per promuovere proprio l’inclusione sociale e agevolare la ricerca di impieghi. Un altro contributo sarà offerto dalla possibilità di intercettare le tendenze ed esigenze del mercato del lavoro, integrandosi con la piattaforma di Labour Market Intelligence, realizzata da Sviluppo Italia, società partecipata dal ministero del Lavoro.

L’AI piace, ma non tutti sanno maneggiarla

La AppLI finora ha dato risultati positivi nella fase di test, condotta tra febbraio e giugno su oltre 2.000 giovani NEET, anche grazie al ricorso alla tecnologia più moderna: «I dati sono incoraggianti e confermano non solo l’interesse, ma anche la reale utilità percepita dello strumento. Ad esempio, il linguaggio è percepito come naturale ed empatico, e contribuisce a rendere l’esperienza d’uso meno fredda, mantenendo centrale l’aspetto umano. La tecnologia, però, in particolare per alcune categorie come i NEET, da sola non è risolutiva», osserva Vigini. Non tutti, infatti, sono ragazzi e quindi non sempre «dispongono di competenze digitali basilari, né di sufficiente motivazione o fiducia in sé per utilizzare strumenti online in modo autonomo e strategico».

Occorrerebbe un modello ibrido

«Credo che occorrerebbe un modello ibrido, che affianchi al digitale – oggi imprescindibile per velocizzare l’accesso alle informazioni – figure qualificate di riferimento: tutor, specialisti delle agenzie per il lavoro, psicologi, enti formativi e reti locali. Servono relazioni umane calde, capaci di riattivare la fiducia nei giovani e guidarli nell’uso consapevole degli strumenti, favorendo scelte sostenibili», suggerisce l’esperto, già Responsabile Risorse Umane in diverse industry e promotore di start-up.

Gli altri canali per trovare lavoro

Ma quali sono le alternative, oggi, per trovare lavoro? «I canali oggi più efficaci per trovare lavoro, nella mia esperienza possono essere sintetizzati in tre direttrici: le piattaforme digitali private (LinkedIn, Indeed, InfoJobs), che sono immediate per accedere a ricerche aperte; la via “informale” e relazionale (cioè la rete di conoscenze e il passaparola, per esempio), che ancora veicola il 60-70% delle opportunità. È chiaro, però, che i NEET, senza una rete, non possono accedervi, ed è qui che un rapporto di fiducia qualificato diventa essenziale; infine, i percorsi esperienziali, come stage, tirocini e corsi professionalizzanti, da avviare a scuola (già dalle elementari/medie) e connessi al tessuto produttivo», spiega Vigini.

I suggerimenti dell’esperto

App e piattaforme, dunque, possono aiutare, ma andrebbero anche affiancati da altri strumenti. «Per esempio, è importante una filiera integrata tra servizi pubblici e privati, scuola, terzo settore e imprese; fondamentale è anche una formazione mirata e pragmatica, basata sui fabbisogni reali delle imprese dei territori; infine non è da trascurare un’educazione precoce all’orientamento e al lavoro, potenziando figure come tutor scolastici e aziendali fin dalla scuola primaria e secondaria (prima si parte meglio è)».

Stimolare interesse fin da giovanissimi

Non è un caso che l’AIDP si sia impegnata in questa direzione, soprattutto per «favorire raccordi tra scuola e mondo del lavoro attraverso strumenti concreti, come le “gite per il lavoro” previste nel nostro Manifesto per la Scuola. Esistono alcuni esempi concreti che funzionano bene in modo trasversale, come i percorsi brevi di upskilling (cioè miglioramento delle proprie competenze e riqualifica, Ndr) in settori come il digitale, la logistica, la produzione e i servizi alla persona, con un collegamento diretto a tirocini e inserimenti lavorativi, gestiti da professionisti aziendali», conclude l’esperto.