È una città a due frequenze. Una custodisce la sua anima letteraria, è pietra e carta: la si respira tra le facciate georgiane, dentro le biblioteche, nella voce della poesia. L’altra è una scarica elettrica, un’energia propulsiva fatta di start-up, progetti di design e creatività diffusa. Più compatta di Londra, conquista chi la attraversa a piedi, tra mattoni rossi, vetrine di librerie indipendenti e l’odore di torba che sale dai camini. L’autunno le dona carattere: la luce si fa ambrata, il cielo alterna riflessi d’acciaio e improvvise aperture, le conversazioni si spostano nei caffè.
In questa scena entra l’anniversario: è in questa stagione, la più dublinese di tutte, che culminano le celebrazioni per il 125° anniversario della morte (il 30 novembre 1990) di Oscar Wilde, il suo figlio più audace e raffinato. Un invito a rileggere la città attraverso i luoghi che ne raccontano l’ingegno e spingersi poi nella Dublino di oggi, tra nuove architetture, hotel di design e la stessa vena ribelle che l’ha sempre resa diversa.

Il Museum of Literature Ireland: dove la parola è di casa
«Posso resistere a tutto, tranne che alle tentazioni» scriveva Oscar Wilde e a Dublino la letteratura è proprio questo: una tentazione quotidiana. Città della letteratura Unesco, qui si scrive da Nobel e si legge tanto, quasi 10 libri all’anno per abitante. Da Joyce a Beckett, da Yeats a Sally Rooney, ogni generazione ha trovato un modo diverso di dire l’esistenza e di decifrare ironia e contraddizioni della società irlandese. Il cuore di questa vocazione è il Museum of Literature Ireland (MoLI; moli.ie), al numero 86 di St. Stephen’s Green. Le sue sale mettono in dialogo secoli di scrittura irlandese: manoscritti, prime edizioni, installazioni e mappe interattive raccontano come la parola, in questa città, non sia mai rimasta solo sulla pagina.
Sul retro il Readers Garden conserva l’atmosfera dei chiostri ottocenteschi frequentati da Joyce. C’è ancora un grande frassino: sotto quest’albero lo scrittore fu fotografato il giorno della sua laurea, nel 1902. Il MoLI è anche uno dei luoghi delle celebrazioni dedicate a Wilde: la mostra De Profundis (fino al 31 agosto 2026) trasforma la lunga e drammatica lettera scritta in carcere per l’amante Lord Alfred Douglas in un’installazione video corale. Scrittori, artisti e attivisti LGBTQ+ reinterpretano le sue parole restituendo voce a un uomo che seppe trasformare la vergogna in arte.

Una passeggiata dandy sulle tracce di Oscar Wilde
Si parte da Westland Row, dove nacque nel 1854: Oscar Fingal O’Flahertie Wills Wilde, «alcuni hanno un nome, io ho una frase» diceva. Si trova qui l’Oscar Wilde Centre for Irish Writing del Trinity College: un centro di ricerca e scrittura creativa fondato nel 1998 e dedicato alla letteratura irlandese moderna. Di fronte, l’atmosfera georgiana di Merrion Square introduce al cuore culturale della città. Al numero 1, l’Oscar Wilde House (oscarwildehouse.com) conserva arredi, fotografie e dettagli della sua giovinezza e della vita familiare: è casa museo e sede dell’American College. Fu qui che il giovane Oscar mosse i primi passi e studiò per dieci anni, prima di iscriversi al vicino Trinity College. Per oltre vent’anni, la casa fu un vivace salotto letterario, animato dai genitori, Lady Jane e Sir William Wilde.

All’interno del Merrion Park, c’è la Oscar Wilde memorial sculpture, la statua creata da Danny Osborne nel 1997, in marmo e pietre preziose su un blocco di quarzo di 35 tonnellate proveniente dalle Wicklow mountains: osservandola da angolazioni diverse, il volto sembra alternare un’espressione felice e un’ombra malinconica, un richiamo al doppio spirito di Wilde. Un dandy brillante e anticonformista, dall’ironia fulminante, esteta decadente che cercò di trasformare la propria vita in un’opera d’arte. La statua fa parte delle Talking statues di Dublino: grazie a un QR code, la voce di Andrew Scott recita testi composti da John Banville.

L’archivio di Oscar Wilde al Trinity College
Dal parco di Merrion Square si procede verso il Trinity College, dove Wilde fu studente tra il 1871 e il 1874, vincendo una borsa di studio che gli aprì le porte a Oxford. Il Trinity College conserva anche un importante archivio dedicato allo scrittore: 150 volumi, manoscritti, fotografie e cimeli. Chi ama i libri può fare tappa alla Ulysses Rare Books di Duke Street (ulyssesrarebooks.com), con edizioni rare di Il ritratto di Dorian Gray e Salomè e stampe originali. Una sosta d’obbligo è a The Shelbourne Hotel su St. Stephen’s Green, rifugio abituale di Wilde: oggi è icona dell’ospitalità dublinese. Qui si può sorseggiare un drink al Wilde Bar.
Alla scoperta della nuova Dublino
C’è poi la capitale che guarda avanti, curiosa e sperimentale. Non è quella delle guide classiche, ma la città che si rigenera trasformando birrifici in spazi creativi, fabbriche in hotel, officine in atelier di design. Inserito da Time Out, la guida sull’intrattenimento, tra i quartieri più cool del mondo, il Dublin 8 è l’unico distretto della capitale che si estende su entrambe le sponde del Liffey. Abbraccia The Liberties, Portobello, Kilmainham e Inchicore e qui si concentrano molti dei progetti più interessanti della capitale.
Nelle strade di The Liberties, case in mattoni e porte colorate convivono con studi di architettura, gallerie indipendenti. Accanto alla cattedrale di San Patrizio e alla Christ Church, la Marsh’s Library resta un rifugio silenzioso per chi ama i libri antichi. Più a ovest, Inchicore è una delle aree in maggiore trasformazione. Un tempo quartiere operaio, si è aperto a progetti culturali e di rigenerazione urbana, mantenendo un’atmosfera autentica e residenziale. Una città in movimento, dove la creatività è un modo di vivere.
Visitare la città
Arrivare: voli diretti da Milano e Romacon Aer Lingus (aerlingus.com)e Ryanair (ryanair.com);l’aeroporto dista circa trenta minuti dal centro e si raggiunge facilmente con il bus Aircoach (aircoach.ie) o in taxi.
Dormire e mangiare: per immergersi nel fascino georgiano, The Shelbourne Hotel su St. Stephen’s Green è un’icona dublinese, con camere affacciate sul parco e uno dei bar storici più amati dagli scrittori (theshelbourne.com). Chi preferisce un’atmosfera più intima può scegliere il Number 31 Hotel, un boutique hotel dall’anima modernista e accogliente (number31.ie).
Per un drink innovativo, Bar 1661 è considerato uno degli innovatori della scena cocktail dublinese: qui il poitín, l’antico distillato irlandese, viene impiegato come ingrediente centrale in cocktail d’autore, contribuendo al rilancio della mixology locale (bar1661.ie). Gli amanti della cucina gourmet non dovrebbero perdere Chapter One, ristorante stellato in Parnell Square che celebra i sapori irlandesi con tecnica e creatività (chapteronerestaurant.com).