E se torna? Eccola la domanda più frequente tra le donne, quando si chiude il cerchio delle terapie per un tumore al seno. Un tema, quello delle recidive, a cui la ricerca si dedica sempre di più. E i risultati non mancano. «Oggi sappiamo che nella forma più frequente, quella che chiamiamo comunemente tumore ormonale e tecnicamente HR+/HER2-, il rischio non è trascurabile» interviene Michelino De Laurentiis, direttore del Dipartimento di Oncologia Senologica e Toraco-Polmonare, Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione ‘G. Pascale’ di Napoli. «Alcune cellule tumorali infatti possono sopravvivere a chirurgia, chemioterapia, radioterapia e riprendere a proliferare, anche a distanza di molti anni». I dati ci dicono che può succedere addirittura a distanza di un ventennio. Ma gli oncologi stanno mettendo a punto programmi preventivi sempre più efficaci.

Nasce l’ormonoterapia rinforzata

Primo passo, gli specialisti prescrivono un trattamento ormonale della durata di 5-10 anni, che ha lo scopo di aumentare le chance di guarigione. E adesso non ci si ferma qui ma si punta anche per le donne che hanno un tipo di tumore diagnosticato in fase precoce, sulla formulazione della cosiddetta ormonoterapia rinforzata, per alzare ancora di più il livello di protezione. A confermarne l’efficacia c’è già un primo studio, il Natalee, presentato all’ultimo congresso internazionale di oncologia ESMO. «Lo studio è stato condotto su oltre 5000 donne con questo tipo di tumore, in stadio precoce» continua il professor De Laurentiis. «Abbiamo coinvolto pazienti con linfonodi ascellari sia negativi, cioè indenni, sia positivi, vale a dire coinvolti dal tumore».

Il rischio di recidiva diminuisce del 28 per cento

Dati alla mano, è stata ottenuta una diminuzione del 28% del rischio di recidiva. «Tutte le donne coinvolte hanno assunto per tre anni la normale terapia endocrina, l’ormonoterapia, in associazione a un principio attivo della famiglia degli inibitori di CDK4/6. Si tratta di molecole capaci di “spegnere” il meccanismo che porta le cellule tumorali a proliferare. L’effetto combinato di questi due farmaci ha ridotto il rischio e, aspetto importante, i benefici si sono mantenuti nei due anni successivi, anche una volta concluso il periodo di somministrazione» spiega il professore. In pratica, questa combinazione crea una specie di ombrello protettivo, che rimane anche dopo i primi tre anni, quando l’unica terapia da seguire è quella endocrina.

Il farmaco si assume in compresse

Ribociclib, questo è il nome della molecola, si assume in compresse. In Italia non è ancora rimborsato dal Sistema sanitario nazionale per le pazienti che hanno una forma di tumore al seno HR+/HER2- nello stadio iniziale perché AIFA, l’Agenzia del farmaco italiana, non ha ancora concluso il processo di negoziazione con l’azienda titolare del farmaco. Parlane però con il tuo oncologo, per capire se nel frattempo si è creata la possibilità di ottenerlo.

Anche lo stile di vita tiene lontana la malattia

Meno 37%: di tanto cala il rischio di una recidiva se si segue uno stile di vita sano. Lo ha scoperto uno studio, su malate di tumore al seno ad alto rischio. Prima regola: non restare mai ferma. Gli esercizi aerobici, camminata, nuoto, bicicletta, fanno bene soprattutto alla mente, migliorano la qualità del sonno e l’ansia. Le attività anaerobiche o di resistenza, esercizi a corpo libero come piegamenti e squat, hanno un impatto sulla salute dell’osso, preservano la massa magra e contengono le tossicità farmacologiche.