Se mi chiedessero che cosa sono gli anni ’90 per me, nata alla fine di quel decennio, parlerei dei Levi’s 551 di mamma, di un iconico profumo di Giorgio Armani di papà, dei gelati industriali mangiati senza l’ansia degli ingredienti e delle fiabe che ascoltavo col mangiacassette. Un concentrato di ricordi e suggestioni del tutto personale e, diciamolo, anche parziale, perché io gli anni ’90 non li ho davvero vissuti. Ne ho visto soltanto gli strascichi.
Certo, noi Gen Z, venuti al mondo tra il 1997 e il 2012, abbiamo avuto gli smartphone, i sabati pomeriggio con le classifiche musicali di Top of the Pops su Italia Uno, i libri e i film di Harry Potter, le serie di Disney Channel. Eppure continuiamo a tornare ai ’90. Capita ogni volta che indossiamo i jeans a vita bassa, replichiamo gli outfit più cool di Carolyn Bessette Kennedy (anche senza un cappotto Prada), ascoltiamo le playlist dei nostri genitori che spaziano dal grunge dei Nirvana al pop di Backstreet Boys e Spice Girls, passando per la dance, Vasco Rossi e gli 883.
Anemoia, la nostalgia di un passato mai vissuto
Ci si mettono anche i trend di TikTok, che ti mostrano i volti iconici della tv e del calcio di 30 anni fa o le pillole di Friends. È un attimo che resti col cellulare in mano, convinta che tu il meglio te lo sei persa e vorresti che le lancette si fossero fermate lì. È la nostalgia per un tempo mai vissuto, quella che l’autore statunitense John Koenig ha chiamato “anemoia”: la condizione di chi convive con una mente sollecitata dal vento del passato.

«Ogni epoca ha una propria età dell’oro, un tempo mitico di abbondanza. Per i ragazzi di oggi sono i ’90. Negli ’80 e nei primi 2000 abbiamo vissuto sotto un effetto di stupefazione per un mondo che sembrava regalarci molto più di quanto potessimo immaginare – benessere, pace sociale e possibilità di consumo – poi qualcosa si è rotto» spiega Stefano Laffi, sociologo, docente e autore di Immagina. Antidoti contro la rassegnazione (Feltrinelli). «È il 2008 il punto di svolta: la crisi economica, immobiliare e climatica hanno reso evidente che questo in cui viviamo non è il migliore dei mondi possibili. Di fronte a un presente faticoso nasce l’esigenza di immaginare un’alternativa: soltanto che, invece di guardare avanti, ci si rivolge al passato, come a un rifugio».
Febbre da ’90, dalle campagne moda alle uscite editoriali
Gli anni ’90 evocano calma e lentezza, la nostra epoca ci propina velocità, iperconnessione e precarietà. Anche l’esplosione di pratiche come yoga e meditazione sembra suggerirci che siamo insoddisfatti, alla ricerca di “altro”. «Molti 18enni mi dicono: “Belli i vostri tempi, eravate spensierati e tutto era più tranquillo”. È come se avessero una nostalgia per una lentezza non vissuta che ritengono non solo desiderabile, ma anche più gestibile» continua l’esperto. Un bisogno autentico a cui il mondo intorno prova a rispondere.
Non è un caso che il marchio americano Gap abbia lanciato una capsule con Hailey Bieber che celebra il 1996, anno di nascita della top model. Chi ama la moda sa che l’ultimo decennio del ’900 è stato un trionfo di creatività: c’erano le Big Six, tra cui Naomi Campbell, Linda Evangelista e Kate Moss, i fotografi più geniali, le creazioni di Vivienne Westwood, Alexander McQueen e John Galliano. Proprio quelle che dal prossimo 8 ottobre saranno protagoniste di The 90s: Art and Fashion, la mostra alla Tate Britain di Londra curata dall’ex direttore di Vogue UK Edward Enninful.

Guarda indietro perfino la letteratura, con la prima edizione italiana di La Colorista di Susan Daitch (Safarà Editore), romanzo di culto degli anni ’90 con protagonista una giovane fumettista alle prese con le domande esistenziali della sua creatura, l’eroina Elettra. E poi c’è la musica: la febbre per Liam e Noel Gallagher è destinata a impennarsi alla prossima Mostra del Cinema di Venezia, dove arriva in anteprima Oasis: Don’t Look Back in Anger, il docufilm sul trionfale reunion tour del 2025, poi in sala dal 10 settembre. Viene spontaneo chiedersi se questo secolo non abbia prodotto niente di nuovo.
Anni ’90: non li scorderemo mai, ma è davvero nostalgia?
«Dagli anni 2000 in poi tutto ciò che riguarda il passato recente, anni ’90 compresi, è perfettamente documentato. Questo ha dato il via alla cultura del riutilizzo: non si inventa, si riassembla» evidenzia Laffi. Eppure negli ultimi tre decenni la produzione culturale è aumentata. «Grazie al digitale ci sono molte più persone che fanno musica o che scrivono senza bisogno di un editore. A mancare è l’aggregazione: i consumi sono frammentati al punto che, se chiedessi a un gruppo di ragazzi quale musica ascoltano, l’elenco sarebbe molto vasto, ma sarebbe già cambiato fra 6 mesi: infatti, la maggior parte di loro afferma di ascoltare un po’ di tutto».
I Nineties, invece, conservano un incredibile potere aggregante, dimostrato anche dal successo del format Nostalgia 90: un party itinerante, in giro per l’Italia fino a metà settembre, che mixa musica, immagini e ricordi di quel periodo. Qualcuno li rivive, altri li scoprono. L’importante è non restare intrappolati in una nostalgia consolatoria. «L’antidoto è l’immaginazione, intesa come capacità di reinventare la realtà. E qui in aiuto dei ragazzi arrivano gli adulti, alimentando la loro capacità di pensare altri mondi possibili» afferma il sociologo. Del resto, le nostre esistenze sono fatte di sliding doors. E chi lo sa che cosa ci aspetta al di là della porta scorrevole?