Il tribunale di Tempio Pausania ha condannato per stupro di gruppo Ciro Grillo, figlio del fondatore del Movimento 5 Stelle, e i suoi amici Edoardo Capitta e Vittorio Lauria a otto anni di reclusione. Sei anni e mezzo la pena inflitta a Francesco Corsiglia. Al momento della lettura nessuno degli imputati era in aula. Assente su consiglio della sua legale, Giulia Bongiorno, la studentessa italo norvegese all’epoca dei fatti 19enne, che denunciò i quattro amici liguri.

I fatti: tutto ha inizio a luglio 2019

Una sentenza che chiude, almeno in primo grado, una vicenda iniziata più di sei anni fa. Il 16 luglio 2019 la studentessa italo norvegese, in vacanza a Porto Pollo con un’amica, dopo aver trascorso qualche ora in un locale a Porto Cervo, ha proseguito la serata al Billionaire in compagnia dei quattro amici liguri e altri giovani. Il gruppo si è poi trasferito nella villetta della famiglia Grillo, a Porto Cervo, e qui sino alle prime ore del mattino si sarebbe consumata la violenza di gruppo ai danni della studentessa e dell’amica, quest’ultima poi filmata mentre dormiva su un divano con i ragazzi protagonisti di scatti intimi.

Caso anche politico: l’intervento di Beppe Grillo

I quattro giovani, da subito indagati, hanno sempre sostenuto che i rapporti fossero consenzienti. Gli inquirenti acquisirono fotografie e un video girato quella notte: elementi che diventeranno poi centrali nell’inchiesta. La procura di Tempio Pausania chiuse le indagini nel 2020 e due anni più tardi, nel marzo del 2022, si aprì il processo. Ma nel frattempo il caso diventò anche politico: nell’aprile 2021 in un video Beppe Grillo, all’epoca ancora leader dei 5 stelle, difese a spada tratta il figlio, sostenendo che non ci fosse stata violenza e attaccando l’attendibilità della denuncia, invitando i magistrati ad arrestare lui invece che suo figlio e scatenando reazioni indignate. Anche la moglie di Grillo, Parvin Tadjik, parlò di «un video dove si vede che lei è consenziente».

La testimonianza della giovane accusatrice

Al dibattimento, complesso sin dall’inizio, decine di testimoni ascoltati, perizie informatiche, analisi degli smartphone. Nel novembre del 2023 la principale accusatrice, difesa da Giulia Bongiorno, avvocata e senatrice della Lega, decise di rompere il silenzio: in una lunga testimonianza la giovane raccontò di essere stata costretta a bere una bottiglia di vodka, di aver perso conoscenza e di aver vissuto quella notte come un incubo da cui non era più riuscita a liberarsi, tanto da cadere in atti di autolesionismo e tentativi di suicidio.

Avvocata Bongiorno: «Vince chi ha il coraggio di denunciare»

Nel frattempo il processo è andato avanti, tra colpi di scena e versioni contrastanti. Le difese hanno continuato a insistere sulla volontarietà della ragazza, dall’altra parte l‘accusa, con il procuratore Gregorio Capasso, ha sempre sostenuto che le prove raccolte dimostrassero chiaramente la violenza di gruppo e ha chiesto nove anni di carcere per tutti. «È stato un processo difficile, al di là della complessità del caso, perché ha coinvolto sei ragazzi. Quando ci sono giovani vite in gioco, sia per quanto concerne le parti offese che per gli imputati, le vicende ci hanno colpito molto dal punto di vista umano», ha commentato il pm.

Le difese, intanto, annunciano il ricorso in appello. «Siamo molto delusi, ribadiamo il fatto che siamo convinti della nostra innocenza. Proseguiremo nei gradi di giudizio successivi. Aspettiamo i motivi della sentenza e poi ovviamente proporremo appello. Non ci aspettavamo questa sentenza», ha detto Enrico Grillo, legale di Ciro.

Soddisfatta l’avvocata Bongiorno: «La mia assistita è scoppiata in lacrime, lacrime di gioia, piangeva e mi ringraziava quando le ho comunicato la sentenza. Le hanno detto che era una mezza pazza, che era assetata di sesso, è stata crocifissa. Quindi, io dico a tutte le donne di denunciare, perché non vince l’ostruzionismo, vince chi ha il coraggio di denunciare».