Una voce graffiante, uno sguardo duro almeno quanto li linguaggio fin da quando, negli anni ’90 era diventato protagonista della scena politica italiana, fondando le Lega Lombarda, poi diventata Lega Nord e traghettata, in seguito alle inchieste giudiziarie, nelle mani del suo ex delfino, Matteo Salvini. Umberto Bossi ha dato voce e anima a migliaia di elettori delusi dalla classe politica della prima Repubblica, alimentando il sogno dellasecessione, soprattutto nel lombardo-veneto.
La mitologia del Senatùr
Ha anche creato una sorta di “mitologia”, con i raduni del “popolo padano”, dalla raccolta delle acque del Po prelevata alla sorgente in Piemonte fino al versamento dell’ampolla che la conteneva a Venezia, in occasione della festa della Lega Nord in Riva degli Schiavoni, con i lunghi comizi all’insegna dell’autonomia del nord. Celebrazioni iniziate nel 1996 proprio su volontà dell’allora segretario del Carroccio e svuotate di fatto dopo l’ictus che nel 2004 ha colpito Bossi, con lo stop definitivo dal 2016, in concomitanza con l’uscita di scena del senatùr dalla vita politica attiva. A rimanere oggi c’è tradizionale raduno della Lega (non più “Nord” e che nel frattempo è sbarcata anche nelle regioni meridionali con la lista “Noi con Salvini”, perdendo anche il simbolo del Sole delle Alpi).
Umberto Bossi: da Cassano Magnago a Roma e ritorno
Nato sotto il segno della vergine (19 settembre 1941) a Cassano Magnago in provincia di Varese, Umberto Bossi ha da sempre la passione per la politica. I primi passi li muove già nel 1975 iscrivendosi al Partito Comunista e diventando militante mentre frequenta l’università di Pavia, senza però laurearsi. Già nel 1980, però, prende la distanze dalla sinistra e insieme a Roberto Maroni (nel frattempo scomparso anche lui) e Giuseppe Leoni dà vita alla Lega Autonomista Lombarda che in breve tempo diventerà prima Lega Lombarda (1984) e poi Lega Nord (1989).
Nel 1987 diventa per la prima volta Senatore e ottiene il soprannome di “Senatùr”, che non perderà neppure quando lascerà l’incarico. L’apice della popolarità e del consenso li raggiunge nel pieno della tempesta di Tangetopoli, l’inchiesta sulla corruzione chiamata anche “Mani Pulite”, che da Milano spazzerà via un’intera classe politica, azzerando i vertici di partiti come Dc e Psi. La Lega Nord diventa la quarta forza politica del Paese e insieme a Forza Italia, creata da Silvio Berlusconi nel ’94, dà vita al Polo delle Libertà e ottiene ben 5 ministeri.
L’ictus nel 2004
La legislatura si interrompe nel 1996 e Bossi passa dal progetto federalista a quello sessionista, cavalcando l’idea di una devolution, un trasferimento di parte consistente dei poteri dallo Stato centrale alle regioni, con il sogno leghista di creare una “Padania”. Bossi stesso firma, da ministro per le Riforme, la legge che porta anche il suo nome (la Bossi-Fini) insieme all’allora vicepremier. La sua carriera politica subisce, però, una brusca battuta d’arresto nel marzo del 2004, quando viene colpito da ictus, che gli procura una parziale paralisi.
Si allontana dalle scene per seguire un lungo percorso di riabilitazione, salvo tornare in pubblico nel 2012 dopo aver sostenuto l’alleanza con Forza Italia per il Polo delle Libertà, in occasione delle elezioni del 2006 e del 2008. L’inchiesta sulla distrazione dei fondi pubblici della Lombardia alla sua famiglia e alle casse della Lega Nord spinge Bossi a rassegnare le dimissioni da segretario federale, lasciando il posto a Roberto Maroni. L’anno dopo si ripresenterà alle elezioni interne al Carroccio, ma sarà sconfitto da Matteo Salvini. Nel 2018, pur estromesso dalla guida del partito, è eletto nuovamente Senatore.
La vita privata: le doppie nozze e i figli
Dopo le prime nozze con la commessa Gigliola Guidali, dalla quale ha avuto il primogenito Riccardo, Umberto Bossi si risposa nel 1994 con Manuela Marrone, di origini siciliane, dalla quale ha tre figli: Renzo (soprannominato “Il trota” dal padre, in risposta a chi gli chiedeva se fosse il suo “delfino”), Roberto Libertà ed Eridiano Sirio. È proprio Renzo a far parlare maggiormente di sé. Dopo aver mosso i primi passi in politica sulle orme del padre ed essere diventato un giovanissimo consigliere regionale (a soli 22 anni), si dimette dopo appena 24 mesi, coinvolto nello scandalo per appropriazione indebita e uso improprio di fondi provenienti dal finanziamento pubblico ai partiti. È sempre Renzo a far discutere per la laurea ottenuta in Albania, dopo essere stato respinto tre volte all’esame di maturità.
Alcune curiosità
La ex moglie di Bossi, Gigliola Guidali, ha avuto di raccontare uno dei principali motivi della fine del primo matrimonio: le bugie dette dal “Senatùr”, che avrebbe millantato la professione medica, senza aver mai ottenuto la laurea. Una messinscena durata dalle nozze fino al 1981 e che ha preceduto la separazione l’anno dopo.
Il fondatore della Lega Nord ed ex segretario federale non ha mai avuto un profilo Facebook o un account Instagram, a differenza del suo successore attuale alla guida del partito, Matteo Salvini, attivissimo sui social.
La baby pensione della moglie
Oltre ai guai giudiziari suoi e della famiglia (anche la seconda moglie, Manuela Marrone, è stata al centro delle polemiche in quanto baby pensionata, che ha smesso di lavorare ad appena 39 anni, come riportato dal libro di Mario Giordano, Sanguisughe), anche il fratello Franco ha fatto discutere: è stato assistente di Matteo Salvini fino al 2009, pur in possesso della sola licenza di terza media.
Il 14 febbraio del 2019, quindici anni dopo l’ictus che lo aveva colpito e limitato nell’attività politica, Umberto Bossi aveva accusato un nuovo malore mentre si trovava nella sua casa di Gemonio, facendo temere per la sua vita.
Bossi torna in Parlamento
Quando ormai sembrava che Bossi avesse detto “addio” alla vita politica attiva, ecco che a settembre del 2022 è stato rieletto in Parlamento, nel collegio plurinominale di Lombardia 2 (Varese). La conferma, dopo voci iniziali di una sua esclusione, è arrivata dal Viminale in seguito a un riconteggio delle schede. In precedenza l’ex Senatùr aveva fatto il suo ingresso nell’aula della Camera per eleggere il nuovo capo dello Stato, in sedia a rotelle e molto dimagrito, con indosso una cravatta “verde padano” e pochette nel taschino della giacca in tinta. Ad accompagnarlo c’erano un assistente e Roberto Calderoli. Era apparso molto lucido e in vena di chiacchiere con i colleghi parlamentari.