Sempre più centri estetici in Italia hanno scelto di limitare o sospendere i servizi alla clientela maschile a causa di abusi e molestie alle lavoratrici.

Nonostante secondo i dati di Confestetica gli uomini siano il 20% del mercato totale e richiedano ormai molti tipi di trattamenti, sono tante le titolari che hanno rinunciato a questa fetta di fatturato per mettere al primo posto la tutela della sicurezza e della dignità di se stesse e delle proprie dipendenti.

Le estetiste iniziano a parlare

Non è un fenomeno solo attuale: episodi di molestie verbali, fisiche, finti equivoci sulla natura delle prestazioni ed esplicite richieste a sfondo sessuale non sono una novità. Negli ultimi anni però molte professioniste dell’estetica hanno scelto di raccontare e soprattutto di sbarrare le porte dei loro centri agli uomini, in alcuni casi anche solo per richieste ritenute a rischio, come l’epilazione inguinale maschile.

Il fenomeno delle molestie e delle attenzioni indesiderate non si limita ai singoli trattamenti considerati potenzialmente pericolosi, ma coinvolge gran parte dei servizi dedicati alla cura del corpo. Massaggi, pedicure, lampade solari sono tutti pretesti attraverso i quali i clienti chiedono alle estetiste una prestazione sessuale. Secondo Roberto Papa, presidente nazionale di Confestetica, associazione che rappresenta oltre 24 mila imprese del settore in Italia, i segnali d’allarme iniziano prima che il cliente entri al centro estetico: « I sospetti nascono già dalla prima telefonata per fissare un appuntamento. Accade che durante la conversazione – racconta Papa – si verifichino al telefono domande a sfondo sessuale, o richieste fuori luogo. Lì si intuisce che potrebbero verificarsi situazioni sgradevoli in cabina e quindi si chiarisce la natura dei servizi offerti con molta assertività».

Proprio per evitare queste circostanze un numero crescente di centri ha scelto la via della prevenzione. «Diversi centri – racconta il presidente di Confestetica – ci hanno segnalato di non effettuare più alcuni servizi agli uomini o di non consentire più l’accesso alla clientela maschile. All’origine c’è un problema culturale: si tende ancora a ritenere che questa professione possa fornire anche alcuni tipi di prestazioni che sono invece del tutto estranee».

No all’epilazione inguinale

A metterci la faccia pubblicamente è stata Jessica Cerboni, la titolare del centro estetico “La Grande Bellezza” di Roma che su TikTok e Instagram ha spiegato perché la sua struttura ha scelto di dire no a determinati trattamenti per gli uomini, come l’epilazione inguinale.

Una decisione maturata dopo anni di attività vissuti prima da dipendente e poi da proprietaria, segnati da ripetute molestie verbali e tentativi di approccio. «Quando avevo 21 anni – ci racconta – ed ero ancora dipendente mi è capitato di fare un massaggio a un uomo che, mentre lo trattavo, ha iniziato ad automassaggiarsi. Sono dovuta uscire dalla cabina. Ricordo ancora il disagio e l’angoscia».

Per difendere se stessa e il proprio staff Jessica ha scelto di introdurre una regola: far entrare solo uomini considerati “tracciabili”, ovvero mariti e fidanzati delle clienti, o amici di conoscenti diretti. Una scelta che comporta una rinuncia economica consapevole, ma necessaria per lavorare in serenità. «Non voglio vivere nella paura mentre lavoro – sottolinea la titolare del centro romano – eppure se sono sola in negozio, dentro una cabina con un cliente che non conosco so che potrei subire anche una vera e propria aggressione».

Discriminazione verso gli uomini?

E a chi nei commenti ai reel la accusa di “discriminazione” o persino di “scarsa professionalità” la risposta è netta. Dietro questa scelta non c’è nessun pregiudizio, ma la necessità di tutelarsi anche da tentativi piuttosto subdoli. « Una volta – ricorda Jessica Cerboni – dopo un semplice trattamento alle sopracciglia il cliente a iniziato a insistere per chiedermi di uscire insieme, trasformando un servizio professionale in una situazione di imbarazzo».

Le molestie si sono spostate nei centri orientali

Sembrerebbe che il fenomeno negli ultimi anni abbia subito delle variazioni legate ai cambiamenti del mercato e alla diversa gestione della clientela. Secondo i dati raccolti da Confestetica negli ultimi dieci anni, con la diffusione dei centri di massaggi orientali, la frequenza di questi tentativi di abuso nei centri estetici tradizionali si è ridotta. Un elemento che nasconde però una realtà ancora più grave perché le molestie non sono scomparse, ma si sono dirette nella maggioranza dei casi, verso lavoratrici più fragili, probabilmente prive di tutele contrattuali e con minori possibilità di denunciare.

La paura di denunciare

Si innesca così quel meccanismo psicologico che può schiacciare qualsiasi vittima di un abuso. In questo caso la paura di perdere il lavoro, il terrore di non essere creduta o di essere accusata persino di aver provocato il cliente, uniti al profondo senso di vergogna e solitudine. In questo scenario le più a rischio sono le estetiste più giovani.

Molto spesso ci si approccia a questa professione quando si è ancora minorenni, un’età in cui mancano gli strumenti emotivi per gestire clienti molesti e comprendere la natura dell’abuso. Per questo motivo il presidente nazionale di Confestetica sostiene con forza che sarebbe opportuno rivedere l’accesso alla professione, consentendo l’ingresso solo dopo un percorso formativo e scolastico più lungo e strutturato, che parta dalla maggiore età.

Le più rispettose sono le persone transessuali

Tra i dati di Confestetica emerge un riscontro positivo che riguarda il rapporto con la clientela transessuale. Come sottolinea il presidente nazionale dell’associazione di categoria in questo ambito il rispetto professionale è la regola: «Non si registrano praticamente mai episodi sgradevoli con i clienti transessuali che frequentano i centri estetici, che spesso richiedono l’epilazione laser su tutto il corpo e si dimostrano sempre molto rispettosi».