In Alto Adige parte dal 1° settembre un progetto pilota che prevede la contraccezione gratuita ai giovani tra i 14 e i 25 anni residenti nella Provincia di Bolzano. Non è una novità in Italia, perché altre Regioni si erano già mosse (Toscana ed Emilia Romagna in primis), ma la scelta della Provincia Autonoma di Bolzano segna uno spartiacque ben definito nelle politiche di sanità pubblica del nostro Paese.
La risposta della politica all’aumento delle IVG
Il progetto infatti non nasce da una decisione astratta, ma da una reazione immediata a dati epidemiologici preoccupanti sul territorio. Nel 2025, l’Alto Adige ha registrato un aumento delle interruzioni volontarie di gravidanza (IVG) del 13,3% rispetto all’anno precedente . Inoltre, il 24% di queste donne aveva già affrontato un’IVG in passato. Questi numeri dimostrano che l’informazione, da sola, è insufficiente se non accompagnata dall’accessibilità materiale ai mezzi contraccettivi. L’amministrazione ha quindi usato la contraccezione gratuita come lo strumento d’urgenza più efficace per spezzare questo ciclo e prevenire le gravidanze indesiderate.
Ma non solo. Seguendo la scia dell’Emilia-Romagna, l’Alto Adige ribadisce un concetto fondamentale: la contraccezione e la prevenzione non sono solo una responsabilità femminile. L’accesso ai contraccettivi gratuiti è infatti esteso ai giovani e giovani adulti di qualsiasi genere.
L’Aifa aveva bloccato il provvedimento sulla gratuità nazionale
Inoltre, mentre il provvedimento nazionale sulla gratuità della contraccezione dell’AIFA è bloccato dal 2023 per ragioni di bilancio, la Provincia Autonoma di Bolzano ha deciso di non aspettare le decisioni di Roma. Ha approvato una legge provinciale e ha stanziato autonomamente un budget di 500.000 euro per il primo anno per coprire interamente i costi con il proprio servizio sanitario. È la dimostrazione pratica che le autonomie locali possono superare l’immobilismo statale per tutelare la salute pubblica.
Come funziona il progetto pilota in Alto Adige
L’iniziativa altoatesina, che attua le disposizioni della legge provinciale sui consultori del 2025, non è un semplice esperimento locale, ma un’operazione di vera e propria ingegneria sanitaria strutturata. Il progetto pilota, della durata di un anno (fino al 31 agosto 2027), è sostenuto da uno stanziamento economico di circa 500.000 euro. I destinatari della misura sono i giovani (donne e uomini) tra i 14 e i 25 anni residenti in provincia e le fasce vulnerabili. Non esistono limiti di età e sono incluse donne vittime di violenza e persone inserite in percorsi socio-sanitari specifici (come il progetto Alba, dedicato al sostegno delle vittime di tratta e sfruttamento sessuale).
Non solo pillola ma anche profilattici gratuiti
Ciò che rende inattaccabile questo modello è che la gratuità non sia un automatismo da banco, ma l’esito di un percorso di consapevolezza. L’accesso ai metodi contraccettivi (pillola, anello, cerotto, impianto sottocutaneo e IUD) avviene attraverso una consulenza personalizzata e la visita ginecologica presso i consultori privati convenzionati o gli “Ambulatori dell’infanzia e adolescenza” all’interno dei reparti di ginecologia degli ospedali di Bressanone, Vipiteno e San Candido. Solo i profilattici vengono distribuiti direttamente nei consultori e negli ospedali, senza visita ginecologica ma dopo un colloquio informativo. La scelta della distribuzione gratuita anche dei profilattici sottolinea il doppio binario della prevenzione: gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili.
Le campagne informative non bastano
I dati dell’Alto Adige sulle IVG dimostrano che l’informazione, da sola, è insufficiente se non accompagnata dall’accessibilità materiale ai mezzi contraccettivi. La prevenzione cessa di essere un concetto astratto per diventare una necessità economica e sociale: il costo di un contraccettivo è infinitamente inferiore all’impatto sanitario e psicologico di una gravidanza indesiderata. Eppure, a fronte di queste evidenze, il processo decisionale nazionale appare paralizzato.
Il costo (minimo) della contraccezione gratuita in tutta Italia
Come dicevamo, nel 2023 la Commissione Tecnico-Scientifica (CTS) e il Comitato Prezzi e Rimborsi (CPR) di AIFA si erano espressi favorevolmente alla gratuità universale della contraccezione orale, deliberando l’inserimento in “Fascia A”. Il Consiglio di Amministrazione (CdA) dell’Agenzia però aveva bloccato il provvedimento per ragioni di budget. Il costo stimato per garantire la contraccezione gratuita a livello nazionale è di 140 milioni di euro annui. La decisione di negare tale investimento rappresenta un paradosso economico: si sceglie di non investire una cifra contenuta nella prevenzione, ignorando i costi sociali e sanitari molto più elevati derivanti dalle gravidanze indesiderate e dalle IVG.
La geografia dei diritti: un’Italia a quattro velocità
Questo vuoto di regia centrale ha costretto le Regioni a muoversi in ordine sparso, frammentando l’Italia in una geografia dei diritti profondamente diseguale. Il federalismo sanitario ha creato cittadini di serie A e serie B in termini di salute sessuale e riproduttiva.
La frammentazione regionale oggi può essere sintetizzata in quattro livelli di accesso, dove il “codice postale” determina l’effettiva esigibilità di un diritto. La Toscana è sul podio. Offre la copertura universale agli under 25, incluse persone AFAB (acronimo inglese di Assigned Female At Birth, cioè assegnate femmina alla nascita sulla base dei genitali esterni e delle caratteristiche biologiche osservate al momento della nascita) e studenti possessori della Carta unica dello studente. Si distribuiscono pillola, cerotto, anello, LARC e preservativi.
Seguono l’Emilia-Romagna e la Puglia. La gratuità è rivolta alle persone under 24-26, donne post-partum/post-IVG e fasce deboli (inclusi gli stranieri). In Lazio e Abruzzo si sta sperimentando la fornitura della sola pillola (dai 14 ai 21 anni), nelle Marche solo la spirale (IUD). In Piemonte e Lombardia sono state approvate delle misure ma spesso restano inattive.
Nelle restanti 13 regioni il costo della contraccezione è interamente a carico delle persone, senza alcuna agevolazione pubblica. Questa frammentazione non è solo un problema organizzativo, ma un tradimento della natura del Servizio Sanitario Nazionale, che dovrebbe garantire equità di trattamento indipendentemente dalla residenza.
La scelta dell’Alto Adige non deve restare un’eccezione
La Legge 405/1975, istitutiva dei consultori, definiva già cinquant’anni fa i contraccettivi come strumenti indispensabili per una genitorialità responsabile. Lo Stato ha il dovere non solo di informare, ma di fornire i mezzi necessari affinché la scelta della procreazione sia libera e consapevole. La prevenzione non è un costo da tagliare, ma un pilastro della dignità e della salute pubblica. Il modello Alto Adige, con la sua analisi rigorosa dei dati e il coraggio di investire risorse proprie, non deve restare un’eccezione. È responsabilità della politica nazionale trasformare queste sperimentazioni in uno standard di equità reale, ripristinando il principio di universalità del SSN affinché il diritto alla salute riproduttiva non sia più un privilegio dettato dal censo o dalla geografia.