Sanremo: il meglio e il peggio della quarta serata

08 02 2019 di Redazione

La serata dei duetti procede a ritmi serrati con l'esibizione di tutti i cantanti in gara. Tutti funzionano o quasi. Le nostre pagelle

Accorrete pubblico! Claudio Baglioni per dare il via alla quarta tappa di Sanremo 2019 indossa un completo carta di cioccolatino firmato Ermanno Scervino e si contorna di un balletto circense cantando “Acqua dalla luna”. Il festival mette sul tavolo la carta jolly dei duetti: 24 cantanti in gara più 32 ospiti. In tutto uno squadrone di 56 cantanti. Potrebbe essere la sera da non perdere, potrebbe essere anche una litania interminabile. Al termine, la prima premiazione decisa da una giuria d'onore presieduta da Mauro Pagani, composta tra gli altri da Serena Dandini, Beppe Severgnini, Joe Bastianich, Elena Sofia Ricci.

Virginia Raffaele indossa Philosophy di Lorenzo Serafini e sembra voler alzare il tiro: in molti hanno detto che, fino qui, ha osato troppo poco. Il primo look è un abito luccicante e aderente che promette bene.

Partono Shade e Federica Carta con niente di meno che Cristina D’Avena. Silenzio perché il trio è una vera incognita…. La regina delle sigle dei cartoni fa bella figura. Anche se, con l’aria che tira fuori dall’Ariston, stasera tornava utile cantare tutti insieme Oh-Lady-Lady-Oscar e dare una ripassata alla storia della rivoluzione francese.

Motta divide il palco con la grandissima Nada. Unica coraggiosa over 60 a presentarsi al festival con la sua faccia originale e senza un filo di trucco, la cantante toscana riesce a portare un po’ di consenso a questa bella canzone che non piace al pubblico sanremese.

Sotto a chi tocca: Irama e Noemi, un’accoppiata difficile da pronunciare come una poesia metasemantica, strillano un po’ troppo “La ragazza con il cuore di latta”, una canzone che a furia di sentirla comincia a entrare nelle orecchie.

Stasera il ritmo è forsennato, un duetto via l’altro per cercare si stare nelle oramai canoniche 4 ore. Pure troppo veloce! Si fa fatica a metabolizzare le esibizioni e quasi non ci si accorge che dopo la pubblicità sul palco c’è già Ligabue. Il rocker più schivo d’Italia si presta a un poco riuscito siparietto ma poi si rifà duettando con Baglioni sulle notte di “Dio è morto” di Guccini. È sempre karaoke ma di un certo livello.

Credits: Daniele Venturelli/Daniele Venturelli/WireImage

Claudio Baglioni

Credits: Daniele Venturelli/Daniele Venturelli/WireImage

Virginia Raffaele

Credits: Daniele Venturelli/Daniele Venturelli/WireImage

Francesca Carta, Cristina D'Avena e Shade

Credits: Daniele Venturelli/Daniele Venturelli/WireImage

Motta e Nada

Credits: Daniele Venturelli/Daniele Venturelli/WireImage

Giovanni Caccamo, Patty Pravo e Briga

Credits: Daniele Venturelli/Daniele Venturelli/WireImage

Ligabue

Credits: Daniele Venturelli/Daniele Venturelli/WireImage

Guè Pequeno e Mahmood

Credits: Daniele Venturelli/Daniele Venturelli/WireImage

Enrico Ruggeri e i Negrita

Credits: Daniele Venturelli/Daniele Venturelli/WireImage

Claudio Baglioni e Virginia Raffaele

Credits: Daniele Venturelli/Daniele Venturelli/WireImage

Il Volo e Alessandro Quarta

Credits: Daniele Venturelli/Daniele Venturelli/WireImage

Tony Hadley e Arisa

Credits: Daniele Venturelli/Daniele Venturelli/WireImage

Neri Marcorè e Nek

Credits: Daniele Venturelli/Daniele Venturelli/WireImage

 Virginia Raffaele

Credits: Daniele Venturelli/Daniele Venturelli/WireImage

Gli Ex-Otago e Brunori Sas

Credits: Daniele Venturelli/Daniele Venturelli/WireImage

Beppe Fiorello e Paola Turci

Credits: Daniele Venturelli/Daniele Venturelli/WireImage

Anna Tatangelo e Syria

Foto

Si torna in gara con Patty Pravo e Briga accompagnati da Giovanni Caccamo. Alla versione estetica di Patty 2019 non riusciamo a farci l’abitudine. Briga è vestito da cameriere ma con gli orecchini di Irama e Giovanni Caccamo è bello e basta. Alla fine Patty imita Virginia che imita Patty che imita Ornella e nemmeno la Raffaele riesce più a tenere la situazione sotto controllo.

Negrita, Enrico Ruggeri e Roy Paci cantano “I ragazzi stanno bene” e a vederli lì, con le loro divise da rockettari cento per cento, si direbbe che è vero.

Quelli de Il Volo erano fuori a firmare autografi e non hanno fatto in tempo a cambiarsi. Ah, no, è per adeguarsi ad Alessandro Quarta, grande violinista ma vestito da tipo poco raccomandabile. Davvero non se ne capisce il bisogno, forse temevano di intimorire il popolo se alle voci tenorili e allo strumento da conservatorio aggiungevano pure lo smoking. Preoccupazione superflua: standing ovation. I tre hanno il podio in tasca.

Arisa! Applausi prima di iniziare, e abbiamo già detto tutto sul gradimento popolare verso “Mi sento bene”. Per le ragazze degli anni Ottanta un momento attesissimo: c’è Tony Hadley degli Spandau Ballet e, intorno le coreografie dei Kataklò, ballerini acrobatici. Esibizione riuscita? Ma sì, è l’unica canzone orecchiabile del festival. Peccato solo per il tailleur uguale a quello di Paola Turci.

Mahmood con Gué Pequeno sono il momento trap del Festival. Il ragazzo ha voce e fin dalla prima sera si è esibito alla grande. Ha fatto breccia e, comunque vada la classifica, è sicuramente questa la canzone che conquisterà le radio. Anche Ghemon con Diodato e i Calibro 35 cantano bene una canzone che farà strada, “Rose Viola”. Il look di Ghemon è veramente elitario: non si osa dire che è assurdo perché viene il dubbio che invece sia fighissimo.

Si torna alla melodia. Francesco Renga con Bungaro e intorno a danzare Eleonora Abbagnato e Friedman Vogel. Ci chiediamo se a piacere (ma tanto!) sia più il cantante che la canzone. Poi c’è Ultimo, costretto da Fabrizio Moro a una versione urlata di “I tuoi particolari”. Forse il duetto con l’amico non lo aiuta.

Monologo di Claudio Bisio su giovani e paternità tratto da “Gli sdraiati” di Michele Serra. Sul palco con lui un concitato ma coinvolgente rap di Anastasio. La cosa che gli è riuscita meglio dall’inizio del festival. Nel frattempo ci si comincia preoccupare: Virginia Raffaele è sparita.

Nek canta una versione lenta di “Mi farò trovare pronto” con un meraviglioso Neri Marcoré che nemmeno Alberto Lupo con Mina. Vabbé, abbiamo esagerato, però l’esibizione è davvero super e ci fa rivalutare il brano, peraltro ispirato a una poesia di Jorge Luis Borges

Virginia Raffaele è tornata, ma è spettinata, mannaggia. Stasera però ha sfoggiato una serie di spacchi da urlo.

In sequenza vanno Boomdabash con Rocco Hunt (e i Piccoli cantori di Milano, bravi!), Zen Circus con Brunori Sas, e altre accoppiate che funzionano e migliorano di parecchio i brani in gara. Purtroppo comincia a diventare difficile emozionarsi o anche solo lasciarsi impressionare dalle esibizioni che si susseguono una sull'altra. Meritano ancora uno sforzo Paola Turci con Giuseppe Fiorello ma ormai è innegabile: il punto debole di questa edizione di Sanremo è anche la sua forza. È tutto troppo. Troppe le canzoni, le esibizioni, gli artisti, le serate. E troppo uniforme è lo show, paradossalmente per la qualità. Niente tormentoni, niente cadute di stile ma nemmeno picchi e sorprese. Quando da domenica ascolteremo i 24 brani in radio magari ci piaceranno tutti, ma ora, mentre alle 23.40 appare la scritta “fine prima parte”, ci si scopre stremati.

Noi teniamo ancora duro per Jack Savoretti che canta con gli Ex-Otago: ognuno ha i suoi miti. La giuria d’onore in prima fila guidata da Mauro Pagani è distrutta peggio del pubblico a casa e Baglioni si sente in dovere di invitarli a stare svegli fino alla premiazione del miglior duetto.

Achille Lauro e Morgan chiudono la sequenza sulle note della discussa “Rolls Royce”. L’accoppiata di scoppiati va alla grande, finalmente un po’ di show. Il brano sarà tra quelli che dribbleranno la classifica e prenderanno il largo fuori dall’Ariston.

E dopo aver ricordato che a Genova si inizia a smantellare il ponte Morandi, il miglior duetto va a… Motta con Nada! Vive proteste dal pubblico, ma a decidere è stata la giuria d'onore. Il voto popolare lo conosceremo domani sera.

Riproduzione riservata