Donna supermecato

Perché tante donne perdono il lavoro

In 2 mesi è successo a 99.000 italiane. Colpa della pandemia, certo. Ma anche di un Paese che non sostiene l’occupazione femminile. Adesso, però, abbiamo l’occasione di rimediare. Come spiega un’autorevole esperta

Fra le emergenze di cui il governo dovrà occuparsi ce n’è una che i numeri fotografano nella maniera più impietosa: negli ultimi 2 mesi del 2020, su 101.000 persone che hanno perso il lavoro, 99.000 erano donne. Se guardiamo all’intero anno, la “quota rosa” dei nuovi disoccupati è il 75% (379.000 su 520.000) e ha fatto scendere la percentuale di impiego femminile dal 51% al 48,2%, ancora più lontana dalla media Ue che supera il 62%.

La crisi Covid ha colpito i settori dove le donne sono la maggioranza

«I dati confermano come questa crisi sia un terribile amplificatore di criticità e diseguaglianze già presenti prima» commenta Veronica De Romanis, docente di Economia europea all’università Luiss, tra le firmatarie del manifesto Donne per la salvezza, che propone azioni concrete per colmare lo squilibrio. «Il Covid ha colpito duro in settori dove l’impiego femminile è più alto e i molti contratti atipici non consentivano di accedere al blocco dei licenziamenti: turismo, negozi, servizi come le pulizie e la ristorazione».

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La carriera femminile è più frammentata

Se il quadro attuale è questo, è perché la situazione era già compromessa in partenza. «In Italia le donne hanno retribuzioni più basse a parità di mansione perché entrano ed escono più spesso dal mercato del lavoro a causa degli impegni familiari. Per lo stesso motivo hanno impieghi più precari e faticano ad accedere a posti chiave anche in settori dove sono premiate dal merito, come scuola e sanità. Eppure numerosi studi mostrano che un aumento dell’occupazione femminile porterebbe fino a 7 punti in più di Pil» sottolinea De Romanis.

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Come ridurre la disoccupazione femminile?

Bisogna far sì che le donne siano “libere” di lavorare. Come ridurre la disoccupazione femminile? «Prima di tutto occorre facilitare le condizioni di accesso al mercato del lavoro» spiega De Romanis. «Vanno raddoppiati gli stanziamenti per gli asili nido e incrementate le altre misure di welfare, per consentire alle madri di essere più libere. Poi occorrono più incentivi alla formazione qualificata perché oggi solo il 16% dei laureati in materie tecnico-scientifiche, cioè quelle che offrono più sbocchi professionali, sono donne. Infine servono sistemi di controllo severi, con la possibilità di sanzionare le aziende e i capi che non fanno abbastanza per la parità, e magari un numero verde dedicato. Se continuiamo a correre con una gamba sola, non ci rimetteremo mai in pari».

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Il Recovery Fund è una chance unica

I 209 miliardi di euro destinati all’Italia dal piano europeo anticrisi sono preziosi per realizzare un cambio di passo. «È vero che l’Unione europea indica ambiti generali di intervento, come il green e la digitalizzazione» specifica De Romanis «ma è anche vero che invita a investire quei soldi in coerenza con i richiami fatti in passato agli Stati membri, e tra questi c’è quello del 2019 sulla necessità di migliorare l’accesso al lavoro delle donne».

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