C’è un male oscuro dietro ai tatuaggi di mia sorella?

11 07 2019 di Chiara Gamberale
<p><span>Illustrazione di Elisa Macellari</span></p> Credits: Elisa Macellari

Illustrazione di Elisa Macellari

Dal 2015 la scrittrice ha una rubrica su Donna Moderna dove si confronta con le lettrici sui problemi di coppia, sesso e relazioni affettive

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Cara Chiara, sono preoccupata per mia sorella: ormai da un paio d’anni sembra che non riesca a smettere di tatuarsi. Non nutro alcun preconcetto verso i tatuaggi, ci mancherebbe. Il fatto è che, oltre ad aver iniziato a incidersi di punto in bianco, e senza che in passato avesse mai manifestato il minimo interesse per questa pratica, mia sorella ha messo in mostra un’accelerazione impressionante. Ha già gambe e braccia ricoperte: ora ha iniziato con la schiena, e temo che di questo passo finirà per ricoprirsi dalla testa ai piedi. Ho cercato di farla ragionare, ma niente: sembra quasi che usi il proprio corpo come una lavagna. Peraltro si è laureata da poco ed è in cerca di lavoro: chi gliene potrà offrire uno, vedendola conciata così? Pensa che qualche tempo fa mi ha contattato il suo tatuatore di fiducia: anche lui mi ha detto meravigliato “Sta sempre qua!” Io credo che abbia sviluppato una sorta di dipendenza: forse al dolore fisico? Non lo so. Ho bisogno di un consiglio!

M.

Mia cara M., più che allarmarti, se tua sorella usa il corpo come una lavagna, perché non provi a fare qualcosa di diverso? Leggi. La sua (libera) scelta può avere mille motivi: disagio, felicità, moda... O forse, più semplicemente, si piace così. Qualunque sia la ragione, i tatuaggi rivelano storie, pensieri, testimonianze di vita che una persona sceglie di rendere espliciti al mondo. Tua sorella sta comunicando. Chiedile di spiegarteli uno a uno, e forse potrai capirla meglio. Se ci sarà bisogno, aiutala. Se invece quei segni ti racconteranno una storia felice, accettala. Esistono tante e troppe persone che portano dentro di loro cicatrici invisibili. Cicatrici che magari non creano problemi durante i colloqui di lavoro, ma che ci impediscono di capirle e sostenerle. Di quelle sì che dovremmo avere paura.

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