Il concorso straordinario per la scuola secondaria


Aperto il bando per il concorso straordinario: dall’11 luglio al 10 agosto ci si può candidare per ottenere l’immissione in ruolo nella scuola secondaria di primo e secondo grado

È iniziata la corsa alla cattedra per i precari della scuola che vogliono partecipare al concorso straordinario, che mette a disposizione in tutto 32mila posti. Dall’11 luglio al 10 agosto ci si può candidare per ottenere l’immissione in ruolo nella scuola secondaria di primo e secondo grado. Ma basteranno questi nuovi insegnanti a risolvere una parte del caos supplenze? Secondo gli addetti ai lavori no, perché l’emergenza sanitaria potrebbe far slittare i lavori persino al 2021, troppo tardi per la ripresa della scuola, che si spera avvenga a settembre.

Chi può partecipare al concorso strordinario

Al “concorsone” possono partecipare tutti coloro che hanno almeno tre anni di servizio nella scuola secondaria statale (anche su sostegno) dal 2008/2009 al 2018/2019. È ammesso anche chi ha terminato il triennio nell’anno scolastico appena concluso (2019/2020) nonostante il lockdown e che parteciperà con riserva. Almeno uno dei tre anni deve essere stato svolto nella classe di concorso per la quale si intende partecipare al concorso (ad esempio, matematica, italiano, ecc.). Sono ammessi anche insegnanti che hanno maturato i 36 mesi in una scuola paritaria o in una classe di concorso differente, ma solo allo scopo di ottenere l’abilitazione. Per i posti di insegnanti di sostegno occorre invece anche la specializzazione apposita.

La data: ancora da fissare

«La data del concorso non è ancora nota. Il bando (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.23/2020) fa riferimento alla fine dell’emergenza sanitaria, ma se – come sembra dalle indicazioni del Governo – questa sarà prorogata fino al 31 dicembre, anche il concorso slitterà, con un inevitabile caos a settembre per la mancanza di insegnanti e la consueta girandola di supplenze» spiega Alessandro Giuliani, direttore de La Tecnica della Scuola.

La prova sarà solo scritta

Il concorso sarà solo scritto, con cinque domande a risposta aperta e non a risposta multipla, come invece si ipotizzava in un primo momento. Assegneranno un massimo di 15 punti ciascuna. Il quesito di inglese, invece, varrà al massimo 5 punti. Il totale della prova scritta è di 80 punti e per superarla bisognerà raggiungere un punteggio minimo di 56/80.

Quanto costa e quanti posti sono disponibili

Il costo per partecipare al concorsone è aumentato da 40 a 50 euro, per ciascuna classe di concorso. «Questo significa che se un insegnante si candida a tre classi, ossia il massimo previsto, pagherà 150 euro» chiarisce Giuliani. A far discutere, però, sono anche i numeri: «I 32mila posti appaiono del tutto insufficienti: se in autunno occorrerà sdoppiare le classi per garantire il distanziamento, serviranno non solo più spazi ma anche molti più docenti. Si calcola che occorrerà almeno un docente aggiuntivo (nella scuola primaria) o di un docente per ogni disciplina (nella scuola secondaria), che si traduce in 120 mila insegnanti in più» spiega ancora Giuliani.

Quando si entra in ruolo

Una volta terminato il concorso si formerà una graduatoria con i vincitori che nell’arco dei tre anni successivi saranno immessi in ruolo. «Ma il 50% dei posti a disposizione spetterà, per legge, a chi è nelle GAE, le graduatorie di merito (quelle già esistenti, NdR), mentre il 50% andrà ai vincitori del concorsone, i cosiddetti idonei - spiega Giuliani - Ma molte classi di concorso sono esaurite, come per esempio matematica al nord, dove mancano insegnanti, mentre per altre le “liste d’attesa” sono molto lunghe. Una parte dei posti, inoltre, andrà anche ai vincitori del concorso ordinario». Insomma, il concorsone non risolverà i problemi, tanto che per fronteggiare l’emergenza a settembre si conta su altre due novità: le graduatorie provinciali e le call veloci.

Call veloci e graduatorie provinciali

«Nel primo caso, è permesso cambiare regione a chi lo desidera di farlo, a patto di rimanere nel nuovo territorio per almeno cinque anni. Nel secondo caso, invece, si amplia la possibilità di supplenze. In pratica si potrà fare domanda non solo a un numero limitato di istituti (10/20 a seconda dei titoli di studio), ma a tutta la provincia» spiega il direttore de La Tecnica della Scuola.

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