La Gen Z è la generazione più nostalgica in assoluto: noi lo sappiamo bene, ma ce lo confermano anche le ricerche di mercato, come la GlobalWebIndex condotta nel 2023, in cui emerge che “il 56% dei ragazzi nati tra la fine degli anni anni Novanta e il 2010 guarda agli anni Duemila con un sospiro, mentre il 15% dice di guardare più al passato che al presente o al futuro”. Forse è questo il motivo per cui io e i miei amici ci rivolgiamo alle vecchie serie tv per trovare un po’ di sollievo. Friends, The Office, Una mamma per amica sono diventati i capisaldi delle mie serate di relax sul divano. Di questo nostro piacere di immergerci nel passato si è occupata anche la rivista Wired, che motiva il nostro interesse con l’attrazione per “l’estetica anni ’90, le relazioni disfunzionali e quelle battute costruite come minuscoli origami perfetti” che costellano ogni episodio. Copioni prevedibili ma non scontati, dialoghi che concentrano in poche parole i piccoli drammi delle nostre giornate e le incertezze del nostro futuro.

Immedesimazione e rewatch

Infatti non è difficile immedesimarsi nella vita dei nostri personaggi preferiti e nei loro problemi. Quando ho lasciato la mia città per trasferirmi a Milano, mi sono sentita un po’ come Rachel nella prima puntata di Friends: sola, in una metropoli, ma con la fortuna di aver trovato dei coetanei con cui ricreare un piccolo nucleo familiare. E che dire dei drammi amorosi in O.C. o la vita d’ufficio in The Office? Le vicende di Marissa e Summer alle prese con le difficoltà delle loro prime relazioni e i rapporti tra colleghi guidati da un capo come Michael Scott hanno scandito le diverse fasi della mia vita, dall’adolescenza alla ricerca del primo lavoro. E così, sentendomi capita, non mi sono limitata a guardare solo una volta i singoli episodi, ma il rewatch stagionale delle mie serie vintage preferite è diventato un must. Mentre il mio futuro è fatto di strade nebulose e scelte difficili, mi consolo con storie che conosco a memoria; forse non saprò che lavoro farò tra sei mesi o se comprerò mai una casa: in compenso, conosco il futuro di Rori e sono sicura che Ross e Rachel torneranno insieme nell’ultimo episodio.

Una mamma per amica. Foto: IPA

Come l’accesso a internet ha cambiato il nostro rapporto col passato

Forse non è una novità che la nuova generazione ami recuperare vecchie tendenze ma, come si legge sul Common Reader, giornale della Washington University di St. Louis, nell’articolo How Gen Z Hears the Sirens of the Past (La Gen Z e il richiamo delle sirene del passato), la GenZ è la prima generazione a essere cresciuta con internet: “I bambini del futuro possono quindi rovistare nel passato come fossero in un supermercato e godere di accesso illimitato al più grande museo culturale, quale Internet, in modo poi gratuito e immediato”. Un enorme luna park della nostalgia, dove si trovano nello stesso momento le sitcom preferite dai nostri genitori e, ora, anche le nostre. Ma dove rischiamo di restare imprigionati.

Siamo tutti influenzati dal marketing della nostalgia?

Lo sa bene il marketing, che sfrutta questa tendenza, promettendo dei prodotti in parte nuovi e in parte collegati al passato. Ecco perché molte delle serie uscite negli ultimi anni sono reboot (cioè versioni inedite con nuovi personaggi di una trama già esistente), come The Paper per The Office, oppure remake (cioè il rifacimento di un’opera a distanza di tempo dall’originale), come la serie tv di Harry Potter che uscirà nel 2027. Probabilmente non avranno lo stesso impatto emotivo che gli originali hanno avuto su di noi ma, riproponendo un universo familiare e rassicurante, avranno la capacità di attirarci ancora e generare ascolti e successo.

Scena di The Office. Foto: IPA

La nostalgia: un sentimento pericoloso?

Starà a noi non rimanere imprigionati nel recinto del passato, un rischio concreto in cui siamo immersi proprio noi, gli adulti del futuro, quelli che dovrebbero guidare il mondo. A tranquillizzarci, viene in soccorso la scienza, che inquadrano la nostalgia come una sensazione complessa, ma non del tutto negativa. Sul Corriere della Sera i neurologi Andrea Stracciari e Angelo Fioritti la definiscono “un sentimento-cerniera”, cioè capace di di tenere insieme sensazioni passate e presenti e di rielaborarle in modo utile per i noi stessi di oggi. Come una galleria fotografica fatta di ricordi e di emozioni, che ogni giorno rimaneggiamo aggiungendo o togliendo singole istantanee, per dare significato alla nostra vita. Non preoccupiamoci, quindi, se riguardiamo per la decima volta lo stesso episodio di Friends: sulle note di I’ll be there for you stiamo ritrovando le nostre certezze, alla ricerca di una consolazione che ci aiuti a diventare più adulti.