Lavoro, conciliazione, gender pay gap. Questi sono solo alcuni dei temi su cui abbiamo scelto di concentrarci per il primo sondaggio della terza edizione del nostro progetto Libere e uguali. Per una nuova idea di parità, con l’obiettivo di scoprire a che punto siamo oggi.

Nel 2026 cade infatti l’ottantesimo anniversario dell’ottenimento del diritto di voto delle donne: un diritto fondamentale, che ha segnato l’inizio delle nostre libertà e che ci ha rese per la prima volta cittadine attive. Da allora si sono susseguite lotte, rivendicazioni, vittorie, eppure siamo ancora – come confermano i dati che abbiamo raccolto – le cittadine più svantaggiate. A che punto siamo, quindi, realmente? Quanto manca per raggiungere la parità effettiva? Ieri sera ci siamo incontrate al Base a Milano e, insieme a un team di esperte, abbiamo cercato di stilare alcune prime risposte.

Lavoro, conciliazione, gender pay gap: a che punto siamo?

A introdurre il primo talk è stata Eva Sacchi, Research Director Ipsos Doxa Public Affairs, che ha mostrato i primi risultati della ricerca realizzata da Ipsos Doxa sui diritti delle donne. Il sondaggio si componeva di 1.287 interviste a donne e uomini dai 18 ai 75 anni (tra cui un campione di nostri lettori e lettrici), alla cui elaborazione ha fornito supporto scientifico anche Osservatorio Maschile. La prima domanda riguardava le aree in cui, secondo gli italiani, sono stati conquistati i diritti più importanti. E le risposte, non senza sorprese, hanno visto in cima Salute (il 40% degli intervistati), Lavoro (32%) e Famiglia, pari opportunità (31%).

Entrando nel cuore della ricerca, però, abbiamo scoperto che secondo gli italiani le categorie che subiscono più ingiustizie nel mondo del lavoro sono le donne (48%), gli immigrati (37%), i giovani (35%) e le persone con disabilità fisiche (31%). Come ha sottolineato Francesca Panigutto, Head of Communication and fundrasing di Fondazione Libellula, questi dati fanno pensare: quanto più subiscono le donne che fanno esperienza di intersezionalità? Quando si parla di diritti delle donne e della loro esperienza, non si può prescindere dallo sguardo intersezionale, dall’inclusione delle differenze.

Lavoro, stress, carichi

La nostra ricerca sulle donne nel mondo del lavoro non poteva non prevedere anche domande sulla gestione di ansie e stress. Il tema della salute mentale, nel mondo del lavoro e non solo, è uno dei temi che più ci stanno a cuore. E gli italiani dimostrano di prenderlo sul serio. Tra le categorie più svantaggiate, venivano infatti menzionate le persone con problemi di salute mentale (18%) e neurodivergenti (10%).

Il benessere mentale al lavoro è importante, e per questo all’interno del sondaggio è stata dedicata una domanda anche al suo raggiungimento, che secondo gli italiani (54%) si raggiunge con una combinazione di obiettivi realistici e controllo dei carichi.

Il ruolo dei papà (e dei congedi)

Come ha sottolineato Francesca Panigutto, però, per le donne lo stress sul lavoro si unisce sempre al “lavoro sommerso”. Il lavoro di cura è ancora svolto maggiormente da noi, e pesa maggiormente sulle più fragili. «Sono ancora tantissime, troppe, le donne che non sono economicamente indipendenti e pur lavorando non possono far fronte alle spese», ha spiegato. «Così una famiglia o una gravidanza impongono una scelta tra lavoro di cura e carriera».

Su questo gli italiani sono d’accordo, e vedono tra le principali soluzioni l’aumento dei congedi retribuiti (35%), sia per genitori che per caregiver. L’ostacolo, persino con i congedi che già spettano di diritto, è soprattutto culturale e strutturale. I dati che abbiamo raccolto parlano chiaro: i diritti, anche se non sono abbastanza, ci sono, ma non tutti si sentono liberi di usufruirne. A commentare queste evidenze è stata Paola Andreozzi, Head of Business Communication di Valore D, che ha parlato della necessità di cambiare la narrazione culturale. «Servono cambiamenti strutturali, certo, ma è il pensiero che l’uomo venga meno alla sua responsabilità se smette di lavorare che deve cambiare».

C’è posto per te: le istituzioni dalla parte delle donne

Il secondo talk della serata era dedicato a COB23 di Afol Metropolitana, progetto nato nel 2023, rivolto alle donne tra i 30 e i 44 anni della Città Metropolitana di Milano. Come ha raccontato Alessia Capello, Assessora allo Sviluppo Economico e Politiche del Lavoro del Comune di Milano, si tratta di un progetto rivoluzionario: è infatti la politica che finalmente si attiva per le donne, contattandole direttamente al telefono con proposte di lavoro o formazione. Al centro dell’interesse ci sono le donne che hanno lasciato il lavoro, o sono state licenziate, in quella fascia d’età. Afol, dopo il primo contatto, incontra singolarmente le donne per studiare insieme a loro un piano di reinserimento lavorativo e valutare la condizione della persona nel suo complesso.

In questi anni, grazie a questo progetto, sono tantissime le donne che sono state in grado di riempire i buchi nel curriculum, rimettersi in gioco con corsi e opportunità di formazione e persino reinserirsi nel mercato del lavoro. Una di loro è salita sul palco a raccontare la sua storia, emozionandoci tutte.

Un passo avanti, ma la strada è ancora lunga (e in salita)

«l risultato forse più sorprendente è stato aver mostrato alle aziende quanti talenti rischiavano di perdersi», ha raccontato Chiara Lattuada, Responsabile Club tematici di CCI France Italie, commentando il progetto svolto insieme al Comune di Milano e Afol Metropolitana. «Ma il problema delle donne nel mondo del lavoro è che le loro prospettive e i loro bisogni non sono presi in considerazione abbastanza», ha chiarito Orsola Razzolini, Presidente di Afol Metropolitana.

«Il diritto del lavoro continua a parlare di lavoratore e famiglia, lo stesso le politiche sui diritti che spesso non colgono le differenze e pensano solo ai disoccupati come gruppo omogeneo. Noi abbiamo provato a concentrarci sulle differenze e dialogare con le persone: perché una donna si allontana? Come si fa a reinserirla? L’assunzione è già un momento lontano, bisogna lavorare prima e anche valorizzare le competenze attuate nel periodo senza lavoro, con una collaborazione attiva».

L’esperienza milanese, positiva e preziosa, deve stimolare un dibattito che va portato avanti a livello centrale, nazionale. «Se siamo d’accordo sul fatto che il reinserimento delle donne è obbligatorio, dobbiamo capire come utilizzare le risorse per aiutarle», ha concluso.

Cruda e Nuda, concludere col sorriso

Alice Mangione

È stata una serata ricca di spunti, di ispirazioni, di idee. Abbiamo avuto la dimostrazione di quanti passi avanti abbiamo fatto, ma anche di quanto ancora serva prima di poter parlare di parità. Ma non volevamo lasciarci con un sorriso amaro: ecco perché la nostra ultima ospite è stata Alice Mangione, comica e attrice, che con il suo Cruda e Nuda ci ha ricordato il brutto e il bello di essere donne oggi.

Le shopper di Essence, un omaggio a tutti i presenti dopo l’incontro.

Abbiamo riso delle nostre insicurezze, degli stereotipi con cui ancora dobbiamo fare i conti, e di tutto il peso che ogni giorno portiamo sulle nostre spalle senza lasciarci abbattere. Ci siamo ricordate che essere donne è una fatica magnifica, e che essere insieme, tra amiche, compagne e colleghe, in serate come questa, è una festa a prescindere.

Libere e Uguali è stato riconosciuto iniziativa del Patto per il Lavoro di Milano ed è stato realizzato con la collaborazione scientifica di: Università degli Studi di Milano, Università degli Studi di Milano Bicocca-Osservatorio Pari Opportunità, Fondazione Libellula, MyEdu, Permesso Negato, Osservatorio Maschile, Valore D.

Con il supporto di: Dolomiti Energia, essence, Generali, Banca Mediolanum, Mundys, Wind Tre.