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Fase 2: come funzionano gli ospedali

Nelle prossime settimane negli ospedali si lavorerà a pieno regime, sabato compreso. Bisogna smaltire le liste d’attesa ma anche garantire la sicurezza che serve in un momento così delicato. Lo raccontano cinque medici in prima linea

È iniziata anche per gli ospedali la fase 2, un obiettivo che solo un mese fa sembrava irraggiungibile. «Tutte le strutture hanno dimostrato grandi capacità nell’emergenza, con la rapida conversione in ospedali-Covid» spiega Francesco Ripa di Meana, direttore generale degli IFO, Istituti Regina Elena e San Gallicano di Roma. «Ora a tutti viene richiesto un ritorno alle abituali attività, anche se niente sarà più come prima: i nuovi comportamenti che ci ha imposto il coronavirus saranno il comune denominatore delle attività future».

A partire dall’accesso. Ogni paziente viene munito di mascherina e deve essere sottoposto al controllo della temperatura. Non può più essere accompagnato da parenti o amici, unica eccezione per i disabili. Se da una parte limitare il numero di persone presenti in ospedale è una scelta obbligata per proteggere i malati e il personale sanitario dal rischio di infezione, dall’altra fa allungare le liste di attesa. «Molte strutture pubbliche si stanno organizzando per estendere l’orario di lavoro anche di sabato» spiega l’esperto. «Quello che mesi fa sembrava un progetto irrealizzabile, oggi diventa possibile perché lo shock del coronavirus ci ha imposto dosi massicce di flessibilità».

E per favorire questi cambiamenti nel decreto Rilancio appena approvato una voce importante è proprio quella relativa all’assunzione di nuovo personale sanitario. «La fase 2 rappresenta anche il momento giusto per ridisegnare la cosiddetta continuità delle cure». continua il professor Ripa di Meana. «Lo specialista ospedaliero deve prevedere anche la presenza in videoconferenza del medico di base. Nel mio istituto questa procedura è già stata attivata e ha due conseguenze positive: il paziente viene seguito meglio e il numero di ricoveri diminuisce». Intanto ci si organizza per garantire assistenza e sicurezza in questi mesi di uscita dall’emergenza.

Il ricovero in ospedale

Almeno in questa fase, non sono permesse le visite ai parenti ricoverati: telefonate e videochiamate diventano il modo per restare distanti ma uniti.«Sono cambiate anche le modalità relative al ricovero» chiarisce Giuseppe Musumeci, direttore della Struttura complessa di cardiologia, all’ospedale Mauriziano di Torino. «Da noi il paziente non fa più fermate intermedie in accettazione e in amministrazione, ma viene portato direttamente nella sua camera».

Il pronto soccorso

Col calo dell’emergenza riprende a funzionare come al solito ma i protocolli prevedono particolari cautele. Al momento infatti, tutte le persone che arrivano al pronto soccorso vengono considerate potenzialmente infette. Questo significa che ogni paziente viene sottoposto al tampone e aspetta il risultato in una stanza isolata per un paio d’ore. Il discorso cambia però in caso di urgenze che richiedono un pronto intervento come succede se si sospetta un ictus, una trombosi o un infarto. In questi casi, viene attivata la procedura cosiddetta “fast track”. «Il paziente non passa dal pronto soccorso, ma viene subito ricoverato e trattato» spiega il dottor Giuseppe Musumeci. «Ma il tutto avviene in una sala operatoria separata con un’équipe medica che ha tutte le protezioni previste nei reparti Covid. Il tampone viene eseguito mentre il paziente è in terapia intensiva».

Le visite

Tutti ci siamo ritrovati a peregrinare da un piano dell’ospedale all’altro per le visite di controllo. Non succederà più. «Le prestazioni sono state accorpate» spiega il dottor Musumeci. «Da noi in cardiologia per esempio, tutto avviene in un’unica stanza con la presenza dello specialista. E nell’arco di 30 minuti, il paziente viene sottoposto alla visita di controllo e agli esami di routine necessari». Qualche precauzione in più per le persone con difese immunitarie particolarmente compromesse dalle terapie o dalla patologia. Per fare due esempi, i malati di artrite reumatoide o i pazienti oncologici. «Analisi ed esami, tranne in casi particolari, vengono eseguiti nei centri più vicini a casa, con l’invio dei referti via mail» sottolinea Filippo de Braud, direttore della Struttura di oncologia medica I all’Istituto dei Tumori di Milano. «Lo stesso vale per la visita di controllo: il primo contatto deve essere telefonico. E se non emergono criticità, il paziente rimane a casa».

Gli esami

Ora si torna a eseguire anche gli esami che erano stati sospesi nei due mesi di emergenza. Compresi quelli che richiedono un contatto, viso a viso, tra specialista e paziente, come i controlli dermatologici e quelli oculistici. «Nel nostro caso per esempio tutte le apparecchiature per la fluorangiografia retinica e per il laser sono munite di plexiglass in modo da avere una barriera in più oltre alla mascherina» sottolinea Fulvio Bergamini, direttore dell’Unità operativa di oculistica dell’Istituto Auxologico Capitanio di Milano. «E in caso di interventi ambulatoriali come le iniezioni intravitreali, lo specialista indossa l’apposita visiera protettiva». In tutte le fasi della visita in cui la distanza col medico è inferiore a un metro, il paziente deve rimanere in silenzio per contenere l’espulsione di droplet.

Gli screening

I controlli per la salute del seno, dell’utero e del colon sono stati i primi ad essere sospesi. Risultato, nei Paesi bassi hanno ipotizzato una diminuzione del 25% delle diagnosi precoci. Per questo in Italia stanno già riprendendo: le prime a mettersi in moto sono Emilia Romagna, Toscana e Veneto. «Le Regioni si stanno organizzando, ovviamente in base allo stato locale dell’emergenza Covid» sottolinea Giordano Beretta, presidente AIOM, l’associazione che riunisce gli oncologi italiani. «Per evitare le liste d’attesa in alcune città si sta valutando di coinvolgere più centri, con controlli anche nei mesi estivi e almeno sei giorni su sette». Quando gli esami richiedono un contatto ravvicinato, come nel caso della mammografia, gli operatori indosseranno una visiera. Tutte le attrezzature utilizzate, come da prassi, verranno sanificate dopo ogni controllo.

COSÌ FUNZIONERANNO I COVID HOSPITAL

Il decreto Rilancio, manovra che il ministro della Salute Speranza ha descritto come la più imponente di sempre, prevede uno stanziamento per l’allestimento di Covid-Hospital. Il modo in cui verranno organizzati cambierà in base agli spazi disponibili. Se in alcune strutture ospedaliere si può trattare di un piano dedicato in altre verranno organizzati palazzi con percorsi separati. Gli ospedali si stanno attivando per essere pronti in autunno, quando potrebbero risalire i contagi. Al Cardarelli di Napoli, punto di riferimento per il Sud, utilizzeranno una palazzina già esistente. All’istituto Humanitas di Milano verrà costruito ex novo un edificio.

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