Rinascere a 60 anni non solo è possibile, ma diventa sempre più un fenomeno diffuso. Complice l’allungamento della vita, ma anche la possibilità di rifarsene una – magari dopo una separazione – sono sempre di più le donne che danno una svolta e imparano che alcune tappe, come la menopausa, non rappresentano la fine, ma spesso un nuovo inizio. Lo dimostrano, in modo leggero e ironico, Veronica Pivetti e Carla Signoris, in tv con Balene”, ma anche tante storie di 60enni, meno note di loro.
Vivere da “over 60” di oggi
Sarà un caso, ma l’arrivo in tv della nuova serie Balene coincide con un momento di maggiore attenzione nei confronti delle 60enni. Evelina e Milla, in fondo, rappresentano molte donne di questa età, alle prese con un passato a volte ingombrante, ma anche decise a non rimanere con le mani in mano. Alcune hanno dovuto affrontare separazioni e divorzi, magari dopo una vita sacrificata (anche nel lavoro) per il partner e la famiglia. Ma capita anche che da over 60 si provi la classica “sindrome da nido vuoto”, perché la maternità è arrivata più in là negli anni.
L’identikit delle nuove sessantenni
«Avere 60 anni oggi non è come un tempo e non occorre tornare indietro di così tanto. Fino a pochi anni fa, infatti, una donna sessantenne si sentiva già vecchia e uso volutamente questa parola perché è quella che anche nei nostri incontri mi sono sentita dire più volte», premette Virginia Vandini, sociologa e presidente dell’Associazione Valore del Femminile, che si occupa di valorizzazione del mondo femminile. Vandini, quindi, spiega: «Oggi a cambiare è stata soprattutto la percezione che il mondo femminile ha di se stesso».
Cambia l’orologio biologico, ma anche la società
È indubbio che anche fisicamente le donne (e gli uomini) dimostrino meno anni di quelli che realmente hanno, complice una maggiore cura e attenzione all’aspetto estetico, alla forma fisica e anche alla salute. «Anche l’orologio biologico si è spostato, la maternità arriva più tardi, ma aggiungerei che spesso non arriva neppure, per scelta – sottolinea la sociologa – Ora è venuta meno l’identificazione ferrea tra l’essere donna e madre: se prima il potere generativo si esprimeva solo attraverso il dare alla luce dei figli, oggi c’è la consapevolezza che si può essere madri in modo diverso, non solo biologicamente, ma madri di progetti, attività e iniziative. Da un punto di vista sociologico oggi la donna si sente comunque realizzata anche dedicandosi ad altro», dice Vandini.
La menopausa non è la fine di tutto
A proposito di anagrafe, esiste una tappa fondamentale nella vita femminile, che è rappresentata dalla menopausa e che può segnare un passaggio importante a una nuova fase, o almeno aprirne la strada: «Senz’altro la menopausa è più vista come una “fine”, ma come l’inizio di una second life. È un passaggio esistenziale che, se accolto con consapevolezza, rende la donna fertile anche in questa fase della sua esistenza. Si capisce che si può continuare a generare – con forza – in modi forse più creativi e liberi, senza condizionamenti sociali, che comunque in parte resistono: sposarsi e avere figli restano dei pressing latenti, ma meno forti», insiste l’esperta.
La storia di Sara
È in questa fase della vita che qualcuna prende (o riprende) in mano la propria vita e inizia un nuovo capitolo, come ha fatto Sara Cook, esattamente a 60 anni. Come racconta The Guardian, la donna inglese, dopo gli studi in medicina e il lavoro in un laboratorio di ematologia, aveva lasciato la sua professione per dedicarsi ai figli, in home schooling e ai quali lei faceva da insegnante. Poi i primi segnali del bisogno di voltare pagina, sorti già intorno ai 40 anni: «Cosa hai fatto finora nella tua vita, a parte crescere i figli?», si chiedeva, pensando: «Ero una studentessa brillante con una laurea». Poi quanto è toccato a loro andare all’università, ecco la domanda cruciale: «Cosa faccio, adesso? Chi mi riconoscerà mai l’insegnamento ai miei figli come crescita personale?».
Il coraggio di cambiare vita
Sara, quindi, ha prima cercato di “reinventarsi” con una qualificazione da guida montana, poi da insegnante di inglese per stranieri e con un lavoro part-time, organizzando escursioni che unissero la scoperta della natura all’apprendimento della lingua. Il suo obiettivo era semplicemente tenersi occupata e non essere economicamente dipendente dal marito, dal quale nel frattempo si era separata. «Questo è un esempio molto comune di quello che spesso accade alle dopo i 50 o 60 anni – spiega Vandini – Quando non ci sono più famiglia o figli a cui badare ci si può sentire come davanti a un bivio. Oppure può accadere che donne manager, anche professionalmente soddisfatte, sognino un cambiamento, semplicemente perché usurate».
Cosa occorre per rimettersi in gioco
Sara ha venduto tutto ciò che aveva, casa compresa, e ha comprato una bicicletta, una tenda, uno zaino capiente e un biglietto aereo per Vancouver, in Canada. Ma invece che tornare in Inghilterra dopo sei mesi, ha raggiunto il sud America in sella e non si è più fermata. Una scelta di vita radicale, non da tutte, ovviamente: «È una decisione drastica, che sicuramente va vista in un contesto specifico. Ciascuna donna ha il suo vissuto e per qualcuna può essere molto sfidante, specie se il percorso compiuto fino a quel momento è stato molto tradizionale o legato a routine e schemi consolidati. Ma rilanciarsi è sempre possibile», spiega la sociologa.
La ristrutturazione mentale
«Per farlo occorre una ristrutturazione a livello mentale, si deve rimettere tutto in discussione, il che può accadere più facilmente tra i 40 e i 60 anni, complici eventi importanti, come una separazione, ma anche la perdita dei genitori. Spesso questo costringe a realizzare che si dovrà fare affidamento soltanto su se stesse. Molte donne, allora, mettono in discussione e ridefiniscono le loro precedenti convinzioni, che in realtà magari erano condizionamenti». Un altro elemento che può entrare in gioco è l’effetto della rete dato dalle (nuove) frequentazioni: «Alcuni incontri, che non si limitino all’aperitivo pre-serale, possono essere molto stimolanti, motivanti e orientanti. Il suggerimento, quindi, è di ricordare che siamo esseri in evoluzione, ma dobbiamo anche metterci in condizione di cambiare», conclude la presidente dell’Associazione Valore del Femminile.