Filomena Gallo avvocata

Filomena Gallo, l’avvocata dietro il referendum sull’eutanasia

Considerata l’erede morale di Emma Bonino, Filomena Gallo ha dedicato la propria vita alla difesa dei diritti civili. E adesso, in pochi mesi, ha raccolto una cifra record di adesioni per far votare gli italiani sull’eutanasia legale. «Il cuore della politica passa dal corpo delle persone»

Capelli nero corvino, tono di voce caldo come il vento che sferza le coste mediterranee dove è cresciuta, carattere sensibile e tenace. Filomena Gallo è avvocato e segretario nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e in questa doppia veste ha combattuto, e vinto, alcune importanti battaglie per la libertà di scelta nel campo della disabilità, del fine vita, della procreazione assistita. Quest’anno è stata la “regista” della campagna di raccolta firme, che ha raggiunto cifre record, per i referendum sull’eutanasia legale e la liberalizzazione della cannabis.

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Avvocato o avvocata? Le chiedo come preferisca essere chiamata. «Io, in realtà, non mi sono mai posta il problema» risponde. «Ancora oggi, a 53 anni e dopo tanta attività in Tribunale, capita che qualcuno si rivolga a me con il nome di battesimo o con “Dottoressa”, che è il titolo dei praticanti in attesa di superare l’esame di Stato. Questo non succede ai colleghi: è come se con una donna si ritenesse di dover assumere un atteggiamento più accogliente e morbido. Spiace, certo, ma penso che siano sottigliezze: le vere battaglie sono quelle per i diritti civili».

Diritti civili: sono le parole che ripete più spesso, insieme a libertà di scelta, quando parla del referendum sull’eutanasia. «È in gioco l’uguaglianza in materia di diritti tra malati in condizioni diverse tra loro. Alcune forme di eutanasia sono già consentite in Italia, per esempio rifiutando le cure, interrompendo i trattamenti vitali o ricorrendo al suicidio assistito. Ma ci sono anche storie come quella di Daniela, una donna con un tumore incurabile, che non ha potuto sceglierla perché non riceveva terapie considerate un sostegno vitale» spiega. E vuole sgombrare il campo da equivoci anche sul quesito sulla cannabis: «Si depenalizzerebbero alcuni reati legati alla coltivazione di questa sostanza e solo di questa. Non si apre la strada alla liberalizzazione di tutte le droghe».

Un’avvocata che si batte per i diritti civili

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Nata a Basilea, in Svizzera, Filomena è orgogliosa delle sue origini meridionali: papà campano e mamma siciliana, è cresciuta nel paese paterno di Teggiano, in provincia di Salerno, divisa tra gli studi di Giurisprudenza e la campagna. «Ancora oggi quando voglio rilassarmi mi dedico alle piante e ne respiro il profumo, ricordando colori e odori della terra in cui andavo con i nonni da bambina».

Esperta cassazionista, specializzata in Diritto minorile, pubblico e di famiglia, è una profonda conoscitrice delle questioni etiche e bioetiche, materia che ha anche insegnato all’università di Teramo, prima di dedicarsi all’attività istituzionale. «Una strada che ho intrapreso dopo la laurea. Io ho potuto studiare grazie al sostegno della mia famiglia, ai sacrifici loro e miei. Ho seguito una tabella di marcia serratissima e se devi affrontare le difficoltà quotidiane non hai tempo per la politica. Quando ho iniziato a esercitare, ho seguito casi delicati, ho conosciuto coppie che desideravano figli che non potevano avere e malati ai quali ho spiegato che il nostro Servizio sanitario nazionale è magnifico, ma spesso è limitato da ostacoli burocratici» spiega l’avvocato Gallo, che in un recente post su Facebook ha scritto: «La nostra classe dirigente sembra avere paura delle libertà, ma un Paese che sceglie la libertà invece del controllo è un Paese che guarda al futuro. Il cuore della politica passa dal corpo delle persone».

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L’erede morale di Emma Bonino

Poi l’incontro con Marco Pannella, Marco Cappato ed Emma Bonino, di cui oggi qualcuno la considera l’erede morale. «Se così fosse, ne sarei molto onorata, anche se ho il timore di non esserne all’altezza. Ciascuno di noi vive le battaglie con la propria personalità, ma in nome di un diritto di tutti» spiega Filomena, che ha guidato il team di avvocati di Cappato nel caso di dj Fabo, che ha sancito il diritto al suicidio assistito, a certe condizioni, anche in Italia.


«Quando le persone mi riconoscono per strada, mi mostrano sostegno. E questo mi commuove: penso sia frutto di una ritrovata voglia di partecipare. La stessa dimostrata dalle code ai gazebo per le firme»


«Con Marco Cappato c’è una continua collaborazione, così come con Emma c’è quel rapporto di profonda amicizia che c’era anche con Marco Pannella, l’unico autorizzato a chiamarmi con un diminutivo. Per lui ero “Minuccia”, il nomignolo che aveva scelto senza sapere che era lo stesso usato da mia mamma. Le uniche altre eccezioni sono i bambini, che mi chiamano “zia Filo”. Come Vittoria, la figlia di una coppia che ha lottato per ricorrere alla procreazione assistita» racconta Filomena Gallo. Continua a battersi per il diritto alla nascita di quei figli, lei che non ne ha avuti. «C’è stata un’epoca in cui avrei voluto avere tanti bambini, ma non c’erano le condizioni di vita. Poi ho avuto due aborti spontanei e infine col mio compagno non ci abbiamo più provato. Se ci fosse stata la possibilità nei sarei stata contenta, ma non la vivo come un’assenza» confessa.

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L’impegno civile ha portato Filomena Gallo anche a temere per la sua vita. Era il 2009 quando trovò nella cassetta della posta una lettera intimidatoria. «Ho avuto paura e sono stata per un periodo sotto protezione in occasione di eventi pubblici. Mi avevano installato anche le telecamere sotto casa, ma poi sono state tolte perché costavano troppo. Comunque oggi la situazione è cambiata: per strada capita piuttosto che qualcuno mi riconosca e mi dimostri vicinanza e sostegno, e questo mi fa commuovere. Penso sia frutto di una ritrovata voglia di partecipare, la stessa che ci ha permesso di raccogliere le firme per i due referendum».

I referendum su eutanasia e cannabis

Per l’eutanasia legale ne sono state raccolte ben 1,2 milioni, di cui 400.000 digitali sul sito del comitato promotore; quelle sulla cannabis sono 630.000 e tutte online. Si tratta delle prime di questo tipo in Italia, dove solo a luglio è stata introdotta la possibilità di raccogliere le adesioni ai referendum anche via web. «È una novità, che arriva dopo un periodo di pandemia in cui si è fatto ricorso alla tecnologia in tanti ambiti. Ma non dimentichiamo neppure le code ai gazebo di gente che, con la mascherina indosso, ha manifestato la voglia di riappropriarsi della propria vita e della possibilità di scegliere. Il numero delle firme fa capire che ci sono persone che se la sentono di percorrere tutte le strade possibili per arrivare a risposte concrete che la politica, invece, sembra freddamente non voler offrire».

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→ Cosa chiedono i referendum su eutanasia e cannabis

→ L’8 ottobre sono state depositate in Cassazione le firme per il referendum sull’eutanasia. Se la Corte Costituzionale lo riterrà ammissibile (probabilmente a gennaio) il capo dello Stato fisserà il voto tra il 15 aprile e il 15 giugno. In caso di vittoria dei sì, sarà possibile l’eutanasia “attiva” che permette, tramite precise azioni, di porre fine alla vita di un malato che lo voglia, «allo scopo di alleviarne le sofferenze». Rimarrà reato in caso di persona incapace, minore o il cui consenso sia stato estorto con violenza o minaccia.
→ Il 28 ottobre c’è stato il deposito delle firme per il referendum sulla cannabis, che avrà lo stesso iter. Se vincessero i sì, si eliminerebbe il reato di coltivazione, sarebbero cancellate le pene detentive per ogni condotta legata alla cannabis e la sanzione amministrativa del ritiro della patente.

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