Il nome Bugonia deriva da un mito sulla rinascita raccontato nelle Georgiche di Virgilio, mentre la storia è in realtà un remake. Con nuovi personaggi e ambientazioni, Yorgos Lanthimos presenta a Venezia una nuova versione della commedia fantascientifica coreana Salviamo il pianeta verde!, scritta e diretta da Jang Joon-hwan, che per gli amanti del cinema è un piccolo capolavoro. E i temi che tratta, dalla questione ambientale a quella delle conseguenze del capitalismo estremo, parlano della realtà che viviamo ogni giorno. Ma con il suo sguardo inconfondibile, nel corso delle due ore di pellicola sembra di stare in un altro mondo. E arrivare pronti a quello che succede è quasi impossibile.
Bugonia, la trama e il mito a cui si ispira
Il film segue le vicende di pochissimi personaggi: il protagonista è Teddy (Jesse Plemons), un giovane invasato che dopo un’emergenza capitata alla madre finisce in forum online in cui si prova l’esistenza di alieni con l’obiettivo di distruggere l’umanità. Convinto che Michelle, la CEO di un’azienda farmaceutica, sia in realtà un’aliena (Emma Stone), “forma” il cugino Don (Aidan Delbis). Insieme, i due organizzano così un rapimento e sperano farsi portare su una navicella spaziale per salvare la Terra.
Lanthimos non è solo un regista, ma è a tutti gli effetti un intellettuale che con il cinema cerca sempre di raccontare storie su più livelli. Lo fa anche in questo caso, con una trama che per tanti versi è “molto sua”, e si rifà grazie a numerosi dettagli a un mito greco. La Bugonia è infatti una sorta di prequel del mito di Orfeo ed Euridice: la ninfa muore scappando da Aristeo, pastore e agricoltore che si innamora di lei e la insegue, e ciò porta Orfeo a cercarla all’inferno. Mentre gli amanti si trovano e perdono, Aristeo capisce di aver deluso gli Dei, che uccidono tutte le sue api. Per cercare di rimediare, il pastore offre loro in sacrificio quattro buoi (o due, a seconda della storia), e ottiene dunque il perdono: dalle loro carcasse vede infatti rinascere le sue api.
Emma Stone, una star “dell’altro mondo”
Musa di Lanthimos dopo il grande successo di Poor Things (che le è valso diversi Oscar), Emma Stone è la grande stella anche in questo progetto. Nel ruolo di Michelle, ci porta nel mondo fatto di lusso e privilegi di una donna potente, ma è dopo il rapimento che torna a mostrare il suo talento con il linguaggio del corpo.
Mentre la preda, nel pieno della tensione, cerca di manipolare il rapitori e fargli credere prima di essere e poi di non essere un’aliena, è impossibile non restare sbalorditi dalla sua espressività. Il personaggio di Michelle è imperscrutabile: un concentrato di razionalità e moralità, in apparenza, ma nel corso della trama (in pieno stile Lanthimos) si scopre che non è affatto così.
Alieni, uccisioni e podcast di cospirazioni: sci-fi, ma non poi così tanto
Ma a rendere intenso ogni minuto di Bugonia, oltre alla regia magnetica di Lanthimos, è l’attinenza con la realtà della storia. Pur essendo chiaro sin dall’inizio che molti dei personaggi sono invasati, le loro argomentazioni piene di parole “semi-scientifiche” e i fenomeni irrazionali a cui credono fermamente sono convincenti. Il loro impegno verso la causa, che entrambi sono convinti essere l’unico modo per «rendere la Terra un pianeta in cui si sta bene di nuovo», ricorda quello che si vede così spesso (e per le cause più varie) sui social.
Michelle spiega, in un tentativo di far ragionare Teddy, delle echo chambers (letteralmente, «camere d’eco»), un fenomeno reale che impatta largamente la nostra permanenza online. Gli algoritmi ci portano a vedere solo i contenuti che diffondono idee simili alle nostre, impedendoci di fatto di renderci conto di quando sbagliamo. La vita di Teddy, fatta di podcast con “esperti” degli alieni, invenzioni fatte in solitudine al pc e rinunce per «rafforzarsi» è quella di tanti ragazzi fragili, che ogni giorno vengono manipolati da “fuffa guru” o incel nei vari forum online.
E anche se il finale (che non riveleremo) rischia di mettere in dubbio questa tesi, il film di Lanthimos è – come sempre – caos puro, shock e rischio. Ma soprattutto è una storia di fantascienza che di fantastico, a ben vedere, ha molto poco. E questo la rende anche un po’ horror.