La violenza, specie quella di genere, ha molte forme. La manifestazione in forma di male fisico è quella più evidente, ma spesso è conseguenza di molestie quotidiane che passano inosservate. Uno «Stai zitta» durante una conversazione, una spinta “di avvertimento”, umiliazioni più o meno velate. Raccontarla, anche al cinema, significa partire proprio dalle discriminazioni di cui non ci si rende conto. Per comprendere che i campanelli d’allarme non vanno mai ignorati.
Negli ultimi anni anche il cinema si è fatto portavoce delle lotte contro le violenze di genere, e anche quest’anno i racconti in gara al Lido affronteranno l’argomento con diverse prospettive. Da sempre i film non sono solo un modo per raccontare altri mondi, ma anche i problemi di quello in cui viviamo. E la vita da cittadine di serie B delle donne è una questione che non interessa solo l’Italia e l’occidente, ma il mondo intero. Ecco perché all’interno della selezione presente alla Mostra del Cinema di Venezia sono in particolare tre i film che racconteranno la violenza, le discriminazioni e le sfide che le donne affrontano ogni giorno.
A Venezia i film sulla violenza: After the hunt
Il più atteso alla Mostra del Cinema di Venezia è sicuramente After the hunt, il film fuori concorso di Luca Guadagnino che porterà Julia Roberts per la prima volta al Lido. La trama ricorda molto Tàr (2022), per cui Cate Blanchett – protagonista nel ruolo di Lydia, accusata di abusi da uno studente – è stata nominata agli Oscar.
Nel film di Guadagnino la protagonista è invece la professoressa Olsson (Julia Roberts), amica e collega di Henrik Gibson (Andrew Garfield). Il loro rapporto si incrina quando Maggie Price (Ayo Edebiri), studentessa modello, confessa a Olsson di aver subito una molestia dal professore. Lei finisce in una spirale di paura e dubbi: non ha ragione di dubitare della studentessa, ma Gibson è un amico intimo che non avrebbe mai creduto potesse fare una cosa simile. Mentre si chiede se credere alla presunta vittima o all’amico, lei stessa ha un segreto oscuro che custodisce. E che questa storia, se vera, potrebbe esporre.
Di After the hunt sembra si parlerà parecchio, anche perché non è chiaro dal trailer quale sarà la morale. Guadagnino è da sempre un maestro nel creare discussioni, e sa come sfruttare le ipocrisie della nostra epoca. Aumenta infatti la consapevolezza riguardo a violenza e disuguaglianze, ma molti temono l’avanzare della “cultura woke”, ed è difficile affermare in precedenza che direzione sceglierà il regista.
Nühai (Ragazza), la Cina non è poi così lontana
Più chiaro è invece il punto di vista di Shu Qi, regista e scenografa di Nühai (Ragazza). Dopo una carriera da attrice, a Venezia esordirà con un film originale e pieno di spunti di riflessione. La storia è ambientata in Cina, e ha come protagoniste due bambine che hanno un nome simile, ma due vite opposte. Una vede nell’amica l’incarnazione dei sogni che lei ha represso, e così risveglia l’ambizione che credeva sopita. Ma la madre, reduce da un passato di difficoltà e disperazione, le ricorda che per una donna desiderare troppo può essere pericoloso, specie in un paese che non riconosce il suo valore.
Quello di Qi è un racconto intenso, generazionale, che porta sullo schermo le ombre di una società, quella cinese, ancora vittima di contraddizioni e pregiudizi. Ma è anche una storia che parla di tutte, perché ci ricorda che finché non siamo tutte libere, sotto sotto non lo è nessuna.
Padre vs Madre in L’isola di Andrea
Più difficile da catalogare è invece L’Isola di Arturo, che a suo modo è un dramma familiare, ma colpisce la definizione usata per presentarlo durante la conferenza stampa che ha anticipato l’inizio del festival. Si è parlato di un «film sul teso rapporto tra uomini e donne», a descrivere la battaglia legale di due genitori da poco divorziati per la custodia del figlio.
I protagonisti sono Marta (Teresa Saponangelo) e Guido (Vinicio Marchioni), due genitori che vengono costretti ad affidarsi al tribunale per i minorenni per la loro separazione. A rendere la situazione particolarmente dura è proprio il piccolo Andrea, di soli 8 anni. E così su richiesta del magistrato, i genitori e il bambino cominciano ad approfondire ciò che vorrebbero dal futuro. Vengono costretti a riflettere su cosa li ha fatti soffrire, e su tutti i “non detti” che hanno portato alla scelta di separarsi.
Ma Andrea soffre, sente di star perdendo tempo, e di dover scegliere tra due genitori che ama allo stesso modo. E loro, ciechi, lottano strenuamente attendendo di sfinirsi a vicenda. Tutti alla ricerca di un equilibrio, ma nel frattempo in uno stato di tensioni che esplode in una vera e propria guerra: madre versus padre, ma anche uomo versus donna.