Alice ed Ellen Kessler, le celebri gemelle che dagli anni Sessanta in poi hanno segnato la televisione europea e italiana, sono morte nella loro abitazione di Grünwald, vicino a Monaco di Baviera.

La causa della morte delle gemelle Kessler inizialmente aveva creato dubbi nel pubblico, soprattutto per il fatto che era avvenuta nello stesso momento per le due donne. Poi però il quotidiano tedesco Bild ha chiarito la situazione parlando di suicidio assistito. Al momento non ci sono conferme ufficiali a questa teoria. Le due sorelle avevano 89 anni e vivevano da tempo in due appartamenti contigui nella cittadina bavarese.

La morte delle gemelle Kessler

Secondo quanto riferito da Bild, le gemelle Kessler sono state trovate senza vita nella casa di Grünwald. Il quotidiano tedesco ha diffuso per primo la notizia, poi ripresa da diversi media.

Le gemelle, secondo il quotidiano tedesco, avrebbero optato per il suicidio assistito, una pratica che in Germania è consentita a determinate condizioni, molto differenti dall’Italia. La persona – spiega la Bild – deve “agire responsabilmente e di propria spontanea volontà”, essere maggiorenne e avere la capacità giuridica. Chi assiste il defunto, inoltre non può eseguire personalmente l’atto letale poiché ciò costituirebbe “eutanasia attiva”, che è vietata. Da parte di polizia e autorità locali non ci sono al momento conferme ufficiali su cause, dinamiche o circostanze specifiche.

Chi erano Alice ed Ellen Kessler

Alice ed Ellen Kessler approdarono in Italia nel gennaio 1961, dopo aver già costruito una solida esperienza in Germania e a Parigi: nate a Nerchau, in Sassonia, nel 1936, iniziarono lo studio della danza all’età di sei anni e a undici si esibirono nel corpo di ballo del Teatro d’Opera di Lipsia. In Germania Ovest si fecero conoscere al Palladium di Düsseldorf, poi tra il 1955 e il 1960 si esibirono al celebre Lido di Parigi come parte delle Bluebell Girls. L’Italia divenne per loro il palcoscenico del successo: furono protagoniste fin da subito del varietà di casa Rai, partecipando a programmi come Giardino d’inverno, diretto da Antonello Falqui, con la regia di Don Lurio e l’orchestra del maestro Gorni Kramer.

Il loro ingresso nel cast di Studio Uno rappresentò l’apogeo: grazie a numeri coreografici di grande impatto visivo e alla sigla di apertura Da-da-un-pa, divennero incarnazione del varietà italiano degli anni Sessanta. Sul palco italiano incarnarono uno stile raffinato ed elegante: sincronia perfetta nei movimenti, costumi scintillanti, ma sempre con quella cifra di modernità che faceva contrasto con la televisione dell’epoca. Non mancarono anche approcci al cinema leggero, al teatro musicale e alle campagne pubblicitarie (celebre quella per le calze Omsa) che fecero delle loro «lunghe gambe» un simbolo estetico per quegli anni.