Quando nel 1986 arrivò nelle sale 9 settimane e 1/2, Mickey Rourke divenne uno dei volti più desiderati di Hollywood. Lo sguardo intenso, il fascino ribelle e quell’aria da uomo tormentato contribuirono a trasformarlo in un’icona degli anni Ottanta. Stasera il film torna su Rai 2 e offre l’occasione per riscoprire una pellicola che all’epoca fece scandalo, ma anche la parabola sorprendente del suo protagonista.

Perché la storia di Mickey Rourke è una delle più insolite del cinema americano: una carriera partita tra successi e consacrazione, passata attraverso il ring della boxe professionistica, segnata da numerosi interventi al volto e culminata con un clamoroso ritorno sul grande schermo.

9 settimane e 1/2, il film scandalo che è diventato un cult

Diretto da Adrian Lyne e interpretato da Mickey Rourke e Kim Basinger, 9 settimane e 1/2 racconta una relazione intensa e ossessiva tra un broker di Wall Street e una giovane gallerista. Al momento dell’uscita il film fece discutere per le sue scene erotiche, considerate molto audaci per l’epoca. In diversi Paesi subì tagli e modifiche, alimentando ulteriormente il dibattito attorno alla pellicola.

La critica si divise, ma il pubblico premiò il film. Con il passare degli anni, quella che inizialmente era stata vista come una provocazione si è trasformata in un’opera simbolo del cinema degli anni Ottanta. Ancora oggi molte immagini del film, dalla celebre scena del frigorifero alle atmosfere sensuali costruite da Lyne, fanno parte dell’immaginario collettivo.

Anche Kim Basinger ha recentemente ricordato con affetto quell’esperienza, smentendo le voci di una presunta ostilità con Rourke sul set.

Da sex symbol a interprete inquieto

Negli anni Ottanta Mickey Rourke sembrava destinato a diventare una delle più grandi star di Hollywood. Dopo film come Rusty il selvaggio, L’anno del dragone e Angel Heart, il successo di 9 settimane e 1/2 consolidò la sua immagine di attore affascinante e imprevedibile.

Mickey Rourke e Kim Basinger in 9 settimane e 1/2

Ma Rourke non si è mai sentito a suo agio nel ruolo di sex symbol. Nel corso degli anni ha scelto spesso personaggi tormentati, lontani dai canoni dell’eroe hollywoodiano. Il rapporto difficile con l’industria cinematografica e alcune decisioni professionali controcorrente finirono per rallentare la sua ascesa.

A differenza di molti colleghi della sua generazione, non ha cercato di costruire un’immagine rassicurante. Ha preferito seguire strade imprevedibili, anche a costo di allontanarsi dal successo.

La parentesi nella boxe che gli cambiò la vita

All’inizio degli anni novanta Rourke prese una decisione che sorprese Hollywood: lasciò temporaneamente il cinema per dedicarsi alla boxe professionistica, una passione coltivata fin da ragazzo. Combatté diversi incontri e subì numerosi traumi fisici.

Negli anni successivi l’attore ha raccontato di aver riportato fratture al naso, danni agli zigomi e altre lesioni al volto. Quelle ferite avrebbero avuto conseguenze durature sul suo aspetto.

La boxe rappresentò per lui una sfida personale, ma anche una fase molto dura. Quando tornò al cinema, il pubblico trovò un uomo profondamente cambiato rispetto all’idolo che aveva fatto innamorare milioni di spettatrici negli anni Ottanta.

Gli interventi al volto e una trasformazione molto discussa

Negli ultimi vent’anni l’aspetto di Mickey Rourke è diventato spesso oggetto di commenti e curiosità. L’attore ha spiegato più volte di essersi sottoposto a interventi chirurgici soprattutto per riparare i danni subiti durante la carriera pugilistica. In diverse interviste ha ammesso che alcuni risultati non furono quelli sperati.

Le fotografie che confrontano il Rourke degli anni Ottanta con quello attuale mostrano una trasformazione evidente. Tuttavia, ridurre la sua storia alla chirurgia plastica sarebbe semplicistico. Dietro quei cambiamenti c’è il percorso di un uomo che ha vissuto molte vite: attore, pugile, divo, outsider e protagonista di una delle più sorprendenti rinascite del cinema contemporaneo.

La rinascita con The Wrestler

Quando molti lo consideravano ormai una stella del passato, Mickey Rourke riuscì a sorprendere tutti. Nel 2008 interpretò Randy “The Ram” Robinson in The Wrestler di Darren Aronofsky. La sua performance gli valse il Golden Globe, il BAFTA e una candidatura all’Oscar come miglior attore.

Il personaggio di un lottatore in declino sembrava riflettere molti aspetti della sua stessa esistenza. Quel ruolo segnò il suo grande ritorno e ricordò al pubblico il talento che aveva reso speciale il giovane attore di 9 settimane e 1/2.

Da villain, guerrieri e outsider: il Mickey Rourke degli ultimi anni

Negli ultimi vent’anni Mickey Rourke ha costruito una seconda carriera molto diversa da quella che lo aveva reso celebre negli anni Ottanta. Il fascino enigmatico e seducente di 9 settimane e 1/2 ha lasciato spazio a personaggi duri, segnati dalla vita, spesso ai margini della società.

Dopo il successo di The Wrestler (2008), ha interpretato fra gli altri il mercenario Marv in Sin City e Sin City – Una donna per cui uccidere, il villain Ivan Vanko in Iron Man 2 e il re Iperione nel kolossal mitologico Immortals. Negli anni successivi è apparso in numerose produzioni indipendenti e film d’azione, scegliendo quasi sempre ruoli da antieroe, criminale o combattente.

Una trasformazione che riflette anche il suo percorso personale: lontano dall’immagine patinata del sex symbol che aveva fatto perdere la testa a milioni di spettatrici, Rourke ha finito per incarnare sullo schermo uomini fragili, feriti e complessi.

Oggi Mickey Rourke continua a essere una figura divisiva, lontana dagli standard di Hollywood. Ma proprio per questo resta uno dei personaggi più spiazzanti dello showbiz americano, fra cadute e ripartenze, scelte controcorrente e imprevedibili.