Altro che Guerra dei Roses: qui lo scontro è unicamente tra figlia e genitori. Lei, però, non è una qualunque: è Ireland Baldwin, figlia di Alec Baldwin e Kim Basinger, e ai genitori vip non ha risparmiato parole al vetriolo a mezzo internet. «Compio 30 anni, rifletto e schivo la mia famiglia di narcisisti», ha spiegato nel blog “30, Flirty, and Surviving”, sulla piattaforma Substack. L’ex modella ha anche parlato di una «infanzia solitaria», «cresciuta senza due genitori in casa e senza fratelli a cui rivolgersi», come ha riferito a Us Weekly.
Figli contro i genitori (anche tra i vip)
Molto più di uno sfogo estemporaneo, che fa riflettere sui possibili scontri all’interno della famiglia e con le persone che dovrebbero rappresentare i propri punti di riferimento. Ma quante volte non è così? Fin dove è normale avere attriti e dove invece è indice di ferite profonde? Casi analoghi (di vip e non) sembra non siano così rari. Basti pensare a Matilda Lucidi, la figlia di Bianca Balti nata dalla relazione con il fotografo Christian Lucidi, che ad appena 6 anni aveva scelto di vivere col padre. All’epoca la bambina, forse a causa del momento critico vissuto dalla Balti a causa dell’abuso di alcol e droghe, aveva ridotto al minimo i contatti con la madre, di fatto crescendo con l’altro genitore e i nonni. Poi, però, da due anni si è assistito a un riavvicinamento. Per Ireland Baldwin, invece, pare sia il momento della resa dei conti.
Quando il rapporto con i genitori è traumatico
«Entro nei 30 anni con molto meno peso sulle spalle», ha scritto Ireland Baldwin, raccontando: «Questo peso era causato dalla necessità di continuare a sopportare i miei familiari narcisisti, inaffidabili e tossicodipendenti, di cui pensavo di aver bisogno nella mia vita». «A volte – ha proseguito – ho avuto un’infanzia solitaria ed è per questo che sono cresciuta sentendo il bisogno di conquistare certe persone nella mia famiglia. Per qualche motivo, la loro approvazione e i loro elogi erano significativi per me». A quanto pare, però, a 30 anni la figlia delle due star holliwoodiane è riuscita a trovare il coraggio di parlare di ciò che la tormentava: «Niente è stato più liberatorio che realizzare finalmente quanto siano velenose queste persone. Così, mi sono addentrata nei miei trent’anni con la consapevolezza che è così che si spezzano questi cicli».
Aumentano le famiglie narcisistiche
«In effetti ciò di cui parla Ireland Baldwin è un fenomeno che si riscontra anche in famiglie comuni, tra le quali aumenta il tratto narcisistico. Sono quelle in cui si punta molto sul successo personale dei genitori, che passa attraverso quello dei figli: i figli diventano lo specchio di questo successo, sono la rappresentazione di una parte della loro immagine. L’effetto sui figli è che questi si sentono tali solo nella misura in cui sono testimonial di questo successo», spiega Carlo Trionfi, Psicoterapeuta e Direttore di Centro Studi Famiglia – Psicologia.
Il senso di abbandono dei figli
Per Ireland Baldwin la situazione è stata certamente peggiorata anche da alcuni episodi traumatici, come quando scoprì un messaggio vocale del padre in cui la definiva «un porcellino maleducato, sconsiderato». Inesistenti, invece, i rapporti con i 7 fratellastri nati dal matrimonio del padre con Hilaria Baldin. «Lo “sfogo” di Ireland Baldwin può essere compreso, insieme al senso di abbandono: diversamente da un’organizzazione familiare più tradizionale, dove i figli hanno più paura delle punizioni dei genitori se non rispettano le regole, in questi casi si teme l’abbandono. Si pensa di non meritare lo sguardo del genitore, se non si è all’altezza delle sue aspettative. La conseguenza è la sensazione di solitudine e rabbia, alla base poi del conflitto familiare», sottolinea Trionfi.
Le fasi più critiche del rapporto genitori-figli
Che alcune dinamiche siano in aumento, dunque, trova riscontro tra gli esperti, come il fatto che in genere avvengano in certe fasi della vita: «Per un genitore esiste un primo momento delicato, dopo il parto e durante l’infanzia, se si fatica a vedere il figlio come un essere che non sia più parte di se stessi, ma anche in adolescenza, quando i ragazzi cercano una propria affermazione che magari non corrisponde alle aspettative dei genitori – chiarisce Trionfi – Se questo conflitto non si risolve, però, può proseguire nel corso degli anni, sia nel rapporto con i genitori, sia con altre persone con le quali si hanno relazioni».
Figli contro i genitori: come superare i traumi
Proprio Ireland Baldwin aveva manifestato una certa sofferenza durante la gravidanza, quando aveva confessato di aver attraversato un periodo difficile, di solitudine («È difficile non essere vicini alla famiglia perché sono idioti con cui non voglio avere niente a che fare», aveva scritto sui social). «Per superare certi traumi occorre acquisire la giusta sicurezza in se stessi, capire che non si ha bisogno dell’approvazione del genitore per avere un proprio equilibrio, che non è necessario doverlo compiacere. La Baldwin sembra confermarlo, nell’affermare: «Mia figlia (Holland, 2 anni, nata dalla relazione con il fidanzato RAC, NdR) non ha bisogno di conoscere queste persone e io posso proteggerla da loro».
Il peso delle separazioni conflittuali
D’altro canto il peso delle separazioni nella primissima età può influire molto sulle relazioni tra genitori e figli, in particolare la contesa per l’affido. È accaduto anche ad Ireland Baldwin, i cui genitori – sposati nel 1993 – divorziarono appena due anni dopo la sua nascita, per poi scontrarsi duramente in tribunale per ottenerne la custodia. «Le separazioni, quando conflittuali, aumentano in modo esponenziale le problematiche interpersonali: sono un grande potenziatore, anche perché i genitori invece che occuparsi delle problematiche del figlio, sono presi dalla propria dimensione conflittuale con l’ex partner», conferma Trionfi.
Meno conflittuali, più attenzione ai bisogni dei figli
«Accade certamente nelle famiglie di personaggi noti, con una maggiore esposizione mediatica, ma succede anche a persone comuni. Fortunatamente non si tratta della maggioranza dei casi, perché le separazioni che finiscono in Tribunale sono circa il 20% di quelle complessive e sono in calo», conferma lo psicoterapeuta. Ci sono, quindi, persone che sono in grado di dirsi addio anche evitando attriti che ricadono sui figli e ciò accade solo se «non prevale il bisogno personale rispetto a quello del figlio o se non c’è desiderio di rivalsa verso l’altro genitore. In una parola, se l’organizzazione familiare, come detto, non è di tipo narcisistico, perché questa porta inevitabilmente a una maggiore conflittualità».