Scena di Barbie, con Margot Robbie

La trasformazione da brutto anatroccolo a cigno è un grande classico del cinema, che abbiamo imparato a conoscere fin da bambine. Dietro questo fatidico glow-up, però, si nasconde un messaggio fastidioso: l’idea che una ragazza, per piacere e contare nella trama, debba per forza cambiare look e diventare più carina, sexy, à la page. Come se conformarsi agli standard estetici fosse la vera chiave per far funzionare la vita.

Perfino il dizionario Merriam-Webster ha registrato il termine, definendolo come un drastico miglioramento del proprio aspetto fisico. Un concetto che nasconde una trappola sottile, quasi a presupporre che la nostra normalità precedente non bastasse. È lo specchio di un immaginario che oggi possiamo riguardare con occhi diversi, decostruendo il cliché attraverso questi 11 film. Un po’ per gioco, un po’ perché “quando ci vuole ci vuole”.

Il diavolo veste Prada (2006)

Andy Sachs (Anne Hathaway) è una brillante aspirante giornalista che non sa nulla di moda, ma quando ottiene un lavoro nella redazione della prestigiosa rivista Runway, per non mettere a rischio il posto, è costretta a cedere ai diktat estetici della spietata direttrice Miranda Priestly (una straordinaria Meryl Streep, candidata all’Oscar per il ruolo). Dopo lo stravolgimento del look, tra abiti firmati e tacchi vertiginosi, il successo arriva subito, ma a un prezzo altissimo: il progressivo (e temporaneo) allontanamento dai propri affetti e da se stessa. Un glow-up patinato che si rivela, alla fine, una prigione dorata. A vent’anni di distanza, Andy e Miranda sono tornate a confrontarsi nel sequel Il diavolo veste Prada 2, uscito nell’aprile 2026, insieme agli altri super personaggi interpretati da Emily Blunt e Stanley Tucci.

Stregata dalla luna (1987)

Trovare l’amore sconvolge i piani di Loretta Castorini (Cher, premiata con l’Oscar come migliore attrice), una vedova italoamericana rassegnata a un imminente matrimonio di convenienza. Ma quando incontra Ronny (Nicolas Cage), il fratello del suo promesso sposo, e scopre una passione travolgente, il film traduce questo risveglio interiore anche in una metamorfosi estetica: una seduta dal parrucchiere per coprire i capelli grigi, un nuovo abito elegante e un paio di scarpe rosse sigillano visivamente la sua rinascita. Vincitore di tre statuette, Stregata dalla luna racconta però una trasformazione che, prima ancora che estetica, è interiore. Il nuovo look è una scelta di Loretta, il simbolo di una donna che torna a sentirsi viva e, soprattutto, decide di non accontentarsi più. Per una volta, un glow-up che ci piace tantissimo.

The Substance (2024)

Scena di The Substance con Demi Moore
Demi Moore in The Substance

Al compimento dei 50 anni, la star televisiva Elisabeth Sparkle (Demi Moore, premiata con il Golden Globe per questa interpretazione) viene licenziata perché considerata troppo vecchia dal suo produttore. Disperata, decide di iniettarsi una sostanza illegale per generare una versione di sé più giovane e perfetta, Sue (interpretata da Margaret Qualley), ma la situazione le sfugge presto di mano. Diretto dalla regista francese Coralie Fargeat e premiato a Cannes per la migliore sceneggiatura, oltre che con l’Oscar per il miglior trucco e acconciatura, The Substance è un body horror satirico che mostra la deriva mostruosa di un glow-up estremo e autolesionista, in cui una donna è disposta letteralmente a distruggersi pur di allinearsi agli standard di eterna giovinezza imposti da sempre al corpo femminile.

Ugly Betty (2006-2010)

Menzione d’onore per questa serie tv cult degli anni 2000, vincitrice di due Golden Globe e tre Emmy, dove la protagonista Betty Suarez (America Ferrera) è una ragazza brillante, ma distante anni luce dai canoni di bellezza tradizionali. Con i suoi occhiali dalla montatura vistosa, l’apparecchio ai denti e gli abbinamenti improbabili, dopo essere stata assunta nella prestigiosa rivista di moda newyorkese Mode subisce continue umiliazioni a causa del suo aspetto. Il racconto mostra come il mondo del lavoro pretenda l’omologazione estetica prima ancora di riconoscere il talento. E svela un piccolo paradosso: dopo quattro stagioni passate a sfidare gli stereotipi, anche Betty si arrende e finisce per cambiare look, abbandonando proprio quei dettagli un po’ buffi che l’avevano resa unica al mondo.

Mean Girls (2004)

L’ingenua Cady Heron (Lindsay Lohan) è cresciuta in Africa e si ritrova catapultata nella giungla sociale di un liceo dell’Illinois. Qui decide di infiltrarsi tra le Plastics, le compagne più spietate e popolari della scuola, capitanate dalla perfida Regina (Rachel McAdams). Quello che inizia come un semplice cambio di abbigliamento per farsi accettare dal gruppo si trasforma presto in una vera e propria mutazione psicologica, dimostrando come l’adeguamento forzato agli standard di popolarità possa finire per stravolgere anche i valori di una ragazza. Scritto da Tina Fey e diventato un cult generazionale, Mean Girls ha ispirato un musical di Broadway e un nuovo adattamento cinematografico, uscito nel 2024.

Barbie (2023)

Margot Robbie in Barbie
Margot Robbie in Barbie

In una chiave capovolta e geniale, Barbie Stereotipo (Margot Robbie) vive nella perfetta Barbieland finché non subisce un improvviso glow-down: comincia a pensare alla morte, scopre di avere la cellulite e i suoi piedi, da sempre arcuati per indossare tacchi vertiginosi, diventano piatti. Per risolvere il problema decide di avventurarsi nel Mondo Reale, dove scopre quanto il corpo femminile sia costantemente osservato e giudicato. Diretto da Greta Gerwig, campione d’incassi e vincitore dell’Oscar per la migliore canzone originale, Barbie ribalta il cliché: la vera conquista non è raggiungere una perfezione di plastica, ma liberarsene. E scoprire che essere umane, con tutte le nostre imperfezioni, è molto più interessante che essere perfette.

Do Revenge (2022)

In questa commedia dark di Netflix, le due protagoniste, Eleanor (Maya Hawke, già vista in Stranger Things) e Drea (Camila Mendes, Riverdale), fanno un patto segreto per vendicarsi dei loro bulli scambiandosi i bersagli. Drea, ex reginetta del liceo caduta in disgrazia dopo la diffusione di un suo video intimo, spinge la timida ed emarginata Eleanor a subire una radicale metamorfosi estetica per trasformarla in una ragazza chic e magnetica. Il nuovo look diventa così una vera arma sociale, necessaria per infiltrarsi tra i ragazzi più ricchi della scuola e colpirli dall’interno. Un gioco di vendette e manipolazioni che strizza l’occhio ai teen movie degli anni Novanta.

Pretty Princess (2001)

La vita della goffa quindicenne Mia Thermopolis (Anne Hathaway, al suo debutto cinematografico) viene stravolta quando scopre di essere l’unica erede al trono del piccolo principato di Genovia. Sotto la guida della severa nonna, la regina Clarisse Renaldi (Julie Andrews), deve imparare a comportarsi come una principessa. Il suo cambio di look, con tanto di capelli lisciati, lenti a contatto e lezioni di etichetta, non è una scelta di stile, ma una trasformazione imposta per renderla presentabile agli occhi della famiglia reale. Diretto da Garry Marshall, questo classico Disney racconta così un paradosso: per diventare ciò che è destinata a essere, Mia deve prima rinunciare a ciò che la rende riconoscibile. Anche se, alla fine, sarà proprio la sua autenticità a fare di lei una principessa diversa dalle altre.

Come tu mi vuoi (2007)

Cristiana Capotondi in Come tu mi vuoi
Cristiana Capotondi in Come tu mi vuoi

Giada (Cristiana Capotondi) affronta l’università convinta che nella vita conti soprattutto l’intelligenza, finché non si innamora di Riccardo (Nicolas Vaporidis), un ragazzo bello, ricco e superficiale che le chiede aiuto come tutor per gli esami, ma la ignora come donna. Per conquistarlo, decide di stravolgere la propria immagine con tacchi alti, trucco marcato e lenti a contatto al posto degli occhiali. Il film, che riunisce i due attori dopo il successo di Notte prima degli esami, mostra come l’ansia di non sentirsi abbastanza e la ricerca dell’approvazione maschile possano spingere una ragazza a rinnegare la propria identità. Salvo poi scoprire che essere desiderate per ciò che non siamo non è esattamente una conquista.

Miss Detective (2000)

Gracie Hart (Sandra Bullock) è una brillante agente dell’FBI dai modi bruschi e poco femminili, che deve infiltrarsi nel concorso di Miss Stati Uniti per sventare un attentato. Costretta a mimetizzarsi tra le aspiranti reginette di bellezza che ha sempre snobbato, subisce una sessione intensiva di ceretta, trucco, acconciature e lezioni di portamento, trasformandosi in una bellezza da copertina. Ad aiutarla nell’impresa è Victor Melling (Michael Caine), beauty coach che cerca disperatamente di insegnarle a camminare sui tacchi. Il film punta tutto sulla commedia e gioca con gli stereotipi femminili, ma lascia intravedere una contraddizione: per essere credibile nei panni di una miss, Gracie deve adeguarsi a canoni estetici che ha sempre rifiutato. La differenza, però, è che il suo valore come agente non dipende affatto dalla trasformazione: era già brava prima e continua a esserlo dopo.

Grease (1978)

Per concludere, un film leggendario. La dolce Sandy Olsson (Olivia Newton-John) si rende conto che per conquistare definitivamente il bad boy del liceo Danny Zuko (John Travolta) deve rinunciare alla sua innata semplicità e farsi accettare dal gruppo di amici di lui, che la considerano troppo perbene. Il glow-up finale, con gli iconici pantaloni neri attillati, tacchi alti, capelli cotonati e una sigaretta tra le labbra, è una delle trasformazioni più celebri della storia del cinema. Diretto da Randal Kleiser e diventato un cult anche grazie all’indimenticabile colonna sonora, Grease sembra suggerire che, per tenersi stretto un ragazzo, una donna debba trasformarsi nel suo ideale femminile. C’è però un dettaglio che spesso dimentichiamo: anche Danny prova a cambiare per Sandy, mettendo da parte la sua immagine da duro. Un applauso alla buona volontà.