Laura e Rocco hanno poco più di vent’anni e sono fidanzati. Vivono nella provincia di Frosinone e, all’apparenza, conducono una vita senza avvenimenti fuori dall’ordinario. Poi, nel novembre del 2012, Laura arriva in ospedale con una grave infezione all’utero. I medici scoprono che la giovane ha partorito, ma del neonato non c’è traccia.

Da quel momento comincia una storia fatta di silenzi, accuse reciproche e versioni incompatibili. Una vicenda arrivata in tribunale e raccontata da Un giorno in Pretura nella puntata Un bambino senza nome, riproposta mercoledì 2 settembre.

“Un bambino senza nome”: quando va in onda

La puntata Un bambino senza nome di Un giorno in Pretura Cult, di Alessandra Giannantonio, va in onda mercoledì 2 settembre alle 21.15 su Rai 3. Si tratta di un episodio della stagione 2018/2019, già disponibile su RaiPlay, della durata di 120 minuti.

Il programma torna su una vicenda giudiziaria che comincia nella provincia di Frosinone. Al centro ci sono Laura e Rocco, due fidanzati appena ventenni. C’è soprattutto un bambino del quale, dopo il parto, non si trova traccia.

primo piano di Roberta Petrelluzzi, nota conduttrice televisiva

La storia emerge quasi per caso. Secondo la ricostruzione della Rai, il 15 novembre 2012 Laura viene ricoverata d’urgenza per una grave infezione all’utero. Solo durante gli accertamenti medici si scopre che la giovane ha partorito. Fino a quel momento la gravidanza sarebbe rimasta nascosta persino alla sua famiglia. Laura sostiene inizialmente che neppure Rocco ne sapesse nulla.

È da questa scoperta che prende forma il caso giudiziario. Dove si trova il bambino? Quando è nato? Era vivo al momento del parto? E chi sapeva davvero della gravidanza?

Sono domande alle quali le indagini cercano di dare una risposta. Ma il racconto di Laura cambia e, in un secondo momento, la ragazza coinvolge direttamente Rocco. Da quel momento le loro versioni prendono strade opposte.

Chi sono Laura e Rocco, la gravidanza tenuta nascosta

Laura e Rocco sono due ragazzi della provincia di Frosinone. Lei vive a Pico, lui a Piedimonte San Germano. La loro relazione si svolge dentro una quotidianità familiare fatta di incontri, pranzi e giornate trascorse anche nei centri commerciali.

Un avvocato ripreso in aula durante il processo seguito per la puntata “Un bambino senza nome” di Un giorno in pretura

È proprio questa normalità a fare da sfondo a una circostanza difficile da comprendere dall’esterno. Laura porta avanti una gravidanza che, secondo quanto raccontato, nessuno intorno a lei avrebbe riconosciuto come tale.

La famiglia della ragazza sostiene di non esserne a conoscenza. Laura afferma inizialmente che anche il fidanzato fosse all’oscuro. Poi la sua versione cambia.

Il tema di una gravidanza rimasta nascosta anche alle persone più vicine è tornato nella cronaca con il caso di Chiara Petrolini, giovane di Vignale di Traversetolo accusata del duplice omicidio dei suoi due figli neonati.

Nel caso di Frosinone, la gravidanza diventa uno dei punti intorno ai quali ruota il processo. Bisogna ricostruire quando il parto sia avvenuto, in quali condizioni e che cosa sia accaduto al bambino.

Le versioni dei due giovani diventano decisive. Laura arriva ad attribuire a Rocco responsabilità che il ragazzo contesta. Le due famiglie si schierano accanto ai rispettivi figli.

Il corpo del neonato non viene trovato. Senza quel ritrovamento diventa molto più difficile ricostruire le circostanze e le cause della morte.

Proprio l’assenza di un corpo può rendere particolarmente complesso un procedimento. Un elemento presente, in un contesto completamente diverso, anche nel caso di Agata Scuto, raccontato in un’altra puntata di Un giorno in Pretura.

Il ricovero di Laura e il mistero del neonato scomparso

Il punto di svolta arriva con il ricovero di Laura, nel novembre 2012. Laura ha un’infezione collegata a un parto recente. Eppure non c’è un bambino con lei.

Gli accertamenti sanitari aprono così la strada alle indagini. Gli inquirenti devono innanzitutto capire dove sia avvenuto il parto e che fine abbia fatto il neonato.

Secondo la ricostruzione emersa successivamente, Laura avrebbe partorito fuori dall’ospedale. Le ipotesi investigative diventano molto gravi e i due giovani finiscono davanti alla giustizia. Laura e Rocco vengono rinviati a giudizio con le accuse di infanticidio e occultamento di cadavere.

Le difese sostengono una ricostruzione diversa. Secondo la loro tesi, non ci sarebbe stato un infanticidio, l’atto estremo di alcune donne che arrivano a togliere la vita ai figli, ma un aborto spontaneo. Il bambino sarebbe morto naturalmente e Rocco avrebbe aiutato Laura durante l’espulsione del feto.

Il tribunale deve quindi confrontarsi con racconti profondamente diversi e con una prova materiale che manca: il corpo del bambino.

Le accuse tra Laura e Rocco e il processo

Passano circa due anni prima che le diverse ricostruzioni arrivino a confrontarsi in aula. È qui che la vicenda privata dei due ragazzi diventa un processo e ogni dettaglio acquista un peso diverso.

Laura accusa Rocco. Rocco respinge la ricostruzione della fidanzata. Intorno a loro si muovono due famiglie che difendono i propri figli e testimoni chiamati a ricostruire quei giorni.

Una testimone racconta anche di aver avvertito nella casa di Pico un odore molto forte. È uno degli elementi che entrano nel dibattimento, ma da solo non può risolvere l’interrogativo centrale.

Come è finito il processo sul bambino senza nome

L’esito giudiziario cambia profondamente il quadro costruito all’inizio delle indagini. Nel dicembre 2015 la Corte d’Assise di Cassino esclude l’infanticidio. Laura viene prosciolta, mentre per Rocco viene condannato a tre anni e quattro mesi per le lesioni provocate a Laura.

Secondo la ricostruzione accolta in quella fase, quelle lesioni sarebbero state causate mentre il ragazzo tentava di aiutarla durante l’espulsione del feto. In appello cade anche la condanna per lesioni e Rocco viene assolto.

La formula di “Un giorno in Pretura”: oltre ai fatti di cronaca

Un giorno in Pretura costruisce da anni il proprio racconto non soltanto sui fatti di cronaca, ma su ciò che accade quando essi entrano nei tribunali.

Come è stato per il caso di Sofia Stefani, la vigilessa di Anzola dell’Emilia la cui vicenda è stata costruita attraverso il processo raccontato dalla trasmissione.

E nello stesso archivio trova spazio il caso di Nada Cella, un’altra vicenda nella quale il processo ha riaperto domande rimaste a lungo sospese.

Mercoledì 2 settembre alle 21.15 su Rai 3, Un bambino senza nome riporta il caso di Laura e Rocco nell’aula televisiva di Un giorno in Pretura. Al centro la domanda da cui tutto ebbe inizio: che cosa accadde davvero dopo quella gravidanza tenuta nascosta?