Incontrarla è un esercizio d’ascolto. Alma Noce non sente il bisogno di saturare i silenzi con una ridda di parole e dribbla con ostinazione la sovraesposizione dello show business.

C’è una grazia timida, una fermezza antica nel suo modo quasi reticente di raccontarsi: schiva e protettiva verso la propria vita privata, ma lucida e affilata quando si parla di visione, storie e personaggi.

Torinese di nascita, romana per necessità, una carriera iniziata da bambina che l’ha portata, a 26 anni, su set internazionali come Avengers: Age of Ultron, fiction popolari come L’isola di Pietro con Gianni Morandi e pellicole d’autore come Gli anni più belli di Gabriele Muccino, fino ai red carpet di Venezia (protagonista di La ragazza ha volato di Wilma Labate) e di Cannes (con L’arte della gioia di Valeria Golino).

Alma Noce è a Venezia con Dio ride di Giovanni Veronesi

La sua è una traiettoria di scelte radicali, vicine a un’idea di cinema intesa come cura, indagine e libertà. Questo rigore le ha permesso di imporsi su colleghe più affermate per un ruolo centrale, accanto a Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando e Francesco Gheghi, in Dio ride, il nuovo film di Giovanni Veronesi scelto per chiudere la Mostra del Cinema di Venezia.

La trama del film che chiuderà la Mostra del Cinema di Venezia

Alma Noce a Venezia è protagonista di "Dio Ride"
Alma Noce, vincitrice del Premio David Rivelazioni Italiane 2026, in Dio ride di Giovanni Veronesi, film di chiusura della 83ª Mostra del Cinema di Venezia. Foto Enrico De Luigi.

Dio ride è un affresco seicentesco sul rapporto tra religione, libertà e potere, in cui Favino è Leopoldo, frate capace di conquistare fedeli predicando un’idea gioiosa del Vangelo, Orlando un riluttante inquisitore e Noce una contessa colta e palpitante, prigioniera di un matrimonio infelice, che trova nella parola irriverente e umana di Fra’ Leopoldo una scintilla di riscatto.

Alma Noce a Venezia è protagonista di “Dio Ride”

Com’è scattata l’intesa con Giovanni Veronesi?

«In modo naturale: fin dai primissimi provini è stato lui stesso a darmi le battute. Mentre mi raccontava del film e di questo personaggio, ho sentito deflagrare la sua passione. Quando trovi un regista così determinato e affezionato al racconto, sai che il film beneficerà di una cura infinita. Ti fidi e ti affidi, perché per lui in quel momento quella storia è tutto».

Chi è la nobildonna di Dio ride?

«Un personaggio in continuo movimento, è stato gratificante interpretarlo. Non c’è nulla di stagnante in lei: compie un’evoluzione autentica, guidata da un bisogno profondo di maturazione e da una fame viscerale di libertà, dall’urgenza di affrancarsi da qualsiasi gabbia».

Che legame unisce il suo personaggio al frate e all’inquisitore?

«Si tratta di personalità lontanissime per vita e ruolo che incarnano tre solitudini immense e cercano esattamente la stessa cosa. Tra loro nasce un legame platonico tenace e puro. Più che il bisogno di farsi vedere dal mondo, sono spinti da un’esigenza intima: quella di trovare anche una sola anima capace di comprenderli nel profondo. È questo slancio a unirli in modo così viscerale».

Il titolo evoca la risata di Dio.

«Per me è la vera intuizione del film: l’atto di ridere qui non veicola una leggerezza superficiale, rappresenta una vera ancora di salvezza. Spesso chi ha più bisogno di fede è proprio chi si chiude nel dolore. Portare la gioia agli ultimi, ai disperati è un atto davvero eversivo, mentre il potere perde spesso il contatto con la vita reale e, irrigidendosi, non riconoscere la purezza di chi cerca di regalare sollievo ai sofferenti. È una riflessione potentissima».

Alma Noce a Venezia è protagonista di "Dio Ride"
Make up e Hairstyling @Simone Belli Agency. Press & pr Lorella Di Carlo.foto di Carolina Smolec / Muro Productions.

Alma Noce: credere in se stessi ed essere umani

La spiritualità è una dimensione che le appartiene?

«Non sono mai stata credente o praticante in senso tradizionale. Ci sono stati momenti della vita in cui ho creduto in qualcosa senza nemmeno sapergli dare un nome e altri in cui proprio non ci sono riuscita. Ho creduto molto di più nelle persone che mi sono state vicine e che hanno cercato di farmi del bene. E poi ho provato a credere in me stessa, che è forse la sfida più grande di tutte. Più che in una religione, penso che dovremmo ritrovare fede nella nostra umanità».

Dall’adolescente violata di La ragazza ha volato all’irrequieta Cavallina di L’arte della gioia, fino alla contessa indomabile di Dio ride: cosa accomuna i ruoli che interpreta?

«Sono creature erranti. Persone che rimangono ai margini della società perché hanno vissuto un trauma o nascondono una ferita e faticano a integrarsi. Mi interessa dare luce a chi non ne ha, a chi non viene ascoltato. La recitazione per me è un gioco psicologico per rianalizzare anche pezzetti della mia vita: è una sorta di grado zero di psicoterapia».

Qualcosa di cui sente il bisogno?

«Sempre. Sono anch’io, a tratti, una persona molto insicura, ma il mio vero nemico non è mai stato il giudizio altrui: è piuttosto l’autocritica. È il mio stesso giudizio che si rivela spietato e spesso mi paralizza. Col tempo, però, ho imparato a usarlo a mio favore. Sul set faccio giocare quella sensazione: quando interpreto personaggi fragili, spezzati o insicuri, prendo quel peso che sento dentro e lo metto direttamente in scena. È diventato il mio modo per domarlo».

Cosa resta della bambina che ha esordito a 7 anni?

«All’inizio, questo era semplicemente il gioco più bello del mondo. Recitavo senza l’incubo dell’auto-giudizio, provavo un senso di libertà assoluto che non ho più ritrovato in nessun’altra cosa. Poi cresci e arrivano le responsabilità, le sovrastrutture, la consapevolezza che stai facendo un lavoro serio. Ma, se perdi quel contatto con il gioco, questo mestiere ti distrugge in un attimo».

Si tiene lontana dalle derive mondane dell’industria dello spettacolo: perché?

«Non è un ambiente che mi appartiene. So benissimo che frequentare feste e fare pubbliche relazioni può aprire tante porte, ma io sono una persona estremamente schiva. Amo da impazzire il mio lavoro ed è l’unico momento in cui sento davvero il bisogno di espormi. Fuori da lì, la mia riservatezza e la mia timidezza prendono il sopravvento».

Alma Noce è anche produttrice e sogna di dirigere un film

Una passione che l’ha spinta a produrre anche un film.

«È stata una folgorazione. Quando ho scoperto la sceneggiatura di Punk State di Loris Di Pasquale, un dramma psicologico sulla perdita invisibile della nostra libertà (che avrà una distribuzione a eventi a partire da ottobre, ndr), sono rimasta scioccata. Non avevo mai letto nulla del genere. Ho capito che dovevo dare il mio contributo, perché sarebbe stata un’avventura irripetibile. Si tratta di un film coraggioso, di genere, che fa discutere e spesso anche litigare la gente in sala: per me, che sono sempre restìa a buttarmi nella mischia, è stato un momento di emancipazione enorme».

Prossima tappa, la regia?

«È il mio sogno da quando ero piccolissima. Sto scrivendo una storia che mi tormenta da tempo, ha già cambiato forma mille volte. Ma non ho fretta, voglio trovare il modo giusto per farla venire fuori: è un approdo a cui prima o poi arriverò, quasi naturalmente».

Se potesse tornare indietro?

«Rifarei tutto così, senza esitazione. Tutti i miei più grandi passaggi di crescita, come attrice e come donna, li devo a questo mestiere. Non sarei nemmeno un decimo di quella che sono oggi se non avessi percorso questa strada».

Foto di Carolina Smolec / Muro Productions. Hair & make up @Simone Belli Agency. Press & pr Lorella Di Carlo.