Pierfrancesco Favino compie 57 anni e il modo più semplice per festeggiarlo è tornare ai suoi film. Non necessariamente soltanto a quelli che conosciamo a memoria. Nella sua lunga carriera ci sono personaggi diventati iconici, incontri con alcuni dei maggiori registi italiani e incursioni nelle grandi produzioni internazionali.
Ma ci sono anche pellicole rimaste un po’ più in ombra, che oggi vale la pena recuperare. Perché Favino sa essere duro e vulnerabile, ironico e tormentato, protagonista assoluto oppure presenza capace di lasciare il segno in poche scene. Ecco alcuni film con Pierfrancesco Favino che puoi vedere e riscoprire.
“Romanzo Criminale”, il Libanese che cambia la carriera di Favino
Dopo essersi fatto notare in L’ultimo bacio di Gabriele Muccino, Favino trova uno dei personaggi decisivi della sua carriera in Romanzo Criminale. Il film di Michele Placido arriva nelle sale nel 2005 e lo vede nei panni del Libanese.
È un ruolo duro, fisico, attraversato dall’ambizione. Favino riesce a restituirne la forza senza trasformare il personaggio in una figura monolitica. Con questa interpretazione conquista il suo primo David di Donatello.
Romanzo Criminale resta così uno dei punti di partenza migliori per attraversare la sua filmografia. È anche uno dei film che mostrano quanto presto Favino avesse imparato a cambiare pelle davanti alla macchina da presa.
“La sconosciuta”, il Favino di Giuseppe Tornatore da riscoprire
Tra i titoli meno immediati c’è La sconosciuta, film del 2006 diretto da Giuseppe Tornatore. Al centro della storia c’è Irena, una donna arrivata in Italia dall’Ucraina e segnata da un passato doloroso.

Favino interpreta Donato Adacher, marito di Valeria e padre della bambina attorno alla quale si sviluppa parte della vicenda. Non è il protagonista assoluto, ma è proprio questo a rendere interessante recuperare oggi il film. La sconosciuta permette di ritrovare Favino in un cast corale, diretto da uno dei nostri registi più conosciuti.
“L’uomo che ama”, quando il protagonista fragile è lui
C’è poi un film meno ricordato che ribalta una prospettiva molto familiare al cinema sentimentale. In L’uomo che ama, diretto nel 2008 da Maria Sole Tognazzi, è un uomo a vivere fino in fondo il dolore di una relazione finita.
Favino è Roberto, un uomo che deve fare i conti con l’amore, l’abbandono e con emozioni che non riesce semplicemente a mettere da parte. Accanto a lui ci sono, tra gli altri, Monica Bellucci e Kseniya Rappoport.
È un Favino lontano dai criminali, dai poliziotti e dalle grandi figure pubbliche che interpreterà in altri momenti della carriera. Qui la trasformazione è soprattutto emotiva. Ed è proprio questa dimensione più vulnerabile a fare di L’uomo che ama uno dei titoli da recuperare.
“Posti in piedi in paradiso”, la commedia con Carlo Verdone
Se invece hai voglia di vedere Favino alle prese con la commedia, Posti in piedi in paradiso offre una deviazione decisamente più leggera. Diretto da Carlo Verdone, il film lo mette accanto allo stesso Verdone e a Marco Giallini.
Favino interpreta Fulvio, ex critico cinematografico con parecchi problemi economici. Tre uomini separati finiscono per condividere casa, difficoltà e una quotidianità tutt’altro che ordinata.
Il film permette di riscoprire soprattutto i tempi comici dell’attore. È un registro che rischia di passare in secondo piano quando si pensa alle interpretazioni più drammatiche della sua carriera, ma che Favino ha frequentato più volte.
“ACAB – All Cops Are Bastards”, prima di “Suburra”
Con ACAB – All Cops Are Bastards cambiano completamente atmosfera e ritmo. Diretto da Stefano Sollima, il film del 2012 entra nel mondo dei reparti mobili della polizia.
Favino interpreta Cobra, uno degli agenti attorno ai quali ruota il racconto. È un personaggio duro e spigoloso, immerso in una storia attraversata dalla violenza e dal conflitto.
Per chi ha amato il Favino più oscuro di Suburra o L’ultima notte di Amore, ACAB è un recupero quasi naturale. Permette di ritrovare l’attore in un cinema di genere teso e fisico, prima di alcune delle interpretazioni più celebri degli anni successivi.
World War Z, quella volta accanto a Brad Pitt
Tra i film con Pierfrancesco Favino ce n’è anche uno che può sorprendere chi conosce soprattutto la sua carriera italiana. Nel 2013 l’attore compare infatti in World War Z, kolossal diretto da Marc Forster e interpretato da Brad Pitt.
Favino ha un ruolo secondario, ma il titolo è una piccola curiosità da recuperare proprio per vedere l’attore romano dentro una produzione hollywoodiana di tutt’altra scala.
Non è del resto un caso isolato. La carriera internazionale di Favino comprende anche Angeli e demoni, Le cronache di Narnia – Il principe Caspian e Rush. Una parentesi che racconta un altro lato di un percorso costruito soprattutto nel cinema italiano.
“Il traditore”, la metamorfosi in Tommaso Buscetta
Se c’è un film nel quale la capacità di trasformazione di Favino diventa evidente, è Il traditore di Marco Bellocchio. L’attore interpreta Tommaso Buscetta, mafioso di Cosa Nostra diventato collaboratore di giustizia.
Il ruolo richiede anche una trasformazione fisica. Ma fermarsi all’aspetto esteriore significherebbe perdere la parte più interessante del lavoro dell’attore.
Favino costruisce infatti un personaggio complesso, lavorando sulla presenza, sulla voce e sui gesti. L’interpretazione gli vale il David di Donatello e il Nastro d’Argento e diventa uno dei momenti più importanti della sua carriera.
“Cosa voglio di più”, l’amore fuori dagli schemi
Un altro Favino da riscoprire è quello di Cosa voglio di più, film diretto da Silvio Soldini. Al centro della storia c’è l’incontro tra Anna, interpretata da Alba Rohrwacher, e Domenico, interpretato da Favino. Entrambi hanno già una relazione, ma tra loro nasce un legame clandestino che finisce per incrinare gli equilibri delle rispettive vite.
Qui non servono grandi trasformazioni fisiche. Favino porta sullo schermo un uomo comune, diviso tra desiderio e responsabilità, passione e quotidianità. Proprio questa normalità rende interessante la sua interpretazione. Cosa voglio di più è uno dei titoli da recuperare per scoprire il lato più intimo e sentimentale dell’attore.
“Hammamet”, molto più di una trasformazione fisica
Poco dopo arriva un’altra metamorfosi. In Hammamet di Gianni Amelio, Favino interpreta un personaggio ispirato a Bettino Craxi negli ultimi anni trascorsi in Tunisia.
La somiglianza fisica colpisce immediatamente, ma è soltanto la superficie. Favino lavora sulla voce, sulla postura e sui movimenti, cercando di restituire anche la dimensione più fragile del personaggio.
È uno di quei film nei quali si rischia quasi di dimenticare l’attore dietro il ruolo. E rappresenta bene una fase della carriera in cui Favino affronta personaggi realmente esistiti senza limitarsi alla loro imitazione.
“Il colibrì”, Favino attraversa una vita intera
In Il colibrì, Francesca Archibugi affida a Pierfrancesco Favino il ruolo di Marco Carrera, protagonista di una storia che attraversa decenni, amori, perdite e legami familiari. Nel cast ci sono anche Kasia Smutniak, Bérénice Bejo, Laura Morante e Nanni Moretti.
Il film si muove avanti e indietro nel tempo e chiede a Favino di accompagnare il suo personaggio attraverso diverse età e stagioni della vita. Marco è chiamato continuamente a resistere agli urti dell’esistenza, cercando un equilibrio mentre intorno a lui molte cose cambiano.
È un ruolo meno esplosivo rispetto a quelli di Romanzo Criminale o Il traditore. Qui Favino lavora soprattutto sulle emozioni e sul trascorrere del tempo, aggiungendo un altro tassello alla varietà dei personaggi incontrati nella sua carriera.
“L’ultima notte di Amore”, Favino nel noir milanese
Franco Amore è un poliziotto arrivato alla vigilia della pensione. Dovrebbe essere il momento di chiudere una parte della propria vita. In L’ultima notte di Amore di Andrea Di Stefano, invece, basta una notte perché tutto cambi.
La Milano notturna diventa lo scenario di un noir teso, mentre il protagonista cerca di affrontare una situazione sempre più difficile.
Favino qui lavora molto con il corpo, da attore trasformista quale è sempre stato. Ci sono i respiri, le esitazioni, gli sguardi e quella tensione che cresce mentre Franco prova a non perdere il controllo. È un’interpretazione che non ha bisogno di alzare continuamente la voce per farsi sentire.
“Nostalgia”, il ritorno a Napoli e un passato che condanna
In Nostalgia di Mario Martone il viaggio è invece verso il passato. Favino interpreta Felice Lasco, che torna a Napoli dopo molti anni trascorsi lontano.
Il rione Sanità riporta lentamente a galla ricordi, persone e legami che Felice credeva di avere lasciato alle spalle. Il ritorno diventa così un confronto dal finale drammatico con ciò che era e con ciò che non può più cambiare.
È un Favino intimo, malinconico, molto distante dalla durezza di ACAB o dalle metamorfosi di Il traditore e Hammamet. Ed è forse proprio passando da un film all’altro che emerge meglio la caratteristica più evidente della sua carriera: non sapere mai esattamente quale Favino incontreremo la volta successiva.
A 57 anni, l’attore romano, da anni legato sentimentalmente ad Anna Ferzetti, anche se i due non si sono mai sposati, è uno degli artisti più apprezzati ed acclamati del pubblico italiano. Per festeggiare il suo compleanno, allora, possiamo vedere o rivedere uno di questi film. E magari scoprire un Favino diverso da quello che ricordavamo.