Oggi alle 15, presso la chiesa di San Marco a Brera, si celebreranno i funerali di Ornella Vanoni, la regina della musica italiana scomparsa venerdì all’età di 91 anni. La cerimonia sarà trasmessa in diretta tv su Rai 1 e Rete 4. La camera ardente, allestita presso il Piccolo Teatro Grassi di via Rovello, resterà aperta alla cittadinanza fino alle 13 di oggi.

Ornella Vanoni, la camera ardente al Piccolo Teatro Grassi

Moltissimi i cittadini che hanno voluto rendere l’ultimo saluto a Ornella Vanoni, la cui camera ardente è stata simbolicamente allestita nello storico teatro milanese in cui quel teatro dove iniziò a collaborare con Giorgio Strehler. Una bara semplice, stretta tra due cuscini di girasoli e una grande ghirlanda di rose bianche, sulle note di Domani è un altro giorno.

Tante le personalità dello spettacolo intervenute alla veglia: Emma Marrone, Fabio Fazio, Fiorella Mannoia, Arisa, Madame, Paolo Jannacci, Francesco Gabbani, Lella Costa, Simona Ventura, oltre a Liliana Segre e al sindaco Beppe Sala, che ha dichiarato: «Vanoni rappresenta la milanesità intesa come la voglia di essere liberi e non condizionati sempre dal giudizio degli altri».

Una voce che ha segnato un’epoca

Ornella Vanoni ha lasciato un’impronta indelebile nella musica italiana, grazie a brani immortali come Senza fine, L’appuntamento, Che cosa c’è, Una ragione di più o Domani è un altro giorno. La sua voce — vellutata, inconfondibile, capace di oscillare tra ironia e malinconia — è diventata un’icona culturale. Negli anni ha collaborato con alcuni tra i più grandi artisti italiani e internazionali.

Ornella Vanoni sorridente seduta in poltrona

Oltre alla lunga e intensa stagione con Gino Paoli, resta memorabile l’album inciso nel 1976 con Toquinho e Vinícius de Moraes, La voglia la pazzia l’incoscienza l’allegria, un ponte musicale tra Milano e il Brasile che ha segnato un’epoca. Con Paolo Conte, con Ennio Morricone, con Mario Lavezzi, la Vanoni ha costruito un repertorio capace di attraversare generazioni e generi musicali diversi, mantenendo sempre quella cifra interpretativa tutta sua: elegante, malinconica, un po’ sorniona, irresistibilmente moderna.

L’attrice che molti dimenticano

La Vanoni non è stata soltanto una cantante leggendaria: è stata anche un’attrice di grande sensibilità, spesso dimenticata perché la sua fama musicale ha finito per oscurare tutto il resto. E invece, prima ancora di incidere un disco, Ornella respirava teatro. Negli anni ’50 entrò al Piccolo Teatro sotto la direzione di Giorgio Strehler, un maestro che ne intuì subito la presenza scenica naturale: la postura elegante, la voce corposa, la capacità di usare il silenzio come parte dell’interpretazione.

Quell’esperienza, fondamentale, non fu un semplice passaggio ma una vera scuola artistica. Vanoni calca il palcoscenico in produzioni prestigiose, assimilando un metodo che resterà per sempre nel suo modo di stare davanti al pubblico. Ed è proprio grazie a questa formazione che, negli anni successivi, approda anche al cinema e alla televisione.

Sul grande schermo la ricordiamo in I viaggiatori della sera (1979), film diretto e interpretato da Ugo Tognazzi, dove dà vita a un personaggio intenso, lontano dai riflettori della canzone. La sua recitazione — misurata, profonda, quasi trattenuta — colpisce pubblico e critica. Prima ancora, negli anni ’60, appare in opere cinematografiche come Amori pericolosi (1964), in cui si confronta con storie e registri drammatici molto diversi da quelli musicali.

In televisione partecipa a programmi entrati nella storia, come Senza rete, dove non solo canta dal vivo ma porta una presenza scenica che è, a tutti gli effetti, recitazione. Non un semplice “esserci”, ma un interpretare: sguardi, pause, movimenti che raccontano qualcosa anche quando la musica tace.