La vita da grandi arriva questa sera, giovedì 10 settembre 2026, alle 21.30 su Rai 1. È il primo lungometraggio da regista di Greta Scarano e ha per protagonisti Matilda De Angelis e Yuri Tuci.
Al centro c’è il rapporto tra Irene e Omar, una sorella e un fratello affetto da autismo che devono imparare, ciascuno a modo proprio, a diventare adulti. Dietro i protagonisti ci sono due persone reali, Margherita e Damiano Tercon, e un’esperienza familiare raccontata anche in un libro.
“La vita da grandi”, la trama del film
Irene vive a Roma e sta per cominciare una nuova fase della sua vita. I suoi progetti, però, vengono interrotti da una richiesta della madre. Deve tornare per qualche giorno a Rimini e occuparsi del fratello Omar, autistico, mentre i genitori sono fuori città.
Quello che dovrebbe essere un breve ritorno a casa diventa presto qualcosa di diverso. Irene scopre che Omar ha desideri molto precisi per il futuro. Vuole diventare autonomo, lavorare, innamorarsi e avere dei figli. Soprattutto sogna di fare il rapper e ha una passione per Fabri Fibra.
Irene decide allora di prepararlo alla sua futura indipendenza. Comincia una sorta di corso accelerato di vita adulta, fatto di soldi da amministrare, spostamenti e incombenze quotidiane. Ma anche di tentativi, errori e inevitabili scontri tra fratelli.
A poco a poco, però, le parti sembrano quasi invertirsi. Omar non è più soltanto la persona che Irene pensa di dover aiutare. Anche lei è costretta a guardare la propria vita da un’altra prospettiva.
La storia vera dietro “La vita da grandi”
Irene e Omar non esistono nella realtà con questi nomi. Dietro di loro ci sono però Margherita e Damiano Tercon, fratello e sorella che hanno trasformato la propria esperienza familiare in un progetto condiviso.

Damiano, nato nel 1981, ha ricevuto una diagnosi di autismo a 23 anni. Prima di allora aveva vissuto anni segnati dall’isolamento e dalla difficoltà di comprendere perché il suo rapporto con gli altri fosse diverso. Dare un nome a quella diversità non cancellò improvvisamente le difficoltà. Permise però di guardarle da un’altra prospettiva.
Margherita, nata nel 1989, è diventata nel tempo una presenza fondamentale nel suo percorso. La loro storia pubblica, però, non è quella di una sorella che parla al posto del fratello. È soprattutto il racconto di due persone che hanno cercato insieme uno spazio nel quale le capacità di Damiano potessero emergere.
Fra le differenze fra la realtà e il film, il fatto che Omar vuole diventare un rapper: Damiano, invece, ama il canto lirico. Ha studiato questa disciplina e la musica è diventata una delle strade attraverso cui esprimersi.
Anche il talent show che compare nel film ha un legame con la realtà. Nel 2019 Damiano e Margherita parteciparono insieme a Italia’s Got Talent. Greta Scarano li vide durante un provino e rimase colpita soprattutto dal loro rapporto. Da quell’incontro a distanza sarebbe nato il percorso che, anni dopo, avrebbe portato La vita da grandi al cinema.
Dal libro dei fratelli Tercon al film di Greta Scarano
Prima del grande schermo c’è stato un libro. Nel 2020 Margherita e Damiano Tercon hanno pubblicato Mia sorella mi rompe le balle. Una storia di autismo normale. È da questa esperienza autobiografica che prende le mosse il film.
Il titolo racconta già molto del tono scelto dai due fratelli. L’autismo fa parte della loro storia, ma non esaurisce l’identità di Damiano e non definisce da solo il loro rapporto. Ci sono affetto, insofferenza, complicità e discussioni. In altre parole, ci sono anche tutte quelle piccole cose che fanno parte della vita tra fratelli.
Greta Scarano ha trasformato questo materiale per il cinema. Ha cambiato i nomi, spostato situazioni e reinventato diversi dettagli biografici. Rimane però centrale il tema dell’autonomia. Chi stabilisce quando una persona è pronta a fare qualcosa da sola? Quanto deve pesare il desiderio di proteggerla? E quanto spazio bisogna lasciare alla possibilità di sbagliare?
Nel film queste domande coinvolgono Omar, ma finiscono per riguardare profondamente anche Irene. La sorella ha costruito la propria indipendenza andando lontano dalla famiglia. Tornando a casa scopre però che prendere le distanze non significa necessariamente essersi liberati da paure e responsabilità.
È anche uno degli aspetti più interessanti della storia reale dei Tercon. Nel tempo Damiano e Margherita hanno portato la loro esperienza sui social e negli spettacoli, facendosi conoscere insieme come Terconauti. Il loro racconto sposta così l’attenzione dalla semplice protezione alla possibilità di costruire una vita adulta secondo desideri e capacità individuali.
Dalla storia dei Tercon alle altre voci che raccontano l’autismo
Raccontarsi può essere anche un modo per sottrarre l’autismo alle immagini più schematiche. Margherita e Damiano Tercon hanno scelto un libro, i social e il palcoscenico.
Un’altra giovane voce, Beatrice Tassone, ha trovato invece nel disegno il proprio linguaggio. Beatrice Tassone è autistica e ha una grande passione per il Giappone e i manga: nella sua graphic novel racconta la propria esperienza attraverso i disegni.
Anche la sua storia parte quindi da un’esperienza individuale per parlare di qualcosa di molto più ampio: stereotipi, crescita e possibilità di essere riconosciuti oltre una diagnosi.
Autismo e diagnosi, una questione aperta
La dimensione della diagnosi è un aspetto centrale quando si parla di autismo, una patologia che secondo uno studio pubblicato su The Lancet Psychiatry, compare tra le prime 10 cause non fatali di cattiva salute nelle persone sotto i 20 anni.
Proprio l’esperienza di Damiano sottolinea il momento in cui la diagnosi arriva: il ragazzo aveva 23 anni quando la ricevette. Oggi una parte della ricerca sta monitorando la possibilità di giungere a diagnosi precoci grazie all’intelligenza artificiale: nello specifico, presso l’università della Virginia si sta studiando un approccio che, in base all’attività biologica nel cervello, è in grado di identificare i marcatori genetici dell’autismo con una precisione tra l’89 e il 95%.