La voce di Chiara Gamberale (la cui penna risponde nella nostra Posta del cuore) va e viene da un cellulare appena ripescato dalle acque dell’isola in cui la scrittrice romana s’è rifugiata – nello spazio di un campo scout della figlia – per cercare, parole sue, di ristabilire dei confini.

Chiara Gamberale in Liberi tutti esplora l’idea dell’infanzia ferita

«Con questo libro ho scelto di togliere ogni filtro ed esplorare l’idea dell’infanzia ferita in maniera diretta». L’ultima frase arriva forte e chiara ed è la chiave d’accesso a Liberi tutti, il nuovo romanzo in uscita il 22 settembre per Feltrinelli: un libro-mondo, lo definisce, simile a quello che l’ha consacrata, Le luci nelle case degli altri.

Un libro scritto da madre

«Quello era scritto da figlia, questo da madre: per me è un nuovo esordio» confessa, accorciando ogni distanza: parlare di Liberi tutti è come aprire una stanza comune, uno di quei cortili scolastici in cui molte madri si sono ritrovate a guardare i figli crescere, spesso smarrite, “mosche bianche” prigioniere di chat di classe e comunità giudicanti.

La trama del romanzo

È questo il terreno in cui si muove il romanzo: uno spazio davanti a una scuola primaria, cinque famiglie, sei bambini, una maestra che li racconta tutti in prima persona, scortando i lettori verso un epilogo che si preannuncia tragico.

«I buoni sembrano cattivi e i cattivi buoni» svela Gamberale, ed è la sola cosa che si concede di anticipare.

«Credo d’aver sempre scritto per riparare l’infanzia. In fondo, anche le mie storie d’amore non sono che l’incontro tra due bambini feriti, capaci di farsi un male che distrugge o che guarisce».

Liberi Tutti è nato durante il lockdown

Non è un caso che il romanzo sia germogliato durante il lockdown, quando la scrittrice s’è inventata, insieme a una maestra di danza, una “scuolina materna casalinga”, per proteggere la serenità di sua figlia e di una manciata di bambini del palazzo. «Guardandoli, ho capito che attraverso di loro si vedono gli adulti, con le loro infanzie intatte; ho cominciato a immaginare qualcuno che li guarda e crede di poterli aiutare tutti».

Il nuovo libro di Chiara Gamberale

Protagonisti i bambini e la maestra Titti

A scortare il lettore è la voce di una maestra di prima che divide l’umanità tra “bambini grandi” e “bambini piccoli”.
«Titti è forse il personaggio in cui mi sono più identificata in assoluto. Mi affascinava l’idea di un narratore intimamente convinto di essere nel giusto e di agire per amore. Eppure, nella sua posizione irriducibile, c’è una verità profonda. La sua voce mi ha regalato una libertà enorme, autorizzandomi a pensieri sfrenati e scorretti. Con lei ho riso, ho pianto e mi sono arrabbiata. Attraverso il suo sguardo entriamo nelle crepe di quelle famiglie e scoperchiamo il Truman Show degli adulti».

La figlia Vita fonte d’ispirazione

Dove ha imparato a evocare così bene il punto di vista dei bambini?
«Quando è nata Vita, mia figlia, riprendere il contatto con l’infanzia ha risvegliato in me una commozione e una partecipazione che ha prosciugato tutto il resto. Chi legge i miei romanzi lo sa: quando incontro qualcuno, prima di innamorarmi della persona adulta, ciò che intercetto è il bambino che è stato. Col rischio di farmi del male, perché cerco d’istinto di connettermi a lui per salvarlo. Un istinto che ha radici lontane».

Quanto lontane?
«Ho iniziato a scrivere in terza elementare, rilegando a mano il mio primo romanzo, Clara e Ricky, seguito da una serie di sequel. Vengo da una famiglia “di numeri” – mio padre ingegnere, mia madre ragioniera – e credo di aver sempre scritto per darmi le risposte che la generazione dei nostri genitori non sapeva offrire. È qui che si inserisce l’esperienza reale della “scuolina” durante la pandemia. Casa nostra è ormai un punto di ritrovo. Ed è da qui che nasce l’idea del romanzo. Ci ho messo anni, e altri due libri nel mezzo: non riuscivo a trovare una forma che tenesse insieme materie che non vanno quasi mai d’accordo, la verità dei sentimenti e l’architettura di un giallo».

Come dice Tom Robbins “Non è mai troppo tardi per vivere un’infanzia felice”

Che cosa rappresenta l’esperienza del “fuori scuola” per un genitore?
«È uno scenario straordinario, profondamente cinematografico. Un luogo che richiede una presenza costante e in cui ti offri senza filtri, con tutto il tuo modo di stare al mondo. Ritrovarmi madre single e affrontare in questa condizione la quotidianità ha prodotto su di me un impatto fortissimo. Mentre la maternità mi ha trovata pronta, quell’esperienza mi ha travolta, è una routine estenuante che spaventa una generazione come la nostra, ancora segnata da tratti adolescenziali. Guardando però quei bambini che mi hanno spaccato il cuore, ho rivisto i gesti dei miei genitori e la mia stessa infanzia. Mi ha attraversata l’idea che, come scrive Tom Robbins in Natura morta con picchio, non sia mai troppo tardi per costruirsi un’infanzia felice».

Liberi Tutti il nuovo libro di Chiara Gamberale
“Liberi tutti” della “nostra” Chiara Gamberale, esce il 22 settembre per Feltrinelli

Stiamo addosso ai nostri figli ma non li vediamo veramente

Ambienta l’intera vicenda in un quartiere residenziale di Roma.
«Volevo costruire un thriller affettivo su ciò che siamo tutti noi, collocandolo nella normalità di un quartiere borghese. Mi interessava esplorare contesti apparentemente privi di problematicità. Com’è possibile che non si colga il potenziale romanzesco di questi innocenti, delle coppie, delle tate, dei nonni, con le loro abitudini? È paradossale come, pur essendo figli della prima generazione di genitori psicoanalizzati, questi bambini continuino a essere a rischio. Stiamo loro addosso, ma non li vediamo davvero».

Seguendola lungo quelle crepe ci imbattiamo in ritratti esemplari, come la bambina Myriam, perseguitata da “un arbitro interiore col fischietto”.
«È un demone squisitamente femminile. Conosco molte bambine e adulte devastate dall’attesa di un verdetto che non arriva dall’esterno, ma da dentro: una voce giudicante che impedisce di esistere con libertà. Le bambine cresciute con questo peso rischiano di trasformarsi in adulte capaci ma spesso severe, invidiose o, al contrario, incapaci di esprimere una sola parola autentica per paura di sbagliare».

Adele la mamma single del romanzo assomiglia a Chiara Gamberale

C’è anche una madre single nel romanzo, Adele, che un po’ le assomiglia.
«Come ho detto, i buoni sembrano cattivi e i cattivi buoni, e in quest’ambiguità mi sono messa in gioco anch’io: è ovvio che sono un po’ Adele e, come in altri libri, mi racconto senza sconti, è la mia terapia preferita. Mi divertiva mostrare in lei la radical chic che si confronta col resto del mondo. Di sicuro, amo il podcast che Adele conduce sui maschi eterosessuali in crisi, un piccolo libro a parte: mi piacerebbe realizzarlo sul serio».

Descrive il dolore di certe trasformazioni coi versi di Pasolini: «Piange ciò che muta, anche per farsi migliore».
«Quando i genitori accettano di mettersi in discussione e scoperchiare le proprie finzioni, anche i bambini cambiano sguardo e si liberano. Io sono figlia di genitori degli anni ’40 che non sapevano nulla di psicanalisi; quando in adolescenza ho espresso il mio malessere attraverso il cibo, la crisi al centro del mio primo romanzo, mio padre era spiazzato. Eppure hanno avuto entrambi il coraggio di venire in terapia con me, interrogandosi sulla propria vita. Un figlio che sta male offre alla famiglia la possibilità di vedere cosa non funziona e salvarsi».

La scuola Creavità e l’esercizio della lettera

Come si lega questo flusso riparativo alla sua scuola, Creavità?
«Creavità è un luogo dove, attraverso la scrittura, si può stare in connessione con le proprie emozioni e con quelle degli altri, l’abbiamo immaginata per gli adolescenti, ma è frequentata soprattutto da persone dai 30 ai 70 anni, in prevalenza donne. Il primo esercizio consiste nel redigere una lettera destinata a un genitore nella lingua sgrammaticata del bambino che siamo stati, per riparare ciò che è stato.

Ne escono testi strazianti, che dimostrano quanto continuiamo, anche a 30, 40, 70 anni, a portarci dentro un bambino ferito e come la scrittura possa offrire uno spazio libero, privo di giudizio. Faccio leggere a tutti la propria lettera e chi se la sente interpreta il genitore e scrive una risposta. Alla fine del corso, spesso le classi si affiatano e vanno in vacanza insieme. In quei giorni mi sento una madre migliore».

Presentazioni del nuovo romanzo di Chiara Gamberale

Liberi tutti della “nostra” Chiara Gamberale esce il 22 settembre per Feltrinelli. La scrittrice lo presenta il 21 settembre a Roma (Teatro Quirino, ore 19), poi sarà in tour: il 24 a Milano (Feltrinelli Librerie, Piazza Piemonte, ore 18,30); il 30 a Bologna (Biblioteca Salaborsa, ore 18). Le altre date su feltrinellieditore.it.

Chiara Gamberale sarà ospite di Donna Moderna

Intanto, una chicca: Chiara è tra gli ospiti del nostro evento I feel good, il 10 e 11 ottobre a Milano: presto i dettagli!