Uno nella vita si fa dei piani. Dei programmi, degli obiettivi da realizzare. E quando finalmente sembra andare (quasi) tutto come dovrebbe, ecco che arrivano le sorprese. Ecco che Louis Garrel ti si siede davanti in un bar e ti annuncia che è una vita che ti aspetta. Che da quando ti ha visto non pensa che a te e ha immaginato tutta la vostra storia insieme, nel corso degli anni: viaggi, notti insonni, battute che capireste solo voi. Insomma, tutto. È quello che capita a Greta (Jasmine Trinca) in Succederà questa notte, il ritorno di Nanni Moretti in occasione della Mostra del Cinema di Venezia. Lei e Matteo (Garrel) si sono incontrati il giorno del suo matrimonio – quale momento più sbagliato? – e poi altre volte, di sfuggita, e lei a malapena se lo ricordava. Ma da quel giorno cambia tutto, che lei lo voglia o no.
Una storia d’amore, una storia sul tempo
C’è qualcosa che rende speciale questa commedia romantica che vede due adulti (genitori, sposati), innamorarsi come ragazzini. Il racconto dell’occasione senza la narrazione dell’attimo fuggente, che nella vita in effetti non è poi così comune. “Se hai avuto un’occasione”, dice un personaggio al protagonista agognante, “significa che ce ne sarà almeno una seconda. Nessuno ha mai davvero un’unica occasione”. E così negli anni che scandiscono gli incontri, sempre sbagliati, sempre improvvisi, tra i personaggi, non esiste il dubbio di aver perso il treno per sempre. Non ci sono le sofferenze taciute dei libri di Sally Rooney né le rincorse sui binari, i voli persi di Before Sunset.

L’angoscia del dubbio è sostituita da quello che manca in tutti i film caratterizzati dal motore dello yearning: la pazienza. Matteo sa che incontrerà Greta di nuovo, perché sa che è con lei che deve passare la sua vita. Non importa dove, non importa come, non importa quando: non importa nemmeno se, quando capiterà, sarà il momento giusto. Non si scompone nemmeno quando, in quel bar, lei gli dice di no.
Succederà questa notte, l’amore ci rende ridicoli (che scoperta)
Ci si scompone di più da spettatori, perché una che rifiuta Garrel dopo che le bacia il finestrino da una Vespa, incurante del traffico di Roma, rischia di far cadere il film nella categoria della fantascienza distopica. Ma quel lasciarsi e riprendersi continuo non getta mai nello sconforto. Nemmeno quando gli anni che passano tra un incontro e l’altro aumentano, quando sembra che ormai le somme si siano tirate.
È una visione originale della vita, dell’amore, che nell’era della FOMO e delle situationship fa bene al cuore. Un racconto che non teme di sfociare nel ridicolo, perché avere una cotta è sempre un po’ ridicolo e uno come Moretti lo sa. Ci si sente davvero di camminare insieme sulle note di una canzone – She’s like a rainbow, ridicola – e di farsi seguire da tutta la città. Ci si sente di poter condividere confessioni (ridicole) come “Sarei in grado di spendere una cifra folle solo per un reggiseno” al posto di cose serie, su figli che preoccupano, scelte di vita importanti, su chi siamo e cosa facciamo davvero.
Tornare alla vita, oppure no
Perché la vita vera, quella che non va a ritmo di musica e non riempie di entusiasmo, non smette di esistere. Quando ci si separa si torna lì, come dopo aver fatto binge watching o aver passato sei ore in Sala Darsena senza connessione, e ci si deve fare i conti. Moretti non la nega, non la appiattisce. Però ci informa che a volte possiamo anche decidere di ignorarla. Chissà se è vero. Ma poi, ripensandoci, e se anche non lo fosse? Che bello pensarlo, anche solo per due ore.