A 45 anni dalla morte, il mito di Rino Gaetano torna in tv mercoledì 9 settembre alle 21.20 su Rai 3 con Rino Gaetano – Sempre più blu, docufilm di Giorgio Verdelli e Luca Rea.
Il cantautore aveva appena 30 anni quando, nelle prime ore del 2 giugno 1981, rimase coinvolto in un terribile incidente sulla via Nomentana, a Roma. Da quella notte la domanda ritorna: come è morto Rino Gaetano?
Intorno alle sue ultime ore si sono intrecciati negli anni fatti, coincidenze sorprendenti e teorie mai dimostrate. A cominciare da ciò che accadde dopo lo schianto e dalla difficile ricerca di un ospedale in grado di curarlo.
Come è morto Rino Gaetano: l’incidente sulla Nomentana
È la notte tra il primo e il 2 giugno 1981. Rino Gaetano ha trascorso alcune ore in compagnia degli amici e poi si mette alla guida della sua Volvo 343. Sta percorrendo la via Nomentana, la stessa strada dove vive con la famiglia.
Sono circa le 03:55 quando accade la tragedia. L’auto del cantautore invade la corsia opposta e si scontra frontalmente con un camion che procede nella direzione contraria.
Resta una domanda destinata ad accompagnare negli anni la ricostruzione dell’incidente: perché la Volvo sbandò? Tra le possibilità indicate nel tempo ci sono state un malore o un colpo di sonno.
L’impatto è violentissimo. Gaetano viene estratto ancora vivo dalle lamiere, ma le sue condizioni appaiono subito molto gravi. Viene trasportato al Policlinico Umberto I, dove arriva in coma.
Il cantautore necessita di cure specialistiche che la struttura non è in grado di assicurargli. Comincia così un’altra parte della vicenda. Ed è proprio quella che, con il passare degli anni, alimenterà maggiormente dubbi e racconti sulla sua morte.
La corsa in ospedale e le due versioni sui presunti “rifiuti”
Per anni si è raccontato che, dopo l’incidente, ben sei strutture avrebbero rifiutato il ricovero del cantante. Il Policlinico non disponeva delle attrezzature necessarie per affrontare il suo quadro clinico. Durante la notte vennero quindi contattati altri ospedali, alla ricerca di una struttura che potesse accoglierlo.
Soltanto alle prime luci dell’alba Gaetano arrivò al Policlinico Gemelli. Morì intorno alle sei del mattino. Su quanto accadde durante quella drammatica corsa contro il tempo, però, esistono ricostruzioni differenti. La sorella Anna Gaetano ha contestato l’idea che Rino fosse stato materialmente portato da un ospedale all’altro e ogni volta respinto.
Secondo il suo racconto, il fratello venne portato subito al Policlinico Umberto I perché era la struttura più vicina. L’ospedale, però, non aveva una sala operatoria attrezzata per quel tipo di trauma.
La ballata di Renzo e quella coincidenza diventata leggenda
C’è però un particolare che ha contribuito più di ogni altro a trasformare la morte del cantautore, nell’immaginario collettivo, in qualcosa di quasi profetico.
Anni prima Rino Gaetano aveva scritto La ballata di Renzo, brano rimasto a lungo inedito. La canzone racconta la storia di un giovane coinvolto in un incidente e della disperata ricerca di un ospedale disposto a curarlo.
Nel testo compaiono strutture romane come il San Camillo e il San Giovanni. Viene citato anche il Policlinico. Alcuni degli stessi nomi che sarebbero entrati, anni più tardi, nelle ricostruzioni delle ultime ore di Gaetano.
La somiglianza è impressionante e ha alimentato l’idea che il cantautore avesse in qualche modo anticipato la propria morte. Una canzone scritta anni prima sembra improvvisamente combaciare con ciò che sarebbe accaduto al suo autore. Ma la coincidenza, per quanto suggestiva, non dimostra una premonizione.
Le teorie sulla morte di Rino Gaetano
Con gli anni, alle domande sull’incidente si sono aggiunte ipotesi molto più inquietanti. Alcune sostengono che la morte di Gaetano non sarebbe stata una semplice fatalità.
A sviluppare questa tesi è stato, tra gli altri, l’avvocato penalista Bruno Mautone. Ha dedicato diversi libri alla vicenda, sostenendo l’esistenza di collegamenti tra il cantautore, ambienti dei servizi segreti e della massoneria.

Secondo questa ricostruzione, alcuni testi apparentemente surreali di Gaetano conterrebbero riferimenti a vicende politiche e informazioni top secret. Le sue canzoni, del resto, usavano spesso l’ironia per raccontare potere, società e contraddizioni dell’Italia di quegli anni.
Da qui, però, a collegare quei testi alla sua morte il passo è enorme. Non risultano prove concrete capaci di dimostrare che l’incidente sia stato provocato o che dietro la morte del cantautore ci fosse un complotto.
Perché 45 anni dopo si parla ancora di mistero
Forse il mistero intorno alla morte di Rino Gaetano nasce proprio dalla sovrapposizione di elementi molto diversi.
C’è un incidente la cui causa iniziale non è stata chiarita definitivamente. C’è una drammatica ricerca di cure specialistiche. C’è La ballata di Renzo, con quelle analogie difficili da ignorare. Poi ci sono le interpretazioni nate negli anni, fino alle ipotesi più estreme.
Ma soprattutto c’è Rino Gaetano. Un artista morto a soli 30 anni, quando aveva ancora moltissimo da scrivere e cantare, eppure già mito. La sua voce ironica e irregolare non assomigliava a quella di nessun altro.
A 45 anni da quella notte sulla Nomentana, distinguere i fatti dalle leggende non rende la sua storia meno affascinante. Semmai restituisce forza alla parte che non ha bisogno di misteri: le canzoni. Quelle sono rimaste. E i suoi testi, provocatori e capaci di fare scandalo: come nel 1978, quando Rino Gaetano nel brano Gianna pronunciò per la prima volta la parola “sesso” sul palcoscenico dell’Ariston.
Da Fred Buscaglione a James Dean, le star morte sulla strada
Quella di Rino Gaetano non è l’unica carriera spezzata da un incidente stradale. La storia dello spettacolo conserva altri addii improvvisi, diventati parte della memoria collettiva. Fred Buscaglione morì a Roma nel 1960, a 38 anni, dopo lo scontro tra la sua automobile e un camion. Aveva appena concluso una serata in un locale della Capitale.
Ancora più celebre è la storia di James Dean, morto nel 1955 a soli 24 anni. L’attore era al volante della sua Porsche 550 Spyder quando si scontrò con un’altra automobile in California. La sua morte contribuì a trasformarlo definitivamente nell’icona della giovinezza ribelle.
Sulla strada hanno perso la vita anche Grace Kelly, nel 1982, dopo che l’auto sulla quale viaggiava precipitò lungo una scarpata nel Principato di Monaco, e Lady Diana, morta a Parigi nel 1997 dopo l’incidente nel tunnel dell’Alma.