Questa sera, venerdì 23 maggio, Lo chiamavano Trinità torna in prima serata su Rete4. E ogni volta è un po’ come ritrovare due vecchi amici. Il film con Bud Spencer e Terence Hill, uscito nel 1970 e diretto da Enzo Barboni, è diventato negli anni uno dei simboli della commedia western all’italiana. Un cult capace di attraversare generazioni grazie alle scazzottate diventate leggendarie, alla comicità semplice ma irresistibile e a personaggi entrati nell’immaginario collettivo. Dietro il successo del film, però, ci sono anche storie poco conosciute, aneddoti curiosi e dettagli che ancora oggi sorprendono chi lo riguarda.
Bud Spencer e Terence Hill non erano la prima scelta
Oggi è difficile immaginare Lo chiamavano Trinità senza Bud Spencer e Terence Hill. Eppure, inizialmente, il regista Enzo Barboni aveva pensato ad altri attori per i due ruoli principali. Secondo diverse ricostruzioni, per il personaggio di Bambino era stato considerato George Eastman, mentre Trinità avrebbe dovuto avere il volto di Peter Martell. In un secondo momento si parlò anche di Franco Nero, già celebre grazie a Django, che però rifiutò il progetto perché considerava il copione poco interessante.
Alla fine furono proprio Bud Spencer e Terence Hill a convincere produzione e regista. Una scelta che cambiò la storia del cinema italiano. La chimica tra i due attori funzionò immediatamente e trasformò il film in un successo clamoroso, al punto da dare vita a uno dei sodalizi più amati dal pubblico.
Anche il doppiaggio contribuì a rendere iconici i personaggi. Lo chiamavano Trinità fu infatti il primo film ad abbinare Glauco Onorato alla voce italiana di Bud Spencer e Pino Locchi a quella di Terence Hill. Una coppia artistica che accompagnò il duo per molti anni.
La scena dei fagioli girata in un solo ciak
Tra le sequenze più famose della storia del cinema italiano c’è quella in cui Trinità mangia un’intera padella di fagioli con le mani, accompagnando il tutto con pane e cipolle. Una scena diventata simbolo del film e omaggiata perfino nel videogioco Slaps and Beans dedicato a Bud Spencer e Terence Hill.

La curiosità è che Terence Hill mangiò davvero tutti quei fagioli durante le riprese. Per riuscirci, secondo quanto raccontato negli anni dall’attore, aveva digiunato per circa 36 ore. Alcune versioni dell’aneddoto parlano addirittura di 48 ore senza mangiare. Il risultato fu così convincente che Enzo Barboni decise di tenere buona la prima ripresa, senza girare altri ciak.
Non fu l’unico «allenamento» insolito affrontato da Hill. Per prepararsi alle celebri scazzottate del film, l’attore raccontò di essersi esercitato per mesi prendendo a schiaffi una colonna all’ingresso di casa. Un’abitudine che aveva preoccupato persino sua moglie, convinta che fosse impazzito.
Le location italiane che hanno fatto da sfondo al film
Anche se l’atmosfera richiama i grandi western americani, Lo chiamavano Trinità è stato girato quasi interamente in Italia. Molte scene furono realizzate nel Lazio, tra paesaggi naturali e set costruiti appositamente.
La celebre scena della cascata venne girata alle cascate di Monte Gelato, nel Parco della Valle del Treja, tra Roma e Viterbo. Altre riprese si svolsero a Campo Imperatore e nel Parco Naturale dei Monti Simbruini, tra Lazio e Abruzzo. Il villaggio western, invece, fu costruito negli studi De Laurentiis sulla via Pontina.
C’è poi un dettaglio che pochi conoscono. La «barella» di legno su cui Trinità si fa trascinare dal cavallo nella scena iniziale esiste davvero. Si chiama treggia ed era utilizzata dai nativi americani per trasportare carichi trainati da cavalli o cani.
Il legame tra il film e alcuni luoghi italiani è rimasto fortissimo nel tempo. Il comune di Camerata Nuova, in provincia di Roma, ha perfino conferito la cittadinanza onoraria a Bud Spencer e Terence Hill per ringraziarli del turismo nato dopo il successo del film.
Il fischio della colonna sonora arrivato fino a Tarantino
La colonna sonora di Lo chiamavano Trinità è una delle più riconoscibili del cinema italiano. Il brano principale, composto da Franco Micalizzi, accompagna il film con un tono ironico e leggero, perfetto per la rilettura comica dello spaghetti western.
A rendere ancora più celebre la musica fu il fischio di Alessandro Alessandroni, collaboratore storico di Ennio Morricone e autore delle celebri «fischiatine» presenti nei film di Sergio Leone.
Quel tema musicale è arrivato fino a Hollywood. Quentin Tarantino, grande amante degli spaghetti western italiani, lo ha inserito nel finale di Django Unchained. Nel film si sente infatti il brano Trinity: Titoli, usato come omaggio diretto al cult con Bud Spencer e Terence Hill.
Perché Lo chiamavano Trinità è ancora un cult
Quando uscì nelle sale nel dicembre del 1970, Lo chiamavano Trinità ottenne un successo enorme. Fu il secondo maggiore incasso della stagione cinematografica italiana 1970/71, dietro soltanto a Per grazia ricevuta di Nino Manfredi. Portò al cinema milioni di spettatori e conquistò anche il pubblico internazionale, soprattutto negli Stati Uniti e in Germania.
Negli anni il film è diventato molto più di una semplice commedia western. È entrato nella memoria collettiva italiana grazie a battute, scene e personaggi che continuano a essere tramandati da una generazione all’altra. Il merito è anche del tono leggero e familiare, capace di unire comicità e avventura senza mai prendersi troppo sul serio.