Tra decine di cadaveri, rimandi all’universo di Harry Potter e GenZ culture (il ghosting di Enid e Ajax è già storia della televisione), la prima parte della seconda stagione di Mercoledì è già un successo. I personaggi, come hanno raccontato Jenna Ortega (Mercoledì) e Catherine Zeta Jones (Morticia), dimostrano di avere una profondità che merita di essere indagata, e i rapporti interni alla famiglia diventano sempre più reali.

«La famiglia Addams è amata da tutti perché nonostante la sua stranezza è una famiglia normale», ha spiegato la diva del cinema. E dopo aver visto queste quattro puntate è impossibile darle torto. Le scene più belle, infatti, non sono quelle tra Enid e la protagonista, le cacce al colpevole o le visioni psichiche, ma i litigi/scontri tra Mercoledì e Morticia.

Mercoledì, Hester, Ophelia e Morticia: come se le conoscessimo tutte

Catherine Zeta-Jones nei panni di Morticia Addams in Mercoledì

Nella mia famiglia il duello della terza puntata si combatte in cucina. Quando sono a casa, mia madre (Morticia fatta e finita) pensa che io sia così incapace da arrivare a lasciarmi un “kit per il pranzo”. Il formato di pasta, la pentola adatta e a volte persino l’acqua già pre-bollita da far cuocere. E dire che vivo (e pranzo) da sola da quasi dieci anni.

Ovviamente quando ho bisogno di consigli in cucina sono costretta a chiamare mia nonna. Che, come Hester (nella serie, Joanna Lumley) non vede l’ora di rispondere sottolineando che lei sa cucinare davvero, mica come mia madre che vuole fare tutto a modo suo. A differenza di Mercoledì, io ho conosciuto anche la bisnonna – un’altra cuoca provetta – quindi ho avuto modo di osservare questa rete di insulti velati, passività e rancori susseguirsi per ben tre generazioni. L’horror per me non è il sangue dagli occhi dell’estasi psichica, ma l’accensione del forno.

La causa più comune di queste dinamiche, che – come racconta la stessa Jenna Ortega – sono «rapporti che coinvolgono quasi tutte le donne» è il generational trauma (trauma generazionale). In psicologia lo si spiega spesso con la metafora dei vasi comunicanti. È come se ognuno di noi fosse un vaso che, nel corso della vita si riempie e riempie (di traumi). Ci si può svuotare lavorandoci, per esempio in terapia, oppure si può andare avanti e strabordare. Chi straborda finisce per riversare la sua miscela ai vasi più piccoli (ovvero i figli). E così via finché qualcuno non si decide a svuotare finalmente un po’ di traumi.

Con il passare delle generazioni, il trauma è meno fresco ma non per questo meno intenso. Si finisce per ereditare delle sensazioni senza saperne realmente l’origine. Ci si sente colpevoli di qualcosa di misterioso, o si vive con l’idea di dover provare qualcosa a qualcuno (chissà chi!).

Il generational trauma in casa Addams

Nel caso della famiglia Addams, la frattura familiare si è generata dopo la scomparsa di Zia Ophelia, sorella di Morticia, che padroneggiava la divinazione. Hester è stata per le due figlie una madre esigente: le ha spinte a dare il meglio di loro curandosi poco di come stessero (o almeno, di questo la accusa Morticia). Col risultato che Ophelia, accecata dall’ambizione, è impazzita ed è stata internata a Willow Hill. E, anni dopo, è scomparsa misteriosamente.

Jenna Ortega nei panni di Mercoledì

Mercoledì sa poco e nulla di questa storia quando finisce in possesso del Libro di Goody, una sorta di collezione di appunti appartenuti alla zia. Ambiziosa e temeraria a sua volta, si lancia in un’estate di studio matto e disperato e finisce in «eccesso psichico». Perde i poteri, priva di forze e con lacrime di sangue che sgorgano dagli occhi. Quando Morticia capisce la situazione, reagisce obbligandola a smettere subito. E, «per il suo bene», prima le ruba il libro e poi arriva a distruggerlo.

Il rapporto madre-figlia in Mercoledì

Il focus sul rapporto di Mercoledì e Morticia, che Hester definisce magistralmente come «un invalicabile abisso», è stato fortemente voluto dai creatori della serie, Alfred Gough e Miles Millar. I due, padri di quattro bambine in tutto, si sono definiti «spettatori in prima linea del rapporto madre-figlia», e hanno cercato di raccontarlo in modo originale eppure realistico. «Mercoledì pensa di avere sempre tutto sotto controllo, ma usando i suoi poteri senza comprenderli si fa male», ha spiegato Miller. «Anche quando sfida sua madre si dimostra immatura: pensa sia semplice batterla solo perché è più giovane, e invece perde».

Il simbolo della frattura tra le parenti-serpenti è proprio il libro: apparteneva a Ophelia, Mercoledì sperava di utilizzarlo per migliorare e – in un eccesso di Ubris – se l’è giocato nel duello con Morticia. Dopo averla sconfitta, la madre lo brucia, curandosi di farlo proprio davanti ad Hester.

Genitori elicottero o genitori droni? Attenzione alle etichette (e alle generalizzazioni)

C’è ancora qualche episodio da vedere – nella speranza di scoprire molto di più su Ophelia, e di incontrare finalmente Lady Gaga – ma un primo bilancio si può già fare. Come hanno spiegato i creatori, oltre al trauma questi scontri sono resi più intensi anche dalle differenze caratteriali (e genitoriali) tra Morticia ed Hester.

La prima è una madre protettiva (o madre elicottero), che però rischia di controllare troppo la figlia, impedendole sì di farsi del male, ma anche di evolvere. La seconda, invece, è una cosiddetta “madre FAFO” (o “madre drone”), che lascia che i figli cadano e si rialzino da soli senza cercare di interferire coi loro processi di crescita. Entrambi i modelli sono validi, ma hanno forze e debolezze, e – soprattutto – non devono essere visti come universali.

Se della protezione di Morticia ha bisogno Pugsley (nella serie, Isaac Ordonez), Mercoledì ha invece già dimostrato di sapersela cavare da sola, e anzi di mal sopportare gli interventi della madre. Ha già capito di aver esagerato, ma anche di aver ereditato un potere straordinario: ambizione e talento, se accolti con paura e controllo, sono ingredienti perfetti per un’esplosione che rischia di travolgere entrambe. Non varrebbe la pena, piuttosto, “svuotare” un po’ di quel peso che ci si porta dentro, chiarirsi e aiutarsi? Staremo a vedere.