Il 23 ottobre 2026 Romanzo criminale debutta a teatro come opera lirica, con le musiche di Nicola Piovani, il libretto di Giancarlo De Cataldo e la regia di Massimo Popolizio. Rai Cultura trasmette lo spettacolo su Rai 3 alle 21.20, nella serata della prima assoluta.

È una nuova tappa per una storia che, dal romanzo pubblicato nel 2002, è passata al cinema e alla televisione, conquistando pubblici diversi. Il racconto della Banda della Magliana si confronta ora con il linguaggio della lirica, mentre i personaggi che hanno segnato le precedenti versioni tornano a vivere attraverso la musica e il canto.

Il successo di Romanzo Criminale

Pubblicato nel 2002, Romanzo criminale di Giancarlo De Cataldo ha conquistato un posto importante nella narrativa italiana, raccontando la criminalità romana attraverso personaggi diventati familiari a un pubblico molto ampio.

Il romanzo ha ottenuto il Premio Scerbanenco nel 2003 e ha ispirato adattamenti che ne hanno moltiplicato la popolarità.

A rendere la storia così seguita non è soltanto la ricostruzione di un’organizzazione criminale, ma anche il modo in cui racconta l’amicizia, le rivalità, le relazioni sentimentali e il prezzo delle ambizioni personali. I protagonisti sono figure carismatiche, ma anche uomini incapaci di sottrarsi alle conseguenze delle proprie scelte, in un mondo dove affetti e interessi finiscono spesso per scontrarsi.

Nel 2005 Michele Placido ha portato il romanzo al cinema, tre anni dopo è arrivata la serie diretta da Stefano Sollima, che ha approfondito le vicende dei protagonisti in due stagioni. Le interpretazioni, i personaggi e il linguaggio della serie hanno lasciato un segno nell’immaginario collettivo.

Le differenze tra teatro, film e serie tv

Ognuno degli adattamenti ha riscritto la storia per adattarla al nuovo mezzo, come spesso avviene quando un romanzo viene trasformato in sceneggiatura: basti pensare al tanto discusso Cime tempestose con Margot Robbie e Jacob Elordi.

Il film

Il film Romanzo criminale di Michele Placido, uscito nel 2005, racconta l’ascesa e la caduta della Banda della Magliana concentrandosi sui momenti decisivi della sua storia.

In circa due ore, il regista segue le ambizioni del Libanese, del Freddo e del Dandi, interpretati rispettivamente da Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart e Claudio Santamaria, dando spazio soprattutto ai rapporti di forza, ai tradimenti e alla progressiva disgregazione del gruppo. Riccardo Scamarcio interpreta il Nero, mentre Jasmine Trinca è Roberta e Anna Mouglalis veste i panni di Patrizia.

La narrazione cinematografica punta sulla forza delle immagini e sull’intensità delle interpretazioni per restituire la parabola dei protagonisti.

La serie

La serie televisiva diretta da Stefano Sollima, trasmessa dal 2008 al 2010, sviluppa invece la vicenda in 22 episodi distribuiti in due stagioni.

Francesco Montanari interpreta il Libanese, Vinicio Marchioni è il Freddo e Alessandro Roia è il Dandi. Il maggior spazio narrativo permette di approfondire le relazioni sentimentali, i conflitti tra i membri della banda e i legami con altri ambienti criminali e istituzionali. A Marco Bocci è affidato il ruolo del commissario di polizia Nicola Scialoja

Personaggi e vicende secondarie acquistano maggiore rilievo, mentre l’ascesa dell’organizzazione viene raccontata attraverso un intreccio più ampio, che segue nel tempo le conseguenze delle scelte dei protagonisti.

Dato il grande successo, da tempo si parla di un prequel in lavorazione, anche se ancora non ci sono conferme riguardo all’uscita.

L’opera teatrale

Con l’opera lirica cambia il linguaggio stesso del racconto. La musica composta da Nicola Piovani non accompagna semplicemente le immagini, ma diventa uno strumento attraverso cui esprimere tensioni, sentimenti e conflitti.

Il Libanese, il Freddo e il Dandi sono affidati alle voci di Carlo Raffaelli, Alberto Petricca e Anthony Ciaramitaro, mentre Vanessa Goikoetxea interpreta Patrizia e Matteo Desole è Scialoja. Al posto del montaggio cinematografico e della costruzione episodica della serie, entrano in gioco il canto, la partitura e la presenza fisica degli interpreti sulla scena.

La vicenda conserva il suo nucleo narrativo, ma viene restituita attraverso una forma musicale che mette in primo piano la dimensione tragica dei personaggi e delle loro scelte.

Di che parla Romanzo Criminale

Tutte queste versioni partono dallo stesso punto, la Roma degli anni Settanta, dove tre giovani delinquenti, il Libanese, il Freddo e il Dandi, mettono insieme una banda con l’obiettivo di conquistare la malavita della città.

Il primo passo è il sequestro di un ricco possidente, che segna l’inizio della loro ascesa, e da lì il gruppo estende il proprio dominio sul traffico di droga e sul gioco d’azzardo, mentre la vicenda attraversa venticinque anni, dagli anni Settanta ai Novanta, e si intreccia con terrorismo, sequestri e corruzione ai vertici dello Stato.

Con il passare del tempo la guida della banda passa dal Libanese al Freddo e poi al Dandi, e le amicizie che avevano dato forza al gruppo si logorano tra gelosie, ambizioni e tradimenti.

Sulle loro tracce c’è il commissario Scialoja, che cerca di consegnare la banda alla giustizia e finisce coinvolto nella vita di Patrizia, la donna di cui il Dandi è innamorato.

Ispirato a una storia vera

Una parte del fascino di questa vicenda deriva dal fatto che i protagonisti hanno un riscontro nella realtà, perché il romanzo di De Cataldo prende spunto dalla banda della Magliana, una delle organizzazioni criminali più potenti di Roma.

Tra gli anni Settanta e i primi anni Novanta dominò il traffico di droga e il gioco d’azzardo nella capitale, fino alla morte di Enrico De Pedis nel 1992, e il suo nome deriva dalla Magliana, il quartiere romano da cui provenivano diversi suoi membri.

La banda nacque dall’incontro tra Franco Giuseppucci, detto Er Negro, Maurizio Abbatino, detto Crispino, ed Enrico De Pedis, detto Renatino, che sono i modelli reali rispettivamente del Libanese, del Freddo del Dandi.

Anche il destino dei personaggi segue quello delle persone a cui si ispirano, perché il vero Libanese morì il 13 settembre 1980, quando Giuseppucci fu ucciso a Trastevere, e quell’omicidio segnò l’inizio del declino della banda, mentre Abbatino è tra i componenti che hanno poi collaborato con la giustizia.