Glee sta per tornare. A undici anni dall’ultima puntata, Disney+ e Hulu hanno dato il via libera al reboot della serie musicale che, dal 2009 al 2015, ha conquistato milioni di spettatori.

Ma ritroveremo davvero la Glee che conoscevamo? Quella delle Nuove Direzioni, delle canzoni diventate tormentoni e dei ragazzi che cercavano il proprio posto nel mondo? Il progetto è ancora avvolto da diverse incognite, a partire dalla trama e dal cast.

Una cosa, però, è certa: riportare sullo schermo una serie così legata alla propria epoca significa confrontarsi con un mondo adolescenziale profondamente cambiato.

Il reboot di “Glee” è ufficiale: cosa sappiamo della nuova serie

Secondo quanto riportato da Variety, il progetto ha ottenuto il via libera di Disney+ e Hulu. A occuparsi della produzione sarà 20th Television, la stessa società che aveva realizzato la serie originale.

Ryan Murphy, creatore della serie insieme a Brad Falchuk e Ian Brennan, aveva cominciato a parlare apertamente di un possibile ritorno già nei mesi precedenti.

Il produttore aveva osservato come Glee stesse vivendo una seconda giovinezza, grazie soprattutto a spettatori che l’avevano scoperta sulle piattaforme streaming. Un interesse che lo aveva spinto a chiedersi se non fosse arrivato il momento di riprendere quella storia.

In seguito, Murphy aveva raccontato di aver già lavorato a una prima sceneggiatura insieme a Brad Falchuk e Ian Brennan.

Mercedes (Amber Riley), Kurt (Chris Colfer), Blaine (Daren Criss), Rachel (Lea Michele), Tina (Jenna Ushkowitz), Artie (Kevin McHale) e Kitty (Becca Tobin) guardano Will e Sam esibirsi nello speciale episodio finale di due ore "2009/Dreams Come True" di GLEE

Al momento non è stata annunciata una data di uscita, né sono stati comunicati dettagli ufficiali sulla trama. Non sappiamo, quindi, se ritroveremo la McKinley High School e una nuova generazione di studenti oppure se la storia ripartirà dai protagonisti originali.

Sul fronte del cast, secondo un’indiscrezione pubblicata da Variety Lea Michele sarebbe pronta a tornare nei panni di Rachel Berry, uno dei personaggi più rappresentativi della serie. Anche il possibile coinvolgimento di Heather Morris e Chord Overstreet resta, per il momento, nel campo delle indiscrezioni.

Perché “Glee” è diventata una serie cult

Per capire quanto sia delicata la sfida del reboot, bisogna tornare al 2009. Quando Glee debuttò sulla Fox, i teen drama avevano già raccontato amori, amicizie e tormenti adolescenziali. Ma la serie di Ryan Murphy scelse una strada diversa: trasformare un coro scolastico nel luogo in cui ragazzi molto differenti potevano trovare una voce.

Al centro della storia c’erano le Nuove Direzioni, il gruppo musicale della William McKinley High School di Lima, in Ohio. A guidarlo era Will Schuester, un insegnante convinto che la musica potesse cambiare la vita dei suoi studenti. E, almeno per un’ora alla settimana, quella convinzione sembrava contagiare anche chi guardava da casa.

C’erano Rachel Berry, ambiziosa e determinata a diventare una star, e Finn Hudson, il giocatore di football diviso tra popolarità e passione per il canto. C’erano Kurt Hummel, alle prese con la propria identità e i pregiudizi dei compagni, e Santana Lopez, dietro la cui ironia tagliente si nascondevano fragilità profonde. E poi Mercedes, Brittany, Quinn, Artie e tanti altri personaggi che, stagione dopo stagione, conquistarono un posto nell’immaginario televisivo.

Il segreto di Glee era raccontare il desiderio di essere accettati senza chiedere ai protagonisti di diventare tutti uguali. La serie affrontava bullismo, omofobia, razzismo, disabilità, salute mentale e difficoltà familiari. Lo faceva alternando momenti commoventi, battute irriverenti e numeri musicali capaci di trasformare una canzone pop in una dichiarazione personale.

E che canzoni. Da Don’t Stop Believin’ dei Journey a Teenage Dream di Katy Perry, passando per River Deep, Mountain High e Smooth Criminal, le reinterpretazioni del cast diventarono successi indipendenti dalla serie.

In sei stagioni, dal 2009 al 2015, Glee conquistò sei Emmy Awards e costruì una comunità di appassionati in tutto il mondo. Ma soprattutto contribuì a rendere visibili esperienze e identità che, fino a quel momento, trovavano meno spazio nella televisione per ragazzi.

Non sorprende che sia rimasta un riferimento anche per il racconto televisivo delle identità LGBTQ+. Un percorso che continua nelle produzioni contemporanee, tra film e serie tv che raccontano l’amore e la diversità. Glee contribuì a rendere queste storie familiari a un pubblico molto ampio, portandole anche nelle case di chi non le aveva mai incontrate sullo schermo.

Dal 2009 a oggi: cosa potrebbe cambiare nel reboot di “Glee”

Se c’è qualcosa che il nuovo Glee potrebbe conservare, è proprio il suo sguardo sui ragazzi che si sentono fuori posto. Il bisogno di appartenere a un gruppo, la paura del giudizio e il desiderio di essere amati non hanno un’età.

A essere cambiato, però, è il mondo in cui gli adolescenti vivono. Nel 2009 Instagram non esisteva ancora e TikTok era lontanissimo dall’arrivare. La reputazione si costruiva soprattutto nei corridoi della scuola, tra gli amici e durante le attività extrascolastiche. Oggi una parte importante delle relazioni passa anche attraverso gli schermi, dove il confronto con gli altri può diventare continuo.

È una differenza che potrebbe offrire nuovi spunti narrativi. Come vivrebbero Rachel e Kurt nell’epoca dei social? Che cosa significherebbe oggi essere considerati diversi? E come cambierebbero le rivalità scolastiche in un mondo in cui un’esibizione può raggiungere migliaia di persone in pochi minuti?

Non sappiamo ancora se il reboot affronterà questi temi. La produzione non ha svelato l’ambientazione né le caratteristiche dei nuovi personaggi.

Nel frattempo, anche il modo di raccontare l’adolescenza in televisione è cambiato. Basti pensare ad Adolescence, la miniserie Netflix che esplora le fragilità dei ragazzi e il disorientamento degli adulti di fronte al loro dolore. Un racconto molto diverso da quello musicale e spesso ironico di Glee, ma attraversato da una domanda simile: quanto conosciamo davvero il mondo dei più giovani?

Un’altra differenza potrebbe riguardare la rappresentazione delle identità. Quando Glee debuttò, vedere un adolescente gay come Kurt Hummel al centro di una serie di grande successo aveva un significato particolare. Oggi la presenza di personaggi LGBTQ+ è più diffusa, anche se questo non significa che discriminazioni e pregiudizi siano scomparsi.

Il ritorno dei protagonisti e il ricordo di chi non c’è più

Tra le domande che accompagnano il reboot, una riguarda inevitabilmente il cast. Rivedremo Rachel Berry, Kurt Hummel, Brittany Pierce e gli altri personaggi che abbiamo seguito per sei stagioni?

Ryan Murphy ha raccontato a Entertainment Tonight di aver parlato con circa dieci interpreti originali. Gli attori, secondo il produttore, avrebbero accolto l’idea con entusiasmo, pur avendo molte domande sul progetto.

Lea Michele aveva espresso pubblicamente il proprio affetto per Glee e per Ryan Murphy. Ora, secondo quanto riportato da Variety, il suo ritorno nel ruolo di Rachel Berry sarebbe previsto, ma non è arrivato un annuncio ufficiale dei rappresentanti dell’attrice.

Anche Heather Morris, interprete di Brittany Pierce, e Chord Overstreet, che vestiva i panni di Sam Evans, hanno pubblicato messaggi sui social interpretati come possibili indizi di un ritorno. Per conoscere il loro effettivo coinvolgimento, tuttavia, bisognerà attendere comunicazioni più precise.

Più prudente la posizione di Chris Colfer, che nella serie interpretava Kurt Hummel. Intervistato da Bustle, l’attore ha ricordato quanto fosse impegnativo lavorare a Glee. Ha inoltre sottolineato quanto sarebbe difficile tornare in quel mondo dopo la morte di Naya Rivera, sua collega e amica.

Cory Monteith, interprete di Finn Hudson, è morto nel 2013, quando Glee era ancora in produzione. Nel 2020 è scomparsa Naya Rivera, che aveva dato vita all’indimenticabile Santana Lopez. Nel 2018 era morto anche Mark Salling, interprete di Noah Puckerman.

Finn e Santana, in particolare, erano molto più che personaggi secondari. Le loro storie avevano accompagnato alcuni dei momenti più emozionanti della serie. La loro assenza rende inevitabilmente diverso qualsiasi progetto che voglia riprendere quel mondo.

La sfida del nuovo “Glee”: conquistare anche una generazione diversa

Riportare in vita una serie amata è sempre un’operazione delicata. Da una parte ci sono gli spettatori che desiderano ritrovare personaggi, atmosfere e canzoni familiari. Dall’altra c’è la necessità di costruire una storia capace di interessare anche chi non ha mai visto una puntata dell’originale.

La televisione ha già conosciuto fenomeni simili. Negli anni Novanta, Beverly Hills 90210 aveva trasformato le vicende di un gruppo di adolescenti californiani in un appuntamento generazionale. Anche quella serie aveva portato sul piccolo schermo amicizie, primi amori, difficoltà familiari e problemi sociali, contribuendo a ridefinire il teen drama.

Alcune produzioni finiscono per rappresentare un’epoca, con i suoi linguaggi, le sue mode e le sue contraddizioni. Glee ha avuto un ruolo simile, grazie alla chiave delle canzoni, che permettevano ai personaggi di esprimere emozioni che spesso non riuscivano a condividere apertamente.

Questa formula potrebbe essere ancora efficace. La musica continua ad avere un ruolo importante nella costruzione dell’identità giovanile, anche se sono cambiate le modalità di ascolto e scoperta.