La mia generazione da Twilight ha imparato tutto. Oggi, a 20 anni dall’uscita del libro, fa ridere dirlo: la saga, nata nel 2005 come un progetto d’evasione per Stephenie Meyer, è ormai universalmente riconosciuta come il picco del trash. Eppure, per la me di nove anni dell’ormai lontano 2008, è stata la porta verso un mondo nuovo, una Bibbia.
Ricordo di aver comprato il dvd insieme a una rivista in edicola, e di aver capito già dalla prima scena che l’avrei rivisto ancora e ancora. So ancora a memoria l’inizio di tutto, la voce di Bella Swan (Kristen Stewart) che introduce la storia: «Non ho mai pensato molto a come me ne sarei andata. Ma andarsene per qualcuno che amo è un bel modo per andarsene».
Una storia nata per caso
Prima di diventare l’oggetto di conversazione di tutte noi tra il 2008 e il 2012, Twilight era una storiella nata da un sogno, e abbozzata su post-it e foglietti sparsi per casa. Meyer aveva un figlio piccolo da crescere e sentiva il bisogno di fuggire dalla sua vita quotidiana.
Non aveva mai scritto nulla, ma una volta «vista in sogno» la storia d’amore proibita e due personaggi che sembravano avere vita propria non è più riuscita a fermarsi. E così, nota dopo nota, Edward e Bella – il loro amore, i loro amici, la loro Forks – hanno preso vita.

Il 5 ottobre del 2005 è stato pubblicato negli Stati Uniti il primo dei quattro romanzi (la saga completa è Twilight, New Moon, Eclipse e Breaking Dawn) e, dopo una serie di negoziazioni, nel 2008 è uscito il primo film. Con Edward, il vampiro eternamente diciannovenne interpretato da Robert Pattinson, mentre Bella, la “ragazza normale”, da una giovane Kristen Stewart. E noi, bambine e ragazzine, ossessionate fin da subito.
La Twilight obsession
Twilight aveva tutto: l’adolescenza, il rapporto difficile con i genitori, gli intrighi, il primo amore. Tutte cose che vivevamo e conoscevamo, più qualcosa che potevamo solo sognare: vampiri (hot) e licantropi (super hot!!). Bella era una ragazza come noi, alle prese con lo studio, le amicizie non sempre facili e quella sensazione così comune a tutte le adolescenti di non essere capita da nessuno.

A pensarci oggi, Bella (esattamente come noi) era circondata da persone che le volevano bene, eppure era sempre scontrosa, preferiva stare sola, in silenzio, e cercava in tutti i modi di scomparire. Quando Edward, il rampollo della misteriosa (e ricchissima) famiglia Cullen, si innamora di lei, non realizza il suo sogno, ma il nostro. Lui, che avrebbe potuto scegliere chiunque, voleva proprio lei. E quindi forse anche noi, così ordinarie (e umane) potevamo essere amate. Lui non solo la adorava, ma la capiva, la ascoltava, la proteggeva. Nessuno sapeva vedere dentro di lei quanto Edward, e nessuno – a parte lui – la amava davvero. Per una ragazza (pre)adolescente, non serviva altro: che sogno!

Poco importava che lui fosse un vampiro, che la sua famiglia non fosse “di sangue” (in tutti i sensi, i Cullen sono «vampiri vegetariani»), e che ogni contatto troppo ravvicinato potesse potenzialmente ucciderla. Se c’è una cosa che ci ha insegnato Twilight è che, appunto, morire per amore è un bel modo per andarsene!
Ragazze che sognano di correre coi lupi
E certo, a rivederlo ora un po’ fa ridere. È una delle saghe più odiate, in primis da Robert Pattinson, che ogni volta che lo sente nominare finge di soffocare. Gli effetti speciali sono orrendi, basti guardare uno dei video dei dietro le quinte (dove “i Cullen” corrono sui tapis roulant con dietro schermi che riproducono alberi in lontananza). Eppure ogni anno ecco che parte il rewatch: da sole, con le amiche, persino con i ragazzi (che fingono di amare solo la parte delle battaglie e del sangue, ma piangono sempre). Se è diventata una saga comfort, è perché qualcosa di buono in tutto questo trash c’è.
Quando ci siamo divise tra Team Edward e Team Jacob non abbiamo scelto solo il più bello da guardare, ma un archetipo, “l’uomo ideale”. Con tutte le problematiche del caso, visto che le opzioni erano un vampiro controllante e un licantropo con evidenti problemi di gestione della rabbia. Chi, come me, di amore non ha mai capito niente, anche a distanza di vent’anni continua a scegliere Jacob. L’amico che si dichiara sempre troppo tardi, che non si esprime come vorrebbe ma ti potrebbe dare il mondo, il timido (eppure pieno di potenzialità!) lupo della porta accanto. A differenza di Edward, così maturo e con tutto sotto controllo, lui lascia che Bella si faccia male. Resta in disparte persino quando lei si butta da una scogliera, solo per vedere come va.
Twilight per sempre
Riguardandolo dopo 20 anni, Twilight ci ricorda come mai siamo diventate le donne che siamo. Perché ci innamoriamo degli uomini giusti (o sbagliati), perché leggiamo Sally Rooney invece che Sarah J Maas, perché ascoltiamo Taylor Swift, Phoebe Bridgers o Chappell Roan.
E anche se, per gli standard di oggi, ogni film è ugualmente terribile, li amiamo ancora tutti. E li ameranno anche le ragazzine di oggi, armate di smartphone e mostri ben più spaventosi (e hot) di questi. Dopo aver passato l’estate a scegliere tra Conrad e Jeremiah, anche grazie alle nuove edizioni celebrative dei 20 anni della saga pubblicate da Fazi, spero che passino l’inverno tra vampiri, licantropi e volturi.

Spero che anche loro come noi prendano parte, ma che scelgano meglio. Che sognino Charlie, il papà tenero e solo che si mette in gioco, fa tutto per la sua eterna bambina, persino accettare di non rivederla più. O il tormentato Jasper, che solo grazie ad Alice cresce, come vampiro e come uomo. E che si rivedano in Bella, sì, ma anche nella Rosalie forte solo all’apparenza o nell’amica sempre presente Jessica. Spero che passino anche loro la “fase vampiri”, e che imparino le lezioni che noi capiamo solo ora che siamo grandi. Non solo l’importanza di scegliere l’uomo giusto, di lottare per i propri valori (e per i propri cari), di buttarsi (metaforicamente e letteralmente). Ma anche quella di farsi crescere i canini, che nella vita – anche se mortale – servono. Molto più di un uomo.