Ultimo appuntamento con Uno sbirro in Appennino: giovedì 30 aprile Rai 1 manda in onda il finale di stagione con gli episodi 7 e 8. La serie con Claudio Bisio ha accompagnato il pubblico per quattro settimane, mescolando indagine, ironia e legami personali. Ora, tra misteri che tornano dal passato e scelte sentimentali decisive, si chiude il cerchio. Ma è davvero un addio?
Ci sarà una seconda stagione di “Uno sbirro in Appennino”?
Al momento non ci sono comunicazioni ufficiali da parte di Rai, produzione o cast su una seconda stagione. Nessuna conferma, ma neppure una chiusura definitiva.
Guardando ai dati, gli ascolti sono stati buoni e costanti, e la serie ha saputo creare discussione, anche grazie alle reazioni social. Un mix che, in genere, rappresenta un elemento favorevole per un eventuale rinnovo. Molto dipenderà anche dalla disponibilità del cast e dalle scelte editoriali della Rai.
In assenza di annunci ufficiali, la possibilità di una seconda stagione resta aperta. Il finale di stasera e i relativi indici di gradimento del pubblico potrebbero offrire qualche indizio in più.
Di cosa parla “Uno sbirro in Appennino”
Al centro della storia c’è Vasco Benassi (Claudio Bisio), commissario di polizia costretto a lasciare Bologna dopo un errore professionale. Il trasferimento a Muntagò, il suo paese d’origine sull’Appennino, non è solo un cambio di lavoro, ma un ritorno emotivo carico di ricordi.

Qui Vasco ritrova legami mai del tutto risolti, come quello con Nicole Poli (Valentina Lodovini), oggi sindaca di Bologna e suo amore giovanile. Accanto a lui c’è Amaranta (Chiara Celotto), collega determinata e sempre più centrale anche sul piano personale.
La serie, che fra i pregi ha quello di far riscoprire il bellissimo appennino bolognese, si sviluppa tra casi da risolvere e dinamiche intime, mantenendo un equilibrio tra il giallo e una dimensione più leggera e umana.
Gli ascolti del 23 aprile: quanto ha funzionato la serie
Dal punto di vista degli ascolti, Uno sbirro in Appennino ha dimostrato una buona tenuta. La puntata del 23 aprile ha registrato 3.171.000 spettatori, pari al 20,1% di share, risultando il programma più visto della serata.
Nella stessa fascia oraria, Canale 5 proponeva la soap turca Forbidden Fruit, che si è fermata a 1.917.000 spettatori e al 13,4% di share.
Numeri solidi, che confermano l’interesse del pubblico per la fiction Rai.
Reazioni social: pubblico diviso su Claudio Bisio
Se gli ascolti premiano la serie firmata sapientemente dal regista Renato De Maria, i social raccontano un quadro più sfumato. Molti spettatori hanno apprezzato l’ambientazione e il tono leggero, che distingue la fiction da altri crime più cupi.
Allo stesso tempo, una parte del pubblico ha espresso perplessità sulla scelta di Claudio Bisio in un ruolo investigativo. Alcuni lo trovano efficace in una chiave più ironica, altri faticano a vederlo come commissario “duro”.
Un dibattito che ha accompagnato tutta la messa in onda e che, in qualche modo, ha contribuito a mantenere alta l’attenzione sulla serie.
Le anticipazioni del finale: cosa succede negli episodi 7 e 8
Il settimo episodio, Lo scheletro in cravatta, si apre con un flashback negli anni Sessanta. Tre uomini seppelliscono un cadavere, mentre una bambina, Ester, assiste alla scena e viene minacciata. Nel presente, Ester è anziana e malata, ma riesce a rivelare a Vasco un segreto rimasto nascosto per decenni.
La scoperta di un corpo dietro la cosiddetta “Madonnina cieca” riapre un caso legato a due scomparse del 1966: il pugile Achille Bussolotti e Dora Biagi. Le indagini prendono una piega pericolosa, fino a un incidente stradale sospetto che coinvolge Vasco e Amaranta.
Nell’episodio finale, I morti antichi, il commissario cerca di riprendersi in ospedale, mentre la squadra porta avanti le indagini. Al centro emerge la famiglia Fabbro e una faida legata a un’eredità. Passato e presente si intrecciano fino a un climax drammatico.
Amaranta diventa protagonista: sarà lei a salvare Vasco e Sebastiano Fabbro da un rapimento. Una scelta coraggiosa che potrebbe influenzare anche il suo futuro, divisa tra Napoli e l’Appennino.