«Vedendomi elegante sui red carpet, nessuno immagina quanto mi piaccia fare la scema. Chiedetelo ai miei figli, se non ci credete». Andie MacDowell ha il dono della leggerezza, un sorriso aperto e un’autoironia che la rendono immediatamente simpatica. L’abbiamo incontrata all’ultimo Festival di Cannes, al quale partecipa ogni anno come volto dello sponsor L’Oréal Paris. «Sono legata a questo marchio da 40 anni e non so quante volte avrò ripetuto il loro slogan: “Perché io valgo”. Mi piace perché incoraggia le donne a valorizzarsi e, nel mio caso, anche a non farsi condizionare da chi, vedendo il tuo successo, cerca di sminuirti» racconta l’attrice americana, 68 anni, attualmente protagonista della serie thriller The Way Home, quattro stagioni non ancora disponibili in Italia.

Una carriera dalla moda al cinema

Il successo per lei, che ha iniziato la carriera come fotomodella, è arrivato a 26 anni con il film Greystoke – La leggenda di Tarzan, il signore delle scimmie, con Christopher Lambert (1984), seguito da due commedie di culto che l’hanno fatta conoscere in tutto il mondo: Sesso, bugie e videotape di Steven Soderbergh (1989) e Quattro matrimoni e un funerale di Mike Newell (1994). Da allora ha girato oltre 90 titoli: tra questi, la miniserie Maid (del 2021, ora su Netflix) dove recita accanto alla figlia 31enne Margaret Qualley, interpretandone la madre. Con Margaret, l’ultima dei tre figli avuti con Paul Qualley, dal quale si è separata nel 1999, Andie ha sfilato spesso sul red carpet, catalizzando ogni volta l’attenzione di fotografi e pubblico. Anche se forse il suo tappeto rosso più chiacchierato e ammirato è quello del 2021, proprio a Cannes, quando ha sfoggiato per la prima volta i lunghi capelli d’argento che da allora sono un tratto inconfondibile del suo stile. E il simbolo di una bellezza che non ha paura del tempo che passa, anzi ne mostra orgogliosamente i segni.

La bellezza matura negli “anta”

In un mondo che esalta l’eterna giovinezza, come ci si sente belle a 60 anni?

«C’è qualcosa che ti scatta dentro con la maturità. Ti rendi conto che non è più lo sguardo degli altri a definirti, sei tu: se sei la prima a valorizzarti, poi lo faranno anche gli altri. Negli “anta” la vita diventa più intensa, forse perché sai che non hai tempo da perdere. Eppure è difficile spiegare questo passaggio interiore a chi non l’ha ancora vissuto perché, in generale, siamo condizionate dall’idea che i segni del tempo vadano cancellati e che la maturità non sia bella da vivere. Lasciandomi crescere i capelli senza tingerli, io mi sono sentita più me stessa. E molto più forte».

Il giudizio degli altri è pesato nella sua vita?

«Sì, ma ora me ne sono liberata, ed è un tale sollievo! Ogni giorno cerco di soddisfare innanzitutto me stessa. Mi prendo cura di me, e non parlo solo dell’aspetto fisico».

Andie MacDowell per l’empowerment femminile

È nel mondo del cinema da oltre 40 anni. Dopo il MeToo, si è parlato molto delle difficoltà delle attrici nel trovare ruoli che rispecchino la realtà femminile più che i desideri maschili. Qualcosa è cambiato negli ultimi anni? E pensa che oggi sia più facile recitare per sua figlia Margaret e le giovani come lei?

«Ci sono dei cambiamenti, il fatto stesso che ne parliamo è positivo, visto che prima non accadeva. Secondo me, però, non dovremmo ripetere continuamente che le attrici di una certa età non trovano spazio: sembra quasi che lo consideriamo un dato di fatto incontrovertibile. Piuttosto, scardiniamolo».

Lei come lo fa?

«Cercando e creando nuove opportunità di lavoro (oltre che protagonista, è produttrice della serie The Way Home, ndr). Contando sul pubblico che ho, che si è affezionato e torna a vedermi. E poi mi dà forza il successo di altre attrici e registe: bisogna fare il tifo una per l’altra. Il premio istituito da L’Oréal, Lights on Women’s Worth Award, serve proprio a questo: a sostenere l’empowerment femminile».

Andie MacDowell sul red carpet dell’ultimo Festival di Cannes, al quale partecipa ogni anno come volto dello sponsor L’Oréal Paris. COURTESY L’OREAL

Le passioni sono un elisir di benessere

Dedicarsi alle proprie passioni è un elisir di benessere?

«Assolutamente. Adoro stare con chi mi fa “crescere”. Cerco di frequentare persone stimolanti, mi piace anche solo stare ad ascoltarle. E poi c’è la natura, che mi ricarica. Ogni giorno cammino sulla spiaggia per sentire il rumore dell’oceano e il cinguettìo degli uccelli, trovare conchiglie, avvistare i delfini al largo e riempirmi gli occhi di colori (abita a Marina del Rey, in California, ndr). Tutto questo è come un pulsante di reset. E infine amo cucinare».

È una routine nata di recente?

«Già da ragazza adoravo passeggiare nei boschi e andare a cavallo. Credo di aver contagiato anche i miei tre figli (oltre a Margaret, Justin, 40 anni, e Rainey, 37, ndr). Quando erano bambini, stavamo seduti insieme a contemplare i raggi del sole tra gli alberi, perfino a parlare delle ombre. Sono certa che Margaret ricorda la felicità del periodo trascorso con me sull’isola di Panarea, era l’inizio degli anni 2000 e giravo il film Ginostra di Manuel Pradal con Harvey Keitel. È stata un’esperienza fantastica perché c’eravamo solo noi, senza neanche la tv a distrarci. Facevamo yoga e ogni giorno passavamo un po’ di tempo a contemplare il mare, il cielo, la luce. I bambini di oggi, tra tv e cellulari, non godono di momenti così, che sono però fondamentali per coltivare l’immaginazione».

La maternità e il rapporto con i figli

A proposito di Margaret, come vive il suo successo?

«Con grande orgoglio. In The Substance è strepitosa e trovo che, nelle scelte che fa, sia più coraggiosa di quanto sia stata io alla sua età. La cosa buffa è che vivo una sorta di nepotismo al rovescio, perché vengo indicata come “la madre di Margaret” molto più di quanto lei venga definita figlia mia».

Come ha cresciuto i suoi figli?

«Ho cercato di dar loro una vita normale: quando erano piccoli non parlavo del mio lavoro, non li portavo con me alle première. Cercavo soprattutto di ascoltarli».

Nella serie The Way Home interpreta una madre particolarmente crudele: sarà stato faticoso…

«Alcune scene sono state dolorose, certo, ma è interessante lavorare a una serie perché permette di andare a fondo nella psicologia di un personaggio. E di Del Landry, questo il nome del mio, mi piacciono proprio l’imperfezione e la fragilità. È una donna segnata da varie disgrazie. Il figlio scompare, il marito muore. Ha un rapporto così teso con la figlia che la ragazza se ne va, lasciandola sola. Non potrebbe essere dolce dopo aver passato tutto questo».

Andie Mac Dowell tra moda e cinema

Come ricorda l’inizio della carriera e il passaggio da modella ad attrice?

«È buffo, perché nella mia famiglia nessuno aveva la più vaga idea di come fosse il mondo della moda o del cinema. Io stessa sapevo a stento chi fossero Calvin Klein o Ralph Lauren. A 20 anni sono partita dalla Carolina del Sud con 2.000 dollari in tasca per fare la modella a New York, non conoscevo nessuno al di fuori della mia cerchia. Ricordo che, durante uno dei miei primi lavori come modella, andai a cena fuori e tutti parlavano di libri, mostre, spettacoli teatrali di cui ero a digiuno. Era tutto così nuovo e stimolante che ho iniziato anch’io a leggere e andare per musei: è stata la mia formazione».

E qual è oggi il suo rapporto con la moda?

«Ha alimentato la mia creatività e mi ha fatto conoscere persone meravigliose. Gli anni da modella sono stati un periodo magico, oltre che un trampolino di lancio come attrice. Poi sono diventata economicamente indipendente e, già da giovanissima, ho imparato a prendere decisioni per me stessa».