Cristina Cassar Scalia, la giallista più amata dagli italiani, lascia in stand-by Vanina Guarrasi, protagonista di quasi tutti i romanzi precedenti (e della serie tv Vanina – Un vicequestore a Catania), e in Delitto di benvenuto (Einaudi) inaugura un nuovo, irresistibile, commissario: Scipione Macchiavelli.
Scipione Macchiavelli, il nuovo personaggio della giallista Cristina Cassar Scalia
Figlio di un principe del foro romano, il 30enne Scipione decide di non fare l’avvocato come suo padre, perché vuole essere un detective. Un giorno sfortunato, dalla questura di via Veneto e dalla sua amata dolce vita romana viene trasferito nella provincia siciliana degli anni ’60, a Noto. Sa che quella decisione dipende dal suo coinvolgimento in uno scandalo sessuale, dunque accetta a malincuore di salutare l’amata sorella e l’apprensiva madre per trasferirsi al Sud dove, invece di un caloroso benvenuto, si troverà ad affrontare la scomparsa dell’influente direttore di banca locale. Fortunatamente il commissario potrà contare su una squadra di colleghi fidati, composta dal maresciallo Calogero Catalano e dal brigadiere Francesco Mantuso, e sull’intuito e le confidenze dell’affascinante farmacista Giulia Marineo. Cristina Cassar Scalia ci regala un altro dei suoi gialli dall’anima letteraria in cui, oltre alle trame poliziesche, racconta sapori e umori della sua Sicilia. Un romanzo che tiene il lettore con il fiato sospeso, fino al colpo di scena finale.
Da Vanina Guarrasi a Scipione Macchiavelli
Nel 2018 Sabbia nera inaugura la fortunata serie di Vanina Guarrasi, vicequestore a Catania. Da allora, un successo crescente e la serie tv. Con l’esordio di un nuovo protagonista ha avuto un po’ d’ansia da prestazione?
«Certo. L’ho scritto subito anche ai miei lettori sui social: “Spero che vogliate bene a Scipione Macchiavelli come avete voluto bene a Vanina”. E a quanto pare il simpatico piacione romano sta raccogliendo consensi».
La sfida: il primo protagonista maschile
Al Salone del Libro di Torino ha incontrato i lettori per spiegare come nascono i suoi personaggi. Come ha ideato e costruito Scipione Macchiavelli?
«Ho un metodo personale: creo personaggi che vorrei trovare nei libri che leggo. Scipione, vitellone romano, amante delle donne e della dolce vita, è stato una sfida, perché è il mio primo protagonista maschile. L’altra sfida è che il romanzo è ambientato negli anni ’60 e non è stato facile calarmi nella testa di un uomo di quel periodo».
Cristina Cassar Scalia e la Sicilia
I suoi romanzi sono anche indagini sulla società siciliana, dall’alta borghesia alle zone più marginali. Perché, dopo Catania e Palermo, ha scelto Noto, sua città d’origine?
«Ho vissuto a Noto fino ai 18 anni, quando mi sono trasferita a Catania per laurearmi e poi fare la specializzazione per diventare medico oftalmologo. Quando ero ragazza, Noto era una città tranquilla, lontana da Palermo e Catania e dalla criminalità organizzata. Una città barocca, bella ma decadente. Cadeva letteralmente a pezzi e, infatti, non solo ho visto crollare il mio liceo ma anche molte costruzioni storiche. Quando, nel 1996, è venuta giù la cupola della Cattedrale, finalmente si è deciso di restaurare e oggi Noto è piena di strutture turistiche e turisti. Io ho voluto raccontare la Noto degli anni ’60, quella che ho vissuto io, prima della trasformazione radicale».
La condizione femminile nel romanzo della giallista
Parliamo delle donne del romanzo: la maggioranza, in quegli anni, non aveva molta libertà ed era vittima della società patriarcale.
Ho voluto ambientare il romanzo prima del 1968, anno di svolta della condizione femminile.
Prima, la maggior parte delle donne in Sicilia non poteva scegliere chi sposare, perché la famiglia interveniva nelle scelte, specie nell’alta borghesia.
E ancora esisteva il delitto d’onore. Era una condizione di molte, ma non di tutte. Infatti Giulia, la farmacista di cui Scipione si invaghisce, è laureata. Suo padre la rispetta e la stima, per lui è normale che sia lei a proseguire l’attività. Alla fine penso che, specie a quei tempi, la condizione delle donne fosse influenzata anche dalla testa dei padri: quelli più aperti già non facevano differenza tra maschi e femmine».

I protagonisti di Cristina Cassar Scalia, dai libri alla televisione
Come si tengono insieme, in modo magistrale, tensione, dialoghi serrati, ritmo della narrazione e anche ironia?
«Mi sono resa conto che ho interiorizzato i polizieschi letti da giovane al punto da poter scrivere gialli in modo quasi automatico. Ho sempre pensato che fosse difficile ma, evidentemente, tutti quei libri di Simenon, tutti quei casi del commissario Maigret sono stati una “scuola” per me. Leggevo anche i classici, sono sempre stata una lettrice appassionata e onnivora: attingevo alle biblioteche di mio nonno e di mia madre. A quei tempi è nata anche la passione per Sciascia, che rimane il mio scrittore preferito».
Che emozione ha provato a vedere i protagonisti dei suoi libri in tv?
«Vedere la materializzazione di figure che erano solo nella mia fantasia è stata un’emozione enorme. Ancora di più quando gli attori della fiction si sono presentati dicendo i nomi dei personaggi, non i loro. Immagini che gioia è stata per me sentire: “Piacere, sono Vanina”».
Le due anime della scrittrice: donna di scienze e di lettere
Medico e scrittrice, donna di scienze e di lettere. Come convivono queste due anime?
«Già da ragazza pensavo che, se fossi diventata medico, cosa che desideravo molto, avrei potuto sostenere economicamente anche la mia passione per la scrittura. Dopo la specializzazione ho scritto due romanzi e ne ho portato uno a una fiera per autrici emergenti a Matera. Non me lo sarei mai aspettata, ma sono tornata a casa con il contratto con un agente letterario e un editore importante che voleva pubblicarmi».
La narrativa siciliana è donna
La narrativa oggi è donna, e soprattutto siciliana. Si è data una spiegazione?
«La Sicilia è sempre stata una terra fertilissima per gli scrittori, che un tempo inevitabilmente erano quasi tutti uomini. La spiegazione che mi sono data, ora che anche le scrittrici siciliane sono sempre più numerose, è che siamo frutto di un mix ricco e variegato di dominazioni, quindi di tradizioni e di culture. Tanta ricchezza ha prodotto intellettuali mentalmente aperti e pieni di curiosità, che è la caratteristica fondamentale che ogni scrittore deve coltivare».
L’ultima domanda è d’obbligo per chi la ama e la segue: Vanina tornerà dai suoi affezionati lettori? «Vanina è seduta in panchina, ma sta scalpitando. E presto tornerà».