«Non penso al Premio della Critica, quello lo vincono le canzoni serie: io canto di sentimenti, cose che non sono molto meritevoli». Fulminacci risponde così a chi incalza con domande sulle sue aspettative a Sanremo, minimizzando. D’altronde per Filippo Uttinacci, classe 1997 romano, questo è un po’ un debutto (la prima partecipazione è stata nell’edizione del 2021, in pieno lockdown), anche se in grande stile. «Vedere le risposte così positive alla canzone mi sembra già una vittoria, così come l’affetto che ricevo dai fan a tutti i concerti: io ho già vinto!», racconta. Secondo le classifiche che riassumono i voti della stampa dopo i primi ascolti, infatti, la sua Stupida Sfortuna è una delle canzoni più belle. E lui ha tutte le carte in regola per puntare alla vittoria, ma affronta il Festival come l’occasione perfetta per presentare il nuovo album, e puntualizza che tutto quello che arriverà dopo, se arriverà, sarà una sorpresa.
Sarà il Sanremo di Fulminacci?
Se il brano di Fulminacci ha conquistato quasi tutti è perché non è facile etichettarlo. È una canzone fondamentalmente triste eppure lascia un sorriso amaro, come una vecchia commedia di Hugh Grant. Filippo ha da poco concluso una storia d’amore importante e racconta del dolore che si appiccica alla pelle, della mancanza che si sente anche quando ci si prova a distrarre.
L’amore è ancora lì, anche se non basta, e bisogna tornare a fare i conti col mondo da soli. È questa la Stupida Sfortuna che porta a vivere con “gelida paura”, la consapevolezza che a volte le cose finiscono senza una vera ragione, senza torti o mancanze di rispetto, e cercare il senso è una perdita di tempo.
È il brano perfetto per presentare Filippo a chi ancora non lo conosce. Un ragazzo riflessivo e intelligente, che si esprime con sarcasmo e falsa ingenuità. Forse lo rappresenta più della romantica Santa Marinella con cui ha debuttato nel 2021. E magari anche questo contribuisce a renderlo così tranquillo al pensiero di tornare all’Ariston.
Duetti, ospiti e amici dietro le quinte: Fulminacci, all’Ariston, è a casa
Pur avendo partecipato solo a un’edizione, infatti, Filippo sembra vivere con tranquillità l’idea di tornare a Sanremo. Ne parla come di un palco che ha conosciuto realmente solo due anni fa (quando è stato ospite di Gazzelle per Notte prima degli esami alla serata cover), e in cui ha la possibilità di esprimersi al meglio. Per questo per i duetti ha scelto un’amica, Francesca Fagnani, con cui interpreterà “una versione molto anni ‘70” di Parole, parole, parole.
Anche Ditonellapiaga – l’unica a superarlo nella classifica della critica – è una cara amica. Con lei ha collaborato in Come prima, contenuto nell’album FLASH, e affrontare Sanremo insieme lo emoziona. «Ho pensato che se vince Margherita, a cui voglio benissimo, non mi fingerò di essere felice per lei», ha scherzato. «La verità è che io vorrei arrivare quinto: è la posizione perfetta perché non sei appena dopo il podio, che è davvero triste, ma nemmeno così tanto lontano».

Un’altra collaborazione di lunga data è quella con il producer GoldenYears, che oltre ad aver lavorato a Stupida Sfortuna ha prodotto quasi tutti i brani di Calcinacci, l’album in uscita il prossimo 13 marzo. «Nessuno conosce la canzone meglio di lui e l’ho scelto per dirigere l’orchestra», racconta Filippo: un modo per avere un amico sul palco con lui tutte le sere, un collega fidato.
Calcinacci, il nuovo album
Tutta la sua attenzione, si capisce, è riservata all’album. Sarà il quarto della sua discografia e ad accompagnarlo uscirà un cortometraggio in cui appariranno diversi ospiti. Poi, certo arriveranno il tour (Palazzacci, annunciato lo scorso aprile) e una serie di sorprese. «Alternerà brani allegri a tracce più tristi», ha detto, ma pare che per la maggior parte sarà un bel colpo al cuore.
Dopo la fine di una storia per me importantissima, mi trovo in mezzo alle macerie. I calcinacci simboleggiano il luogo in cui si è distrutto e si ricostruisce, i cantieri, una metafora di quello che vivo io. Mi guardo intorno e vedo le macerie, i sassi a terra, e cerco di rifare una casa a partire da tutto ciò.
Anche il sound sarà una novità, forte di scelte più «minimaliste» per quanto riguarda le basi, gli strumenti utilizzati e le produzioni. «È cambiato il mio modo di scrivere perché ho avuto influenze nuove, sicuramente la più importante è Battiato, che ho finalmente capito e ascoltato molto di più».

Con Sanremo, dunque, si apre una nuova era. Ma, in pieno stile Fulminacci, tutti gli annunci e le varie tappe arriveranno con calma: «Non voglio una vita folle», confessa, «e tutte le scelte che ho fatto nella mia carriera sono andate in questa direzione». Non chiediamogli troppo del domani, arriverà senza pressioni: per ora, prepariamoci a farci spezzare un po’ il cuore a Sanremo. E non sorprendiamoci se anche la classifica definitiva lo vedrà in cima.