In amore, si dice, non ci sono regole. Forse è anche per questo che si prova a giocare sempre “in attacco”, per evitare di mostrarsi vulnerabili. È quello che fa Mia, interpretata da Ester Pantano, in Io+te, ora al cinema: una dottoressa di 36 anni che di giorno accompagna le donne nel percorso della gravidanza e di sera colleziona incontri senza futuro nel bar di fiducia. In una fuga continua che la protegge, privandola però della parte più autentica delle relazioni. Invece Leo, barista di 10 anni più giovane che ha il volto intenso di Matteo Paolillo, sceglie di restare.
E, dopo una notte di passione, le dimostra che amare significa anche abbas- sare le proprie difese. Tra i due nasce un sentimento grande, che li costringe a fare i conti con le proprie fragilità. E che ha fatto riflettere, anche fuori dal set, Matteo Paolillo, 30 anni, di Salerno, già amatissimo protagonista della serie Mare Fuori.
Matteo Paolillo: diventare Leo e capirlo
Cosa le ha lasciato Io+te?
«La passione che muoveva tutti noi, dalla regista al cast, alla troupe. Ho avuto anche l’occasione di conoscere le Marche: abbiamo girato a Porto Recanati, non ci ero mai stato».
Attraverso Mia e Leo, il film affronta temi importanti: la gravidanza inattesa e la scelta di abortire, poi la ricerca di un figlio e la scoperta dell’infertilità… Sente la responsabilità di dare un insegnamento?
«Sono dell’idea che gli attori non dovrebbero preoccuparsi di insegnare qualcosa al pubblico. Il nostro compito è, piuttosto, mandare un messaggio: io cerco di raccontare una storia, rendendola più vera possibile con il mio sguardo, il mio corpo. E quella di Leo mi ha messo alla prova».
In che senso?
«Interpretare un giovane uomo con una tale maturità mi ha imposto di maturare a mia volta».
Il futuro e la vita privata
Leo sembra sicuro di sé, ma nasconde un passato con cui deve fare i conti. Si è sentito simile a lui?
«Per certi versi mi somiglia, ma credo sia più forte. Oggi si usa molto l’aggettivo resiliente, anche a sproposito, però io penso che lui lo sia. Ha affrontato un’esperienza difficile, dovendo rinunciare al suo sogno, senza lasciarsi abbattere: io in che modo avrei reagito al suo posto? Come attore, ma soprattutto come ragazzo, me lo sono chiesto».
E cosa si è risposto?
«Mi sono trovato di fronte a sfide importanti e conosco bene l’ansia e la paura. Un insegnamento che mi guida sia nella vita sia nella recitazione è una frase di Ivana Chubbuck, acting coach americana: “Maggiore è l’ostacolo, maggiore è la ricompensa”. Gran parte della vita consiste nel trovare la forza per affrontare gli ostacoli: è facile abbandonarsi al dolore, ma – come dimostra Leo – attraversarlo aiuta a uscirne più forti».
Leo è pronto anche a creare una famiglia insieme a Mia, nonostante abbia solo 26 anni. In questo vi somigliate?
«Lui ha un istinto paterno molto forte e anche a questo ho dedicato tante riflessioni. La differenza tra me e Leo è che lui ha una routine, mentre per un attore come me è molto difficile».
La paternità è nei suoi progetti?
«Se penso che alla mia età mio padre aveva già una famiglia, mi sento persino in ritardo… Ma credo che si debba fare una scelta così importante solo quando se ne sente veramente la necessità. A volte mi chiedo persino se fare dei figli nel mondo in cui viviamo sia un atto di egoismo o di speranza».
L’amore vero è quello che ci mette a nudo
Tra Mia e Leo c’è un sentimento forte eppure difficile da gestire per entrambi. La paura di mostrarsi fragili è una caratteristica dei giovani di oggi?
«Sicuramente la mia generazione ha difficoltà ad affrontare la debolezza, soprattutto in amore: il rapporto tra Mia e Leo è un ottimo modo per raccontarlo. Io penso però che la cosa più bella dell’amore sia proprio questa: potersi mostrare fragili, sapendo che chi ci sta accanto si prenderà cura della nostra debolezza. Credo che un altro problema dei 30enni di oggi sia la tendenza a non voler aggiustare le cose. Siamo assuefatti al consumismo, se un oggetto si rompe preferiamo buttarlo via e comprarne uno nuovo. Penso che un atteggiamento del genere cominci a influenzare anche le relazioni: non siamo più abituati ad “aggiustarle”, invece Leo questa capacità ce l’ha».
In Io+te ha ritrovato due colleghi di Mare Fuori: com’è stato?
«Bello. Antonio De Matteo (che interpreta l’uomo che Mia incontra dopo aver lasciato Leo, ndr) è un grandissimo attore a cui voglio bene, anche se nella serie non abbiamo avuto molte scene insieme. Anche lavorare con Pia Lanciotti (la madre di Mia, ndr), che avevo solo incrociato in Mare Fuori, è stato un onore: è una delle più brave che abbia mai conosciuto».
Matteo Paolillo, i progetti futuri
Tra i suoi prossimi progetti c’è il biopic su Gigi D’Alessio, Solo se canti tu, in cui interpreta l’amatissimo cantante napoletano.
«Ovviamente non posso dire nulla… Se non che ho lavorato tantissimo ma sono molto soddisfatto. Recitare in un biopic era uno dei miei sogni. E poi Gigi è un personaggio cardine della musica non solo napoletana, ma italiana. Una grande responsabilità, per me. Gli ho fatto un sacco di domande e lui mi ha dato tanto materiale su cui lavorare».
Oltre alla recitazione, nella sua vita c’è la musica. Di Mare Fuori ha firmato anche la sigla, O’ mar for, disco di platino. E ha pubblicato due album da solista. Novità in arrivo anche qui?
«Nell’ultimo periodo ho dedicato la maggior parte del tempo al cinema, ma non ho mai smesso di sperimentare. E mi sono preso del tempo per cercare una nuova voce, più adatta a me. Le novità saranno soprattutto di questo tipo».