Quando nel 1992 arriva al cinema Sister Act, Whoopi Goldberg è già un volto noto. Ha ottenuto una nomination all’Oscar per Il colore viola (1985) e ha vinto la statuetta come miglior attrice non protagonista per Ghost (1990). Eppure, è proprio quel ruolo inatteso — una cantante di nightclub costretta a nascondersi in convento — a cambiarle davvero la vita.
Non solo perché il film conquista il pubblico in tutto il mondo, ma perché trasforma Whoopi in qualcosa di più di un’attrice pluridecorata: una vera icona pop, capace di parlare a generazioni diverse con un’ironia nuova, libera e riconoscibile.
Whoopi Goldberg prima di “Sister Act”
Prima del successo planetario, Whoopi Goldberg aveva già costruito una carriera solida. Il suo esordio nel cinema con Il colore viola, diretto da Steven Spielberg, le aveva regalato una visibilità importante e una candidatura agli Oscar. Negli anni successivi aveva alternato teatro, televisione e cinema, mostrando una versatilità rara.
Il punto di svolta arriva nel 1990 con Ghost, dove interpreta la sensitiva Oda Mae Brown. Il ruolo le vale l’Oscar e un Golden Globe, consolidando la sua reputazione come attrice capace di unire dramma e comicità. Tuttavia, fino a quel momento, la sua immagine resta legata a ruoli di carattere, spesso lontani dal grande pubblico mainstream. Mancava ancora quel film capace di trasformarla in un volto universale.
“Sister Act”: il film che l’ha resa una star globale
Con Sister Act – Una svitata in abito da suora, tutto cambia. Il film, ispirato alla storia di Madre Dolores Hart, diventa uno dei maggiori successi commerciali del 1992 e porta Whoopi Goldberg al centro della cultura pop internazionale.
Il personaggio di Deloris Van Cartier — poi Suor Maria Claretta — funziona perché unisce elementi diversi: è irriverente ma empatica, anticonvenzionale ma profondamente umana. Proprio questa combinazione ridefinisce l’immagine pubblica dell’attrice.
Dopo Sister Act, Whoopi Goldberg non è più solo un’interprete premiata, ma una star globale. Il successo del sequel, Sister Act 2 – Più svitata che mai (1993), conferma il fenomeno e rafforza il suo potere contrattuale a Hollywood. In quegli anni diventa una delle attrici più pagate dell’industria, un risultato ancora più significativo considerando gli stereotipi che hanno spesso limitato le opportunità per le donne afroamericane.
Dopo “Sister Act”: film, doppiaggi e nuove sfide
Negli anni successivi, Whoopi Goldberg costruisce una carriera ricca e diversificata. Alterna commedie e progetti più leggeri a ruoli diversi, senza mai legarsi a un solo genere.
Tra i titoli più noti ci sono Una moglie per papà (1994), che la vede protagonista in una commedia familiare, e Moonlight & Valentino (1996), dove torna a un registro più intimo. Parallelamente, presta la voce a Shenzi nel classico Disney Il re leone (1994), contribuendo a uno dei film d’animazione più amati di sempre.
Negli anni Duemila continua a lavorare tra cinema e televisione, partecipando a produzioni come Rat Race (2001) e a diversi progetti come doppiatrice, tra cui Toy Story 3 (2010). Più di recente, è tornata anche a ruoli drammatici, come nel film Till – Il coraggio di una madre (2022), dimostrando una continuità artistica che attraversa decenni.
Le difficoltà e le scelte personali dietro il successo
Accanto ai successi, la vita di Whoopi Goldberg ha conosciuto anche momenti complessi, che lei stessa ha raccontato senza filtri. Negli anni Ottanta, quando Hollywood viveva una stagione eccessiva e permissiva, l’attrice è entrata nel tunnel della dipendenza da alcol e cocaina. «Venivo invitata a feste dove ero accolta da vassoi pieni di sostanze stupefacenti – ha raccontato la 68enne premio Oscar in un passo della sua biografia Bits and Pieces: My Mother, My Brother, and Me – . Potevo scegliere quello che volevo, file di cocaina erano disposte sui tavoli e sui ripiani del bagno, a disposizione di tutti».
Per un periodo, Goldberg ha creduto di poter controllare la situazione, come accade spesso quando il contesto normalizza certi comportamenti. «Perché la cocaina non sembrava pericolosa. Poi però iniziò a prendermi a calci nel sedere e cominciai ad avere le allucinazioni. Una volta mi sembrò di vedere una creatura mostruosa in agguato sotto il letto e se mi fossi alzata, mi avrebbe attaccata. Così non mi mossi dal letto per ventiquattrore».
Il momento decisivo arriva a New York, in un hotel di Manhattan, in una scena che lei stessa ha definito uno shock. «Mi chiusi in un armadio per tirare di coca – ha confessato l’attrice – e all’improvviso una cameriera aprì le ante e, vedendomi lì seduta, si mise ad urlare. Io balzai in piedi e mi vidi in uno specchio tutta sporca di cocaina. Fu come uno schiaffo in faccia. Sapevo che per ripulirmi avrei dovuto cambiare amici e rinunciare ai party. Ma potevo farlo, perché non volevo morire».
A queste esperienze si aggiunge un’infanzia segnata da un trauma familiare profondo. La madre, Emma Harris, fu ricoverata per un lungo periodo a causa di un esaurimento nervoso e sottoposta anche a trattamenti di elettroshock, che le causarono una perdita di memoria, al punto da non riconoscere più i figli. Whoopi e il fratello rimasero lontani da lei per anni, un’assenza che ha inciso profondamente sulla sua crescita e sulla sua visione della vita.
Sono passaggi difficili, che raccontano una traiettoria meno lineare di quanto il successo possa far immaginare. Ma sono anche parte di quel percorso che ha contribuito a costruire l’identità di Whoopi Goldberg: indipendente, consapevole e capace di rimettersi in piedi anche dopo aver toccato il fondo.
Da Hollywood a “The View”: una carriera che continua a evolversi
Dal 2007, Whoopi Goldberg è una delle voci principali del talk show americano The View, ruolo che le ha permesso di raggiungere un nuovo pubblico e consolidare la sua presenza mediatica.
In televisione si distingue per uno stile diretto e spesso controcorrente, affrontando temi sociali e culturali con una prospettiva personale. Questo passaggio segna una nuova fase della sua carriera, meno legata al cinema ma più centrata sulla parola e sul confronto pubblico.
Nel corso degli anni, Whoopi è diventata anche una delle poche artiste ad aver ottenuto lo status di EGOT, avendo vinto Emmy, Grammy, Oscar e Tony Award. Un traguardo che conferma la sua versatilità e il suo impatto nel mondo dello spettacolo.