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Anticipo pensionistico: quanto peserà la polizza assicurativa?

di Oscar Puntel

Si potrà uscire dal mondo del lavoro con tre anni di anticipo, ma a che prezzo? Sull’assegno pensionistico, peserà una specie di mutuo previdenziale. E anche un’assicurazione che dovrà coprire il rischio di morte anticipata. Durata: 20 anni

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Si potrà uscire dal mondo del lavoro con tre anni di anticipo, ma a che prezzo? Sull’assegno pensionistico, peserà una specie di mutuo previdenziale. E anche un’assicurazione che dovrà coprire il rischio di morte anticipata. Durata: 20 anni

L’Ape, anticipo pensionistico, viene salutato dal governo come “una opzione che dà libertà di scelta”: una opportunità offerta ai i lavoratori vicini alla pensione e che volessero lasciare le loro aziende tre anni prima l’effettiva età di pensionamento. Questa ulteriore possibilità però ha un costo che ricade direttamente sull’assegno che percepirà il lavoratore: tre anni anticipati di pensioni verrebbero pagati da un Istituto di credito e, una volta maturata l’età pensionabile, il pensionato è chiamato a restituire la somma anticipata. E’ una sorta di “mutuo previdenziale”: agganciati alla restituzione ci saranno da pagare interessi e anche una polizza assicurativa. Il problema è questo: capire quanto peseranno tutte queste variabili sull’assegno pensionistico significa trovare una risposta alla domande se convenga o meno l’Ape.

Che cosa è l’Ape, anticipo pensionistico?

Come abbiamo spiegato qui, è la possibilità di anticipare l’uscita dal mondo del lavoro, fino a tre anni prima. In questi tre anni, l’assegno verrebbe erogato da banche o istituti di credito: un prestito che poi dovrebbe essere restituito dal pensionato. L’Ape si potrà fare dal primo gennaio 2017; i primi a beneficiarne sono i nati nelle classi 1951, 1952, 1953. Si tratta di quei lavoratori che hanno maturato più di 63 anni e meno di 66 anni e 7 mesi prima di uscire dal mercato del lavoro con la pensione di vecchiaia.

In pratica, cosa si troveranno a pagare i pensionati?

Nel momento in cui scatta la vera pensione, la persona si vedrebbe decurtare l’assegno previdenziale per rimborsare l’anticipo triennale ricevuto dalle banche. Un “mutuo previdenziale”, direttamente decurtato dalla pensione e che durerebbe 20 anni. Di quanto sarebbe questo “taglio”? Dipende da diversi fattori: il primo è legato al numero di anni per cui è stato chiesto l’anticipo di uscita dal mondo del lavoro (per tre anni, si avrà un taglio più consistente in pensione; per un anno, il taglio sarà più leggero); il secondo elemento è il montante contributivo accumulato (cioè i contributi previdenziali accantonati nel corso della vita lavorativa); in quest’ultimo caso, alte cifre significano un’alta pensione anticipata; e un alto “anticipo” prevede cifre importanti da restituire. Inoltre, c’è da considerare il tasso di interesse che la banca applicherà a queste somme prestate: dall’assegno previdenziale verrà decurtato anche un valore fra l’1,5 % e il 4% della cifra prestata.

E perché si deve pagare anche una polizza assicurativa?

Perché è possibile che la persona muoia. Per questo motivo, bisogna pagare anche premio assicurativo per il “rischio di premorienza” (cioè di morte anticipata). Se il pensionato muore prima, chi restituirà i soldi dell’Ape, oggetto di un “mutuo” ventennale? In sostanza funzionerebbe un meccanismo simile a quello per i mutui. La banca chiede una assicurazione  per essere certa che rientrino nelle sue casse tutti i soldi prestati anche se alla persona dovesse succedere qualcosa. Su questo punto, le indiscrezioni che erano circolate da ambienti governativi escludevano ogni garanzia pubblica: se la persona muore in corso di restituzione, insomma, lo Stato non sarà chiamato a rimborsare. Così come non lo saranno gli eredi. E su questo anticipo, non ci saranno neppure garanzie “reali”: non si potrà collegare alla restituzione dei soldi un bene concreto come potrebbe essere una casa. Lo strumento dell’assicurazione è l’unica strada percorribile, a questo punto, solo che si sono molti rischi.

E l’assicurazione quanto costerà?

Proprio perché ci sono molti rischi, i premi assicurativi, cioè quello che le persone dovranno sborsare (e che ribadiamo potrebbe essere trattenuto direttamente dall’assegno pensionistico), costeranno molto più di quel che si pensa. Per un semplice fatto. Uno dei principali criteri che tutte le Compagnie adottano per fissare il loro premio è l’età anagrafica delle persone. Più una persona è anziana, più il valore richiesto da pagare per la cosa da assicurare sarà alto: perché essendo anziana, è più alta la probabilità che a quella persona capiti qualcosa (o che la persona muoia). E quindi tocca poi alla Compagnia onorare il prestito o il mutuo non saldato. L’assicurazione da pagare mensilmente agganciata alla restituzione dell’Ape ricevuto, potrebbe avere un peso importante sull’assegno pensionistico, visto che si tratta di persone che hanno già un’età anagrafica avanzata. Poniamo che l’Ape sia scelto il prossimo anno da una persona con 63 anni e 7 mesi di contribuzioni. Riceverà l’anticipo pensionistico dalla banca fino a 66 anni e 11 mesi, cioè al raggiungimento dell’eta della pensione. A questo punto, per 20 anni sarà chiamata a restituire quanto anticipato. Il suo assegno sarà alleggerito fino a quando compirà 86 anni e 11 mesi. Ce la farà a restituire tutto? 

Alla fine quanto costerà dover restituire i soldi ricevuti?

Una simulazione del sindacato Uil ci aiuta a capire. Ipotizziamo una pensione netta di 800 euro e un anticipo pensionistico di 3 anni. Nel momento in cui matura l’età della pensione, il pensionato dovrà restituire 31.200 euro (l’Ape anticipato in 3 anni). La rata su 13 mensilità sarebbe di 159 euro (interessi del 3% inclusi). A questo punto, l’assegno netto di 800 euro mensili sarebbe già sceso a 641 euro. Per 20 anni. Il peso della sforbiciata? Circa il 20% sul valore netto. Non è tutto: manca la copertura del rischio di premorienza. Cioè bisogna pagare tutti i mesi una assicurazione che copra il rischio di non restituzione dell’Ape, ma che in questa simulazione non è calcolata.

Quali aiuti arriveranno dallo Stato per chi vorrà aderire all’Ape?

Su questo fronte il cantiere è ancora aperto e non si sa ancora quali sono gli aiuti che il governo intende concedere a chi aderisce all’Ape. Si è parlato dell’assicurazione, a totale o parziale carico dello Stato. Ma sono voci. Si è parlato anche di forme di detrazioni su questo “mutuo previdenziale”. Di certo qualche sostegno arriverà, altrimenti se restituzione e assicurazione sul rientro dei soldi dovessero gravare per intero sull’assegno pensionistico, la sforbiciata sarà pesante. Specie alle soglie dei 90 anni (cioè quando la restituzione dell’Ape sarà completata).

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