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Ripetizioni estive, le alternative ci sono

di Isabella Colombo

La metà degli studenti con debiti formativi seguirà lezioni private per prepararsi agli esami di settembre. Eppure le alternative a questa “scuola parallela” esistono

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La metà degli studenti con debiti formativi seguirà lezioni private per prepararsi agli esami di settembre. Eppure le alternative a questa “scuola parallela” esistono

Cinquant’anni fa, in Lettera a una professoressa, Don Milani scriveva che la scuola è come «un ospedale che cura i sani e respinge i malati». Cioè, valorizza chi ha successo e lascia da solo chi resta indietro. Oggi chi resta indietro non va a lavorare in fabbrica o nei campi, ma a lezione da un insegnante privato.

Le ripetizioni, frequentate tra settembre e maggio dalla metà degli studenti delle superiori, registrano un picco durante l’estate in vista degli esami di riparazione. «Ogni famiglia coinvolta spende circa 2.000 euro all’anno: soldi che spesso sono considerati scontati, come quelli per il mutuo o le bollette» spiega Christian Raimo, insegnante e giornalista che ha da poco pubblicato su Internazionale un’inchiesta sul tema. «I genitori investono nell’istruzione dei figli perché sanno che è la base su cui costruire il futuro lavorativo: il 22%, fin dalle scuole medie, mette nel bilancio familiare la voce “ripetizioni private”. Spesso anche quando non c’è il rischio reale di perdere l’anno o di avere un debito, ma solo quello di abbassare la media dei voti».

Perché servono le ripetizioni?

Le scuole organizzano in realtà corsi di recupero gratuiti, ma sono insufficienti rispetto alla richiesta. «Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni li aveva istituiti 10 anni fa, però i fondi sono progressivamente diminuiti e adesso il monte ore è ridicolo» spiega Raimo. Mentre i progetti finanziati con gli stanziamenti europei contro la dispersione scolastica (che indirettamente servono anche per recuperare i debiti formativi), riguardano solo le Regioni svantaggiate, come Basilicata e Sicilia, dove il rischio di abbandono è maggiore. «Il massiccio ricorso alle ripetizioni private è in parte dovuto a un sistema scolastico che, con le ultime riforme, è diventato sempre più aziendale: la valutazione è fredda e impersonale, non esistono percorsi di apprendimento personalizzati e il brutto voto è una punizione, che non tiene conto dell’identità o della condizione socioeconomica dello studente. I continui tagli alla scuola, poi, hanno affollato le classi e reso più difficile per gli insegnanti seguire i singoli» spiega Giulia Biazzo dell’Unione degli studenti. «Chi si ritrova con un debito a settembre vive quindi una condizione frustrante che non solo rovina il riposo estivo e salassa le famiglie, ma che spesso porta allo scoraggiamento dei ragazzi e alla sfiducia nei confronti di un sistema scolastico che li abbandona nel momento in cui hanno più bisogno di aiuto».

Quanto costano le ripetizioni?

Nel vuoto lasciato dalla scuola prolifera un sistema parallelo: quello dei professori che danno ripetizioni al pomeriggio, spesso in nero, per arrotondare lo stipendio. Un’indagine dell’Unione nazionale consumatori stima un costo di 25 euro a lezione, che può arrivare a 50 per le materie come greco e matematica. «Il giro d’affari vale 900 milioni di euro all’anno» continua Raimo. «Si stima che se i docenti coinvolti aprissero la partita Iva e versassero il 5% di tasse, il fisco recupererebbe circa 40 milioni di euro ogni anno. O, per evitare questo mercato, bisognerebbe pagare di più i professori e aprire le scuole al pomeriggio per aiutare gli studenti in difficoltà».

I siti per trovare le ripetizioni

Da qualche anno, poi, i foglietti con i numeri degli insegnanti appesi ai cancelli della scuola sono stati affiancati da una galassia di siti web (come Skuola.net, Lezioniprivate.net, Superprof.it, Youclassme.com) dove trovare il prof privato più vicino al prezzo minore, online o a domicilio. «La maggior parte dei siti fa da tramite solo per la ricerca, non per i pagamenti: in questo modo non bisogna affrontare la questione fiscale» continua Raimo. «È comunque un mercato non regolamentato né monitorato, dove l’unica garanzia di qualità è il sistema di recensione degli studenti».

Le soluzioni alternative

A monte del problema c’è un metodo di apprendimento obsoleto. «Perché basato sulla trasmissione “frontale” della conoscenza: quando si inceppa qualcosa nel passaggio del sapere, il ragazzo resta indietro» spiega Giovanni Biondi, presidente di Indire, l’Istituto nazionale documentazione innovazione ricerca educativa. «Oggi si deve puntare sull’avanguardia educativa, con modelli come le “flipped classroom”, o classi capovolte, che in Italia sono oltre 400. Le lezioni tenute dai prof in classe sono “salvate” su Internet e l’alunno può rivederle a casa quando vuole per capirle meglio. Senza pagare un insegnante privato che gliele rispieghi. Il lavoro si svolge quasi tutto a scuola, così non è svantaggiato chi non viene aiutato il pomeriggio.

Altra soluzione è affrontare alcune materie nella prima parte dell’anno e altre nella seconda, in modo che gli studenti si possano concentrare su pochi argomenti alla volta e assimilarli meglio».

Servirebbe poi un orientamento efficace alla fine delle medie. «La scelta delle superiori è fondamentale per la motivazione e il successo dei ragazzi» nota Biondi. «L’orientamento è demandato ai docenti, che però non sono formati per aiutare a scegliere il percorso più adatto. Allora entrano in gioco i genitori, guidati da preconcetti come la convinzione che solo il liceo, anticamera dell’università, garantisca un futuro lavorativo. Salvo poi costringere il ragazzo, e il conto in banca, a 5 anni di lezioni private».

Quali soluzioni “dal basso” ci sono?

Nel frattempo, nascono iniziative per gli studenti che hanno bisogno di recuperare. Come “Giovani a scuola dai giovani di Portofranco” sostenuto da Fondazione Deutsche Bank: è un centro di Milano dove circa 350 volontari svolgono 20.000 ore di lezione all’anno per 1.700 studenti (Portofranco.org).

O le lezioni tra pari organizzate dall’Unione degli studenti, attive in molti istituti da Nord a Sud. «Chiediamo alla scuola di aprire al pomeriggio per tenere corsi autogestiti in cui i più bravi aiutano chi è in difficoltà» spiega Giulia Biazzo. «Il tutto gratis o al prezzo simbolico di 5 euro. È una forma di mutualismo che funziona e che rende le scuole luoghi di crescita culturale e sociale, non solo di obblighi, crediti e debiti».

I numeri del business

52,3% Gli studenti delle superiori che frequentano almeno un corso di ripetizione durante l’anno scolastico.

19,6% Gli alunni delle medie seguiti da un insegnante privato.

50% Gli studenti con debiti scolastici che optano per le lezioni private.

25 euro Il costo medio di un’ora di lezione privata. Può salire fino a 50 euro per greco e matematica.

3 su 10 I ragazzi, tra quelli che vanno a ripetizione, che accusano la scuola per la scarsa preparazione. Il 23% si attribuisce la responsabilità. Il 16% vuole migliorare l’esito dell’esame.

27% I maturandi di quest’anno che hanno dovuto ricorrere alle ripetizioni private.

220 euro La cifra media pagata dai ragazzi dell’ultimo anno delle superiori per prepararsi agli scritti e agli orali degli esami di maturità 2017. Che sono costati alle famiglie italiane circa 30 milioni di euro.

(fonti: Fondazione Einaudi, Skuola.net)

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