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Cosa rende unica un’impronta digitale

di Maria Adele De Francisci
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Dal 1º gennaio 2010 sarà obbligatoria sulla carta d'identità. Un segnodi riconoscimento impossibile da contraffare. Come ci spiega l'esperto

Dal 1º gennaio 2010 sarà obbligatoria sulla carta d'identità. Un segnodi riconoscimento impossibile da contraffare. Come ci spiega l'esperto

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IL DISEGNO

«I dermatoglifi, cioè le impronte digitali, sono il disegno formato dall'alternanza di creste e valli sui nostri polpastrelli» dice Calogero Messina, esperto di dermatologia genetica. «Finora non sono mai state trovate due impronte uguali. E la probabilità matematica di trovarle è infinitesimale: una su circa 16 miliardi».

LA RESISTENZA

«Le impronte si formano nel feto al settimo mese di gravidanza e non cambiano per tutta la vita» dice l'esperto. «In caso

di graffi o tagli, la pelle dei polpastrelli ricresce con le stesse caratteristiche. Modificarle chirurgicamente poi è quasi impossibile: un medico riconoscerebbe a occhio nudo che la cresta originaria è stata sostituita da una cicatrice».

LE MINUZIE

«Le minuzie sono piccole imperfezioni nelle impronte: per esempio una linea che si interrompe» dice il dermatologo Messina. «In ogni polpastrello ce ne sono da 30 a 40. E, visto che non sono mai state trovate più di otto minuzie uguali in due persone, sono la migliore garanzia dell'unicità di ogni impronta».

LE FIGURE

«A creare un'impronta digitale non sono solo le linee, ma anche le figure geometriche che esse formano» spiega l'esperto Calogero Messina. «La classificazione generale comprende sette tipologie: ad arco, a spirale, a tenda, a cappio, a doppio cappio, occhio di Pavone, misto»

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